Intervento conclusivo del segretario Marco Rizzo. VIVA LA RIVOLUZIONE SOVIETICA!

20 novembre 2014 di

Buona sera compagne e compagni,

non spaventatevi, non ve lo leggerò tutto (mostra un voluminoso libro).

Intanto per ringraziarvi, ringraziare le compagne e i compagni, la gente che è venuta qui. Dicendolo anche con un minimo d’orgoglio: il nostro popolo viene qui e si paga il viaggio, il biglietto, per conto proprio. Non ha pullman pagati, non ha pranzi pagati.

E a parlare di pranzi non possiamo non parlare delle cene che abbiamo visto in queste due sere, di Renzi con le Jaguar dei padroni che fanno le cene di autofinanziamento pagando 1000 euro.

Insommapotete dirlo con orgoglio : noi ci crediamo ed è per questo che siamo qua.

Grazie a tutti allora, grazie ai compagni e alle compagni dei partiti fratelli, grazie agli eccellentissimi ambasciatori di alcuni dei paesi con cui abbiamo rapporti dal Venezuela a Cuba, dalla Corea del Nord a tutti gli altri paesi che lottano contro l’imperialismo.

Ci sono alcuni amici, alcuni sono qua presenti, che ogni tanto mi seguono, ci seguono, e dicono “Marco, l’Unione sovietica … eh va be; Lenin … eh va be’; ma Stalin … addirittura Stalin…”, me lo dicono proprio. E io credo che bisogna spiegare il perché. Lo abbiamo fatto da qualche anno, abbiamo voluto cimentarci in questa difficile opera, obiettivamente. Sono stato in qualche televisione, in qualche sprazzo di trasmissione in questi giorni, appena parlavamo della rivoluzione sovietica, appena parlavamo di Stalin era un delirio per i presentatori che dovevano far vedere ai loro capi, ai loro padroni che si muovevano bene e che quindi contrastavano duramente le nostre analisi.

Perché questo? In primo luogo, perché la rivoluzione sovietica è stata l’unica, i comunisti sono stati gli unici a saper battere il sistema capitalistico, semplicemente. Questo sistema politico, economico, culturale, che ormai dura da 900 anni, è vecchio, è un sistema decrepito, dal mercantilismo, passando per la rivoluzione industriale, arrivando oggi al capitalismo globalizzato. Non dà risposte, lo vedete quotidianamente. Ed è stato battuto però solo dai comunisti. Ad esempio ensiamo all’anarchia, gli anarchici, una bellissima idea, una bellissima storia. Dove hanno vinto gli anarchici? Mai! Ed è per questo che i comunisti, la rivoluzione sovietica, il marxismo-leninismo dà noia.

Poi mi dicono, sempre questi amici: “Ma non vuoi prendere i voti?” Io ho qualche difficoltà a far capire che potremo anche prendere i voti, non ci farebbero schifo, potremmo anche tornare in parlamento. Chiaramente lo faremmo con la nostra faccia, con questa bandiera, con questo simbolo, con questo nome, senza camuffarci, senza nasconderci dietro sigle strane: rivoluzione civile, o lista per Tsipras, o arcobaleni vari. Ma detto questo, lo dico proprio ai miei cari amici, noi non vogliamo prendere solo i voti, vogliamo cambiare il mondo. Vogliamo davvero cambiare il mondo. E quindi non possiamo non vedere quanto valga oggi la politica. Ed è per questo che partiamo dalle origini, è per questo che dobbiamo sapere rispondere a un ragazzo di quindici anni, di sedici anni, che dice “questo sistema non mi piace, questo sistema non mi dà futuro, non mi dà lavoro, non mi dà diritti, non mi dà garanzie. Ma poi il comunismo?!? Ma il comunismo è fallito ovunque!”, ti dicono. Te lo dicono perché questa percezione è nel senso comune.

Voi ci proponete il comunismo? Ma quello che è fallito, è davvero il comunismo? Questa è l’analisi, il punto teorico, il punto di dottrina che noi introduciamo. È fallito il socialismo, è fallito il comunismo, o è fallita la sua revisione? Ormai è un punto di analisi e di divulgazione e non propagandistica, ma analitica; quella di dire: se intendiamo per socialismo quello che va da Khruscev al traditore Gorbacev, allora è chiaro che quello è un socialismo revisionato. Ed è fallito. Ma il socialismo che ha saputo trasformare un paese medievale, come la Russia degli zar, in vent’anni, nella seconda potenza industriale del mondo, ha saputo battere il nazismo, arrivare fino a Berlino. E anche qua la storia la scrivono sempre i vincitori, ma basterebbe guardare le cifre dei morti. Se voi chiedete a un ragazzo che studia storia, che va all’università, che va alla scuola pubblica o privata, vi dirà: “ l’Italia, l’Europa sono stati liberati dagli statunitensi, dagli alleati”. Sapete quanti sono i morti statunitensi in tutta la seconda guerra mondiale? Trecento mila, poco più. Sapete quanti sono i morti militari sovietici? Dodici milioni! Chi è che ha liberato l’Europa? Ma ormai è un senso comune. Fuori da qui vi scontrerete con un senso comune falsificato. Addirittura Benigni, forse per prendere l’Oscar, ha fatto quel film La vita è bella, e il carrarmato che libera Auschwitz è americano. Ignorante! Sono i Sovietici che hanno liberato Auschwitz. Cambiano la storia, ci vogliono ignoranti!

E lo dico davvero perché noi viviamo in una società in cui ognuno di noi legge quei giornali, legge quei libri, ascolta le loro televisioni, va a vedere i loro film, è dentro un meccanismo dove è difficile avere un altro punto di vista.

Però il capitalismo non dà più risposte, ed è per questo che noi siamo pericolosi. Siamo pericolosi perché siamo l’unica reale alternativa a questo sistema. Grillo fa chiasso, insulta, ma non cambierà questa società, non la sta cambiando. I tumulti che ci saranno e aumenteranno in questa società, perché la crisi si accentuerà, non cambieranno questa società. Potranno dare un senso di soddisfazione ad alcuni, ma non cambieranno questa società. Solo chi ha un progetto generale, alternativo di società può cambiarla. E i comunisti ce l’hanno. Ce l’hanno perché abbiamo una sorta di ‘distillato’ di tutto quello che la scienza sociale, la scienza politica ha prodotto negli anni, dai tempi di Spartaco, passando per la Comune di Parigi, arrivando al socialismo scientifico, arrivando al marxismo-leninismo.

Oggi abbiamo tanti soloni a sinistra del ceto politico della sinistra che per inventare qualcosa di nuovo arrivano a prima di Marx, arrivano fino a Proudhon pur di inventare qualcosa di nuovo, tornando invece indietro nel tempo. Noi non abbiamo bisogno di inventare nulla. Le condizioni di crisi oggettive di crisi del capitale ci dicono che è matura una reale alternativa.

Pensavo l’altro giorno, leggendo un po’ di dati, che “i fatti hanno la testa dura”. Lo sapete che dal 2000 ad oggi le persone che hanno nel mondo un patrimonio di almeno 50 milioni di dollari –immagino che in sala non ce ne sia nessuno– sono triplicate. Voi lo sapete che – e non è più l’uomo più ricco del mondo, ora c’è un altro, un messicano, Carlo Slim– il patrimonio di Bill Gates consentirebbe a questo signore di spendere ogni giorno per se stesso un milione di dollari per 287 anni?

Ragazzi, quando non trovate il lavoro, quando le vostre speranze le vedete svanire, non svaniscono perché non siete capaci, non svaniscono perché non avete studiato nella scuola giusta, non svaniscono perché è colpa vostra, scompaiono perché ci sono questi signori, perché ci sono le multinazionali che fanno causa agli Stati e le vincono. Perché c’è l’uomo nuovo dell’Europa, Juncker, che chiede la lotta all’evasione e all’elusione e poi si scopre – sono dei buffoni – che hanno detassato al di sotto dell’1% ben 340 multinazionali. Questo è il capitalismo. Per questi motivi, voi ragazzi, voi ragazze non troverete il lavoro. Non c’entra il muro di Berlino.

Peraltro, parlando di muri oggi, tutti stanno a beatificare il 1989, nessuno si ricorda del muro che separa gli Stati Uniti dal Messico, dove migliaia di persone sono state e continuano ad esser uccise. Nessuno ricorda il muro che c’è in Palestina. Nessuno ricorda, proprio oggi, la notizia è di oggi, 49 studenti messicani, perché partecipavano a una manifestazione, o meglio avevano dato indicazione di andare a una manifestazione, sono stati rapiti, uccisi, bruciati vivi dai narcos in combutta col potere capitalistico di quello stato, avrei voluto vedere se ci fosse stato uno studente ucciso in Venezuela o a Cuba quale pandemonio avrebbe sortito nei mezzi di comunicazione di massa.

Questo sta accadendo nel mondo. E in Italia. La nostra Italia, Le produzioni strategiche, quelle dell’acciaio, quelle dell’alluminio, l’Alcoa, l’Ilva, la Thyssen, l’AST, vengono cancellate dalla faccia della terra. Interi marchi italiani non esistono più. La FIAT non esiste più, la FIAT, che ha ricevuto dalla Stato italiano, cioè da noi, dai cittadini, dalla collettività, tre volte il suo intero valore.

Vogliono trasformare questo Paese col turismo, ci dicono i più stupidi, quelli che non sanno che un Paese può avere una percentuale del PIL che proviene dal turismo al massimo all’11 al 12 per cento. Ci dicono che noi possiamo diventare il paese del turismo. Certo siamo il paese col maggior numero di beni culturali al mondo. La storia è passata attraverso il nostro Paese, è vero. Ma tutti i paesi che sono nelle parte alta dello sviluppo hanno delle industrie manifatturiere, hanno delle industrie. Non possiamo pensare di trasformare l’Italia in un paese per ricchi e grassi americani, russi o pachistani. Chi vi dice questo mente!

La ripresa, ahimè, non ci sarà. E non ci sarà perché la Troika, cioè il Fondo Monetario Internazionale, l’Unione Europea, la Banca centrale europea, hanno destinato il nostro Paese a un futuro molto grigio.

Ma noi facciamo proposte. Mi diceva prima Franco Bechis, il giornalista di Libero che è qua presente, e non è certo dalla nostra parte, “pensavo più ad un’operazione di nostalgia, invece ho visto tanti ragazzi”. Si stupiscono perché noi abbiamo anche delle proposte. Quando diciamo che i margini del riformismo sono finiti ed è necessario un progetto, un programma di transizione al socialismo, diamo delle proposte concrete. Ad esempio per questi operai dei grandi gruppi, li licenzieranno tutti, e  oggi sono quelli dell’Alitalia, ma potrebbero essere quelli dell’Opera di Roma, sono quelli della Thyssen-Krupp, ma sono migliaia e migliaia di persone che vengono ogni giorno a perdere un lavoro, magari incerto, magari precario, magari senza diritti. Noi abbiamo delle proposte.

Ad esempio la nazionalizzazione e l’espropriazione di tutte le grandi imprese che hanno ricevuto soldi dallo Stato, ce hanno delocalizzato, hanno esternalizzato e poi hanno licenziato. Ed è previsto, pensate, addirittura dalla Costituzione italiana. Vi leggo l’art.42, lo dico ai giornalisti:

“La proprietà privata può essere … espropriata per motivi d’interesse generale.”

Art. 43:

“A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione …  allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori  … determinate imprese o categorie di imprese, che … [siano in] situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale. “

Pensate a una delle nostre proposte.

Pioveva ieri a Roma ed ha piovuto in tutta Italia. Tutte le volte che piove in Italia c’è un disastro ambientale, ecologico, dove muoiono le persone e dove poi servono decine di milioni di euro per riparare a questi danni. Un piano straordinario per la manutenzione del nostro Paese, assumendo ingegneri, architetti, giovani, disoccupati, che troverebbero uno sbocco lavorativo e che potrebbero preservare dal disastro tante zone del Paese.

Come vedete abbiamo i piedi per terra, ma certo i piedi per terra senza una grande idea non ti portano da nessuna parte. Giri in tondo.

Ed è per questo che ripartiamo da qui, dall’Unione Sovietica, dalla Rivoluzione d’Ottobre.

La parola “rivoluzione” l’hanno usata in tanti, la usano in tanti. Non li vedete? Perfino Renzi usa la parola “rivoluzione”. Grillo … Alfano, Marchionne, Berlusconi usano la parola “rivoluzione”. Io credo che dobbiamo ridare significato alle parole. Anche quelle più spinose. Prima un giornalista del Fatto, cordialissimo, che ringraziamo di essere venuto qui, chiedeva “ma la democrazia, il Parlamento…?”. Perché cercano di “catalogarti”, più sono a sinistra e più  si prendono gioco di noi: Travaglio, Santoro, il Fatto, tutti nemici dal punto di vista culturale e politico. Non ci invitano mai e se parlano di noi, se parlano dei comunisti, lo fanno per deriderci o lo fanno per metterti in cattiva luce.

E poi Stalin, di nuovo. Mi chiedevano: “ Eh,  ma in quel periodo è successo di tutto”. E io gli ho detto molto semplicemente: “Ma chi aveva di fronte Stalin, Nicki Vendola?” C’era Hitler, con le camere a gas, c’era Mussolini, c’era la bomba atomica degli americani. Gli americani hanno tirato la bomba atomica non una, due volte, per dimostrare che non era un caso, potevano continuare a usarla; sono gli unici nel mondo che hanno usato le armi di distruzione di massa. E allora quando ci parlano di democrazia, non ci facciano ridere, ormai alla democrazia, a questo tipo di democrazia, non crede più nessuno. Infatti a tutte le elezioni va a votare meno del 50 percento delle persone.

Noi non intendiamo metterci fuori dall’agone della politica istituzionale, se è possibile ci candideremo alle elezioni, se è possibile presenteremo nostre le liste, ma lo faremo con uno spirito diverso. A noi le elezioni servono per far conoscere il nostro Partito, la nostra gente, le nostre idee, non per piazzare qualcuno. Nel nostro Statuto è scritto bene, c’è un regolamento finanziario, nel nostro Statuto è previsto che chi ha incarichi pubblici dovuti a quel nome, a quella bandiera a quel simbolo, avrà lo stipendio di un operaio. Punto.

E lo facciamo perché abbiamo dei valori, abbiamo un’ideale, abbiamo un’ideologia!

Abbiamo questo progetto nel momento in cui non c’è più nessun valore. Neanche la religione cattolica ha più valori. E’ una religione pret-à-porter , ognuno prende quello che vuole. Ci sono due papi, se questo si dimette ci saranno tre papi. Funziona così, infatti hanno grossi problemi di dottrina, infatti hanno scelto un ottimo propagandista per recuperare, ma i valori non ci sono davvero più.

E infatti senza la rivoluzione sovietica non ci sarebbero valori, non ci sarebbero stati i diritti sociali, quei diritti sociali che per noi sono inalienabili, anche dal punto di vista della cultura generale: lo sfruttamento, le ingiustizie, tutte le vicende che riguardano i diritti sociali sono legati a quella rivoluzion. Senza  i bolscevici non avremmo avuto la Cina, non avremmo avuto Cuba, la Corea, il Vietnam, l’Angola, il Mozambico. È successo perché c’è stata questa cosa qua.

È un’altra filosofia di vita. E allora proprio parlando di filosofia di vita di quella storia, di quel periodo  mi sono permesso di portare un libro. I libri della nostra “parte” praticamente non esistono. Qualche libretto lo stampiamo noi, i nostri partiti fratelli. Voglio parlarvi un libro di cultura, di letteratura moderna di un’anticomunista. Quindi vi leggo un testo “normale”, classico, sono tutti anticomunisti. Ed è una storia – si chiama Tempo di seconda mano, non faccio tanta pubblicità – dove però c’è un pezzo di un’intervista fatta nella Russia di oggi a una signora anziana – all’epoca era una ragazza– che le racconta com’era l’URSS e le raccontacosa è oggi la Russia. E dice:

“Ogni anno andavamo tutt’insieme a Mosca. Aspettavo, aspettavo sempre con impazienza quei primi minuti in cui il treno di avvicinava alla stazione di Bielorussia. Echeggiavano le note di una marcia. Il cuore mi balzava in gola. ‘Compagni passeggeri, il nostro treno è in arrivo nella capitale della nostra Patria, la città eroe, Mosca’. Ferrea, potente, da nessuno mai vinta. Mosca mia patria, sei la più amata.”

E poi c’è l’oggi. Questa donna dice: “Ma dove siamo, dove siamo capitati? Siamo capitati in una città straniera?” Torna a Mosca..”sconosciuta. Cartacce sporche. Fogli di giornale vengono trascinati via dal vento. Sotto i piedi rotolano lattine di birra. Nella stazione all’ingresso del metro, dappertutto file di persone ingrigite. Vendono di tutto: biancheria da donna, lenzuola, scarpe usate, giocattoli, sigarette anche sfuse. I moscoviti comprano questa merce, tirano sul prezzo. Calze fatte a maglia, tovaglioli ricamati. Il vecchio Arbat, il mo caro Arbat è tutto ingombro di bancarelle, matriosche, samovar, icone. Un vecchio suona la fisarmonica seduto su quattro mattoni, il petto coperto di medaglie. Avrebbe voluto avvicinarsi, questa signora anziana, ma lui era già attorniato da stranieri che lo fotografavano. Gli dicevano qualcosa in italiano, in francese, in tedesco, battendogli sulla spalla: ‘Davai, davai!’ Erano divertiti, contenti. Credo bene. Prima ci temevano -quest’uomo è un combattente, ha tutte le medaglie – e invece adesso è una montagna di ciarpame. Il nostro impero andato a rotoli. Accanto alle matriosche, i samovar, ci sono decorazioni di guerra sovietiche. Ordine di Lenin, della Bandiera Rossa. Le tocco, le accarezzo. Non riesco a crederci, non ci credo.  Leggo: ‘Per la difesa di Sebastopoli’, ‘Per la difesa del Caucaso’. I prezzi sono in dollari. “Quanto viene?”, ha chiesto mio marito, mostrando una medaglia al valore. “Per te, venti dollari… Ah d’accordo, hai quelli? Allora fanno mille rubli” “E l’Ordine di Lenin a quanto lo vendi?” “Cento dollari” “E la tua coscienza?”, mio marito era pronto a venire alle mani. L’altro gli risponde: “Sei picchiato in testa o cosa? Da che buco sei saltato fuori? È oggettistica dell’epoca del totalitarismo”, così ha detto, testuale. Ho chiamato un militare e gridavo: “Ma guardi un po’ qua, ha visto?” Il miliziano ci conferma: “Commercio di oggettistica dell’epoca del totalitarismo, non è illegale, solo il commercio di droga e pornografia è perseguibile a termini di legge” “E una tessera del Partito a dieci dollari non è pornografia? Un Ordine della Gloria, una bandiera col ritratto di Lenin smerciati in dollari?” Questa è la situazione oggi. E come me lo spiega? Eravamo dei cretini? Degli sprovveduti? No, eravamo persone colte intelligenti. Mia madre leggeva Shakespeare e Goethe nella lingua originale. Mio padre si era diplomato all’Accademia di Mirazev. E Bloch, Majakovski, i miei idoli, i nostri idoli, sono cresciuta con loro. Gagarin è volato nello spazio. All’epoca siamo usciti tutti in strada, si rideva si piangeva, ci si abbracciava anche tra sconosciuti. Gli operai erano usciti dalle fabbriche in tuta di lavoro. I medici che con le loro cuffie bianche che lanciavano in aria esultando “è un sovietico! Uno dei nostri il primo uomo nello spazio” sono cose che non si dimenticano qualcosa di strabiliante, da togliere il respiro. E la rivoluzione cubana, il giovane Fidel Castro. Io gridavo: “Mamma, papà, abbiamo vinto! Ha vinto Cuba, viva Cuba!”

…e continua ma comincia così quasi a piangere perché dice:

“Avevamo un futuro, avevamo un passato, ora non c’è più nulla”.

Questa è la storia di quello che è successo lì. E mi sono permesso, lo faccio ancora leggendovi un’altra storia, il film Wall Street. Io l’ho rivisto l’altra settimana con  dialoghi bellissimi; me ne sono appuntati alcuni, quando c’è questo Gordon Gekko, interpretato da Michael Douglas, che fa l’uomo di Wall Street e dice:

“L’avidità, non trovo una parola migliore, è valida, l’avidità è giusta, l’avidità funziona, l’avidità chiarifica, penetra, chiarifica, cattura lo spirito dello spirito evolutivo. L’avidità ha impostato lo slancio in avanti di tutta l’umanità. E l’avidità non salverà non solamente questa Compagnia, ma anche l’altra disfunzionante società che ha per nome America”

Ecco, queste sono le due prospettive del mondo. Unione Sovietica o Stati Uniti, Comunismo o capitalismo? Quale scegliete voi ragazzi, ragazze? Quali sono le scelte che facciamo? Quali sono le nostre proposte?

Guardate, non esiste un capitalismo cattivo, quello citato da una certa sinistra – il Fatto, Servizio pubblicoPiazza pulita – che vi fanno vedere che si potrebbe vivere senza la corruzione, la mafia, il capitalismo cattivo? Finanziario? E che ci potrebbe essere un capitalismo buono, senza questi gravi difetti. Non è così. Il capitalismo è questo.

L’altra settimana incontro in treno il mio amico ex giudice, importante ex magistrato antimafia, Ayala –certo lo ricorderete–e mi dice “Ho partecipato a un convegno e mi chiedevano dove stava la mafia” e lui diceva “adesso, francamente non so. Posso però dirvi un posto dove sicuramente non sta la mafia: dove non c’è profitto”. Aggiungiamo noi: dove non c’è profitto, non c’è capitalismo, perché il capitalismo è connaturato con la corruzione, con l’evasione, con la mafia, è connaturato a tutto quello che stiamo vivendo.

Noi abbiamo delle proposte da farvi alla fine, perché vorremmo che usciste di qua non solo avendo visto una buona discussione, ma avendo delle idee. Abbiamo delle proposte di partito.

Noi abbiamo molti avversari, molti nemici. In primo luogo quelli che fanno perdere un sacco di tempo ed energia alle persone vicino a noi, ad altri giovani, ad altri uomini e ad altre donne.

Mi riferisco per esempio a quella piazza che avete visto l’altra settimana, la piazza della CGIL. Quella piazza verrà tradita, lo hanno fatto altre volte. Ci siamo stati dentro anche noi. Hai la tua posizione, ma poi la devi mitigare con l’unità,  con le alleanze … e poi , infine, infine, per la “proprietà transitiva”  ti trovi ad avere come alleato Mastella, a stare con Marchionne!

L’Art. 18 è vero che non è un totem ideologico, urla la Camusso, ma alla fine come un totem vedrà il sacrificio dei lavoratori. E poi ci sono mille appelli per l’unità dei comunisti, ma tuti questi appelli sono senza teoria, non hanno una teoria politico-ideologica. Per non parlare poi della contraddizione tra il dire ed il fare..basterebbe veificare le parole vermiglie di alcuni ed andare a verificare le alleanze elettorali che vengono tuttora fatte, dalla Calabria alla Toscana…

Noi per questo ripartiamo da qui, non perché vogliamo essere i più puri, non perché vogliamo essere arroganti, ma perché crediamo che, dopo tutti i pasticci che negli ultimi vent’anni sono stati commessi a sinistra, anche dai comunisti, non possiamo più sbagliare. Io ho cinquantacinque anni suonati e non posso più sbagliare. Tutti noi non possiamo più sbagliare.

E quindi vediamo qua tra le facce, facce conosciute che non sono ancora con noi, comunisti di Rifondazione, comunisti del Pdci, comunisti di altra provenienza: “siate con noi, siete benvenuti, abbiamo bisogno di tutti voi per andare avanti” non può esistere un movimento rivoluzionario senza un partito rivoluzionario, non ci interessa l’unità a parole. A noi interessa un’unità ideologica, in primo luogo, l’unità ideologia su queste cose, sulle cose che abbiamo discusso oggi.

Poi ci interessa un’unità politica, cioè che non bisogna dire delle cose e poi farne delle altre. Non possiamo sventolare queste bandiere e poi sotto fare un accordo col centrosinistra per un assessorato o per una presidenza o per un consiglio di amministrazione .

Abbiamo anche bisogno di un’unità organizzativa. E con chi la facciamo l’unità organizzativa? Tramite le nostre scelte,  con la nostra la nostra disciplina interna, la facciamo coi nostri partiti fratelli. Ed è per questo che abbiamo costruito, assieme a molti altri partiti – qua sono presenti solo alcuni – l’Iniziativa Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai d’Europa, che ringraziamo.

Così come ringraziamo, lo avete visto questa settimana, abbiamo fatto un grande sforzo, siamo riusciti, bene o male, ad andare sulle televisioni nazionali, ben quattro trasmissioni e cinque telegiornali hanno parlato di noi, forse stasera molti altri ne parleranno; abbiamo avuto articoli sui principali giornali italiani. Certo spesso ci deridevano, spesso ci canzonavano, ma intanto sono stati obbligati a parlare di voi. Abbiamo in sostanza rimesso all’ordine del giorno la parola comunismo.

Basta? No!  abituati a fare la politica seduti con la televisione, magari partecipando a questa iniziativa. Ma se noi, usciti di qua, non abbiamo la forza di costruire principalmente nei luoghi di lavoro e tra le nuove generazioni l’iniziativa di un nuovo partito comunista in poco tempo possiamo ridiventare un piccolo club. Ma a noi un club non interessa. Noi abbiamo un’altra idea. Lo diciamo anche polemizzando con l’esterno. Pensavo a Renzi che diceva che dopo due mandati lui resterà a casa. Ma dopo due mandati anche Tony Blair è andato a casa (Tony Blar ne ha fatto due e mezzo). Sapete dov’è andato? È andato in una grande banca. Così come Schroeder, così come tutti gli altri che sono stati a guidare gli stati.borghesi ed i loro governi, Certo, la politica fatta due o tre giri così è un buon trampolino di lancio per poi avere il potere, per poi continuare ad averlo.

Ecco, noi intendiamo la politica in un altro modo. Lo diciamo ai giovani, a questi ragazzi, a queste ragazze. Il comunismo è una passione durevole che ci accompagnerà per tutta la vita.

Comunisti per tutta la vita!

Viva la rivoluzione sovietica!

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