Oggi il Senato approva definitivamente il Job Act. La Cgil sciopera tra nove giorni. “A…babbo morto”.

04 dicembre 2014 di

articolo di Franco Specchio, responsabile lavoro del PC.

Il  Partito Comunista è da sempre convinto che contro il Job Act e tutte le manovre della UE e del governo padronale di Renzi servisse la più grande mobilitazione e quindi non uno, ma una serie di scioperi generali tesi a bloccare quel progetto antipopolare. Già però oggi il Senato ha approvato definitivamente il Job Act,  mentre la Cgil sciopera tra nove giorni. “A…babbo morto”. E’ Fatto tanto per far vedere che esistono.

Per i comunisti lo sciopero, tanto più quello generale, è uno strumento forte che costa ai lavoratori. In questo lo rispettiamo come sempre ma non parteciperemo alle manifestazioni, per altro frastagliate e disperse nelle varie regioni, che si realizzeranno per quell’occasione, diffonderemo però comunque in  modo  capillare un nostro  volantino tra i lavoratori per spiegare queste nostre valutazioni.

 

Il  Partito Comunista, esercitando la capacità critica di distinguere ed individuare al tempo stesso, ha invece sostenuto in modo convinto seppur critico, con i suoi militanti,  le sue bandiere e le sue parole d’ordine, lo sciopero generale indetto tempestivamente dalla Unione Sindacale di Base il 24 ottobre scorso, sciopero  indetto contro le politiche antipopolari del governo Renzi e del padronato nazionale ed internazionale, contro l’ Unione Europea.  Stiamo cogliendo ed apprezziamo nell’ USB  un  più puntuale richiamo a quella concezione di sindacato di classe che è il cemento teorico ed organizzativo che compatta le organizzazioni sindacali aderenti alla Federazione Sindacale Mondiale ( W. F. T. U. ), cui aderiva  quella  che  una  volta  era  la gloriosa  CGIL,  oggi  ridotta, invece,  a  sedere  internazionalmente  con  la  CISL.

 

Non con la stessa convinzione, ma volendo in primo luogo condividere le piazze della classe operaia, i comunisti hanno partecipato agli Scioperi generali che la F.I.O.M. ha indetto per il 14 ed il 21 novembre, con le rispettive manifestazioni di Milano e Napoli.  Quegli Scioperi sono arrivati già in grave ritardo, nell’eterna preoccuzione di non disturbare il manovratore confederale (questa volta la CGIL dell’impresentabile craxiana Camusso), ma soprattutto erano segnati da  una  piattaforma  difensiva  se  non  rinunciataria,  dentro  cui  la  difesa  di  quello  che  rimaneva  dell’ ART. 18 dello  Statuto dei  Lavoratori  è  apparsa  in tutta evidenza  come  una  sponda  sindacale alla  cosiddetta,  screditata  sinistra pd , nello  scontro  interno,  tutto  di potere,  col rampante Renzi,  in  cui  gli  interessi  dei  lavoratori erano  e  sono un  puro  pretesto,  la  foglia  di  fico  dietro  cui  nascondere  gli  indicibili  interessi  della  borghesia  monopolistica.

 

Questo  scontro,  molto  vero  e  concreto,  ma  assolutamente  estraneo  agli  interessi  immediati ed a quelli  strategici  della classe  operaia,  sta  oggi  assumendo  i  caratteri  decadenti  di  una  classe  in  disfacimento.  Quando  gli  uni  e  gli  altri  si  rinfacciano  scandali,  ruberie,  privilegi  inaccettabili,  in  nome  di  una  improbabile  morale,  la  loro:  quella  borghese,  vuol  dire  che  si  sta  realizzando  l’ennesima  previsione  scientifica  di  K. Marx,  secondo  la  quale  la  borghesia  avrebbe  contraddetto,  appunto,  essa  stessa  quei  principi  ideali  su  cui  aveva  fondato  la  sua  egemonia.   Dentro  questo  crogiulo  di  conflitti  interni  si  muove  il  gruppo  dirigente  centrale  ed   intermedio  della  CGIL.

 

Ed  è  proprio  per  nascondere  tutto  ciò  agli  occhi  delle  vaste  masse  popolari  che  questa  CGIL  indice  uno  sciopero   ormai   inutile,   come   si   dice   “ a  babbo  morto ”,   messo   lì   giusto   per   far   vedere…   di   esistere.

 

Le  circostanze,  le  modalità,  la  tempistica,  tutto  giocherebbe  per  una  rappresentazione  del  ridicolo,  se  non  fossero  in  gioco  questioni  e  strumenti  di  fondamentale  e  drammatica  importanza, quali  il  diritto  efficace  di  sciopero  e  la  difesa  della residua rigidità  della  forza  lavoro.

 

Con  l’annuncio  dell’ultimo  assalto  all’ Art. 18  la  FIOM  avrebbe  dovuto  non  minacciare,  ma  fare  subito  appello  all’occupazione  delle  fabbriche,  e  la  CGIL  avrebbe  subito  dovuto  proclamare  lo  Sciopero Generale.

 

MA,  TUTTO  SOMMATO,  SAREBBE  STATO  COME  SPREMERE  SANGUE  DALLE  RAPE:

NON  POTEVANO  FARLO,  NON  VOLEVANO FARLO.

IL  LORO  SGUARDO,   LE  LORO  PRATICHE,  LE   LORO  STESSE   IDEE   SONO  ALTROVE,   SONO  CONCERTATIVE CON I NEMICI  DI  CLASSE.

 

Per   noi,  per  i  comunisti,  vale  invece  la   fondamentale  parola  d’ordine:  TUTTO PER LA CLASSE OPERAIA

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