#Alluvionegenova #tuttacolpadeimodellimatematici.

11 ottobre 2014 di

Ancora una volta Genova va sott’acqua, ancora una volta Genova piange un morto. Non è bastata la vittima dell’alluvione del 2010 né le sei persone che hanno perso la vita in quella del 2011. E due erano bambine, una aveva solo 19 anni.

In questa città allo sbando, ostaggio delle varie giunte del centro sinistra che negli anni si sono succedute, la calamità arriva sempre dal cielo, rigurgita dagli alvei dei torrenti, che sembrano lussureggianti foreste equatoriali.

“Una vergogna” sono le parole che, in queste ore, escono più frequentemente dalla bocca dei genovesi.

Le esondazioni di Bisagno, Fereggiano, Sturla e Carpi, le strade ridotte a torrenti in piena di acqua e fango, le case, i garage, i negozi allagati. Le auto travolte dalla piena. Una vittima. L’angoscia che, se tutto questo fosse accaduto al pomeriggio, anziché in tarda serata, sarebbe stata una strage. Perché nessuno si è preoccupato di dare l’allerta? <<Le valutazioni dell’Arpal basate su modelli matematici non hanno segnalato l’allarme». Lo dice l’assessore regionale alla protezione civile Raffaella Paita, candidata di punta del Partito Democratico al governo della Liguria. E sullo stesso specchio si arrampica il sindaco di area sellina Marco Doria, che l’emergenza ha strappato dal teatro Carlo Felice, dove stava assistendo alla prima di “Elisir d’amore” di Donizzetti. Mentre Genova è violentata dalla pioggia, Doria interviene in diretta sull’emittente Primocanale dichiarando – e ribadendolo nella conferenza stampa della mattina successiva – che la colpa è tutta di Arpal e che <<in assenza di allerta le procedure di Protezione Civile non possono essere attivate>>.

Non servono commenti.

Siamo nelle mani di incompetenti, che giocano a scaricabarile. Dopo il bagno di sangue del 2011 Arpal, Protezione Civile, Comune, Regione hanno continuato a ripetere che gli eventi naturali non devono essere sottovalutati. Occorre usare la massima prudenza, occorre “fare prevenzione”. E allora, se il “modello matematico”delle previsioni meteo non ravvisa una situazione di allerta ce ne freghiamo del finimondo che si sta scatenando fuori dalle nostre finestre? Complimenti davvero. Perché, se è vero che la furia dell’acqua non poteva essere fermata, è altrettanto vero che, con la messa in campo delle procedure del caso, quanto è successo sarebbe stato assai meno impattante. E forse ora non saremmo qui a piangere l’ennesima vittima. Il precedente sindaco, la piddina Marta Vincenzi è attualmente sotto processo per i fatti legati all’alluvione del 2011. Cosa è cambiato da allora? Nulla: insufficiente la pulizia degli alvei dei rivi, trascurabili i promessi interventi di messa in sicurezza del torrente Bisagno (considerata una priorità nazionale) e sullo scolmatore del rio Fereggiano.

“I soldi sono pochi” hanno continuato a ripetere sindaco e assessori, che nonostante ciò non lesinano prebende ai mega dirigenti, per lo più incapaci e servili.

E intanto Genova, la Superba, è ormai immiserita al ruolo di una prostituta in disarmo, dopo essere stata sfruttata e consumata, da amministrazioni scellerate (tutte di centro sinistra) che, dopo la cementificazione selvaggia e l’incuria del territorio, risucchiano le ultime risorse destinate alla città.

In questo senso, infine, Genova è un paradigma.

Genova è il paradigma di una classe politica la cui arroganza va di pari passo non solo – e non tanto – con la sua incapacità, ma con il proprio menefreghismo, con la malcelata convinzione che qualunque misfatto essa possa compiere, nessuno reclamerà giustizia. Ciò avviene tanto nell’amministrazione delle città e degli enti locali, quanto in ambito nazionale, con la devastazione che il PD sta procurando a questo Paese in termini di economia e di lavoro. Ma noi siamo comunisti e sappiamo che verrà il tempo in cui il conto da pagare sarà presentato e, inevitabilmente, sarà salato.

Il Comitato provinciale genovese del Partito Comunista

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