Ancora sulla pelle delle donne. Rapporto ministeriale sulla 194.

31 ottobre 2014 di

In questi giorni è uscito l’annuale rapporto del ministero della Salute sullo stato di applicazione della legge 194. Ancora una volta si tende ad affermare la sostanziale “compatibilità” tra l’elevato numero di obiettori di coscienza e diritto / possibilità per le donne di ricorrere all’ IVG.

Nel rapporto inoltre non manca il riferimento ai carichi di lavoro cui sono sottoposti i non obiettori ma anche questo è giudicato “compatibile”, a dispetto di quanto avviene nella realtà e difronte alla contraddittorietà delle specifiche situazioni ospedaliere,  dove la verità oggettiva è ben diversa.

Quanto ai numeri l’analisi non si basa sugli effettivi bisogni delle aree territoriali: come si spiegherebbero, altrimenti il pendolarismo, fenomeno sempre più in aumento e di certo causato  dalla estrema diffusione dell’ obiezione  e il permanere del ricorso all’aborto clandestino? Quello che è certo è che l’obiezione di coscienza ha un ruolo pesante ed estremamente efficacie, un ruolo  pratico nel rendere la vita delle donne che intendono interrompere la gravidanza sorrette dalle garanzie previste dal diritto, difficile e complicato. Un ruolo  concreto che spinge a criminalizzare le donne che vivono circostanze sconvolgenti, di estremo disagio e difficoltà per la loro stessa vita. Un ruolo ideologico, dunque, politico e pratico giacché si afferma che l’embrione conta più della donna e fomenta una cultura reazionaria ed oscurantista che vorrebbe le donne rinchiuse in casa, private di quella autonomia ed indipendenza che sono frutto di una cultura progressista e laica, ottenuti in tanti anni di lotte da parte del dell’intero movimento democratico.

Per tutto questo i dati del ministero della Salute devono suscitare indignazione e deve essere diffusa la consapevolezza di come debbano essere letti in relazione alla loro reale esplicazione sociale e politica. Fino a quando la legge 194 vedrà l’ammissibilità dell’obiezione di coscienza, infatti, la sua esplicazione non sarà mai davvero possibile così come il legislatore e prima ancora le lotte delle donne, avevano ipotizzato, anzi aumenterà il divario fra ricche e povere, ovvero fra coloro che potranno col denaro tutelare al meglio la loro salute e la loro vita e chi è stato privato di ogni diritto e garanzia, non avendo disponibilità economiche sufficienti; aumenterà la contrapposizione al radicamento di una cultura laica sorretta dal diritto, oggi più che mai sotto attacco per mano di un governo che ha fatto dell’ipocrisia il proprio modo di operare.

Anche questa vicenda, più che mai pratica e che viene pagata a caro prezzo sulla pelle delle donne, sta a dimostrare come sia distante il gioco delle parti e il teatino della politica governativa che magnifica di progresso, riforme ed opportunità  dal dramma della vita reale.

Monica Perugini

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