Ambiente di lavoro e rischi industriali.

19 giugno 2014 di

Materiali per la Commissione salute. (di Michele Giambarba)

E’ necessario un impegno crescente per l’eliminazione dei fattori di nocività presenti nei luoghi di lavoro e per l’eliminazione delle cause di infortunio, in modo speciale nel settore edilizio. Anche in applicazione della direttiva REACH (Registration, Evaluation and Authorisation of CHemicals) concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche, è necessaria la piena osservazione del principio di sostituzione delle sostanze nocive con sostanze innocue o meno nocive. E’ indispensabile una politica attiva di pianificazione del territorio che tenga conto della necessità di proteggere la popolazione dal pericolo di contaminazioni provenienti da aziende

con prodotti di lavorazione ad alto rischio per l’ambiente, attraverso la realizzazione di piani di gestione del territorio che prevedano zone di rispetto idonee relativamente alla presenza di civili abitazioni e insediamenti umani come scuole, centri sportivi etc. E’ altresì necessaria l’elaborazione di Piani regionali per la bonifica dell’amianto che prevedano la sua totale eliminazione dagli ambienti di vita e di lavoro.

I tanti anni di lotte operaie contro la nocività in fabbrica, e nel territorio, ci hanno insegnato che la prevenzione primaria e la rimozione delle sostanze cancerogene e nocive che provocano le patologie costituiscono la vera tutela della salute.
Nella “civile” Italia si continua a morire di lavoro e per il lavoro, si continua a morire per il profitto e in nome del “progresso” grazie ad
imprenditori senza scrupoli e con la colpevole complicità di governi, amministratori pubblici, uomini politici, sindacalisti che accettano come inevitabile e normale che molte persone si ammalino e muoiano ogni giorno.   Anche per i sindacati, la tutela della salute dei lavoratori non è più una priorità; chi difende il tanto decantato art. 32 della Costituzione che recita: “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” o il secondo comma dell’art. 41, che dichiara che l’iniziativa economica privata, pur essendo libera, “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana“, visto che  sono stati completamente disattesi ed inapplicati. Siamo tornati indietro di decenni, nel nefasto periodo in cui l’unico diritto riconosciuto dallo Stato era quello degli industriali a fare profitti sulla pelle degli esseri umani.
E’ necessario tornare a lottare per evitare che  i lavoratori, le loro famiglie e i cittadini più in generale  continuino ad essere sottoposti al pericolo di contrarre malattie derivanti da sostanze cancerogene e da agenti patogeni ambientali.
Sbaglia chi dice che le nuove malattie dovute al progresso non siano evitabili; è il caso, ad esempio,dell’utilizzo di nuovi prodotti, di nuove merci, di nuove sostanze e nuovi materiali  nei processi produttivi che sono  messi sul mercato, senza essere stati testati o  collaudati rispetto ai loro reali effetti sulla salute o quali possibili portatori di nuove patologie. Altro fenomeno irresponsabilmente taciuto da quasi tutti è l’utilizzo, con la connivenza di tutti i governi italiani che si sono succeduti, di rottami di metalli ferrosi provenienti da tutto il mondo da fondere e riusare per l’industria nazionale. Non ci sarebbe nulla di male se non fosse per il piccolo particolare che si utilizzano metalli e materie prime provenienti dalle zone dove si sono svolte le “nostre missioni di pace” (si ha paura di chiamarle con il loro vero nome: guerre) sotto l’egida dell’ONU e della NATO e con il placet dell’Unione Europea.
Prima si distruggono, si inquinano gli esseri umani e la natura con le bombe e i proiettili ad uranio impoverito, poi si importano a poco prezzo i rottami di metalli contaminati senza alcun controllo alle frontiere. Così, dopo aver ammazzato all’estero, si riportano a casa  veleni e  cancerogeni che faranno ammalare e  morire non solo i nostri militari ma anche la popolazione.

Il problema, è sempre lo stesso: i “padroni” basano il mondo che li circonda non certo sul concetto di salute ma  dalla velocità con cui il capitale, sfruttando i lavoratori, si valorizza. Per loro, la perdita di vite umane nel processo produttivo, nel conflitto fra capitale e lavoro, è considerata “fisiologica” dal sistema, e le nuove malattie che colpiscono lavoratori e cittadini rappresentano la possibilità di nuovi affari per le multinazionali farmaceutiche.
Non a caso il progressivo tentativo di smantellamento della sanità pubblica a favore di quella privata va in questa direzione. Togliere il controllo delle ASL sulle industrie e sui cittadini passandolo alle società di certificazione privata è un ulteriore passo verso la privatizzazione e la commercializzazione della sicurezza.
Le malattie professionali ed i decessi andrebbero studiati e valutati non solo attribuendoli alla contemporaneità degli eventi ma anche valutati nel tempo e, per esposizione o contatto con sostanze nocive e cancerogene nel processo di produzione. Sono molte centinaia i lavoratori che ogni anno, in Italia,  perdono la vita; solo l’amianto, ad esempio,è responsabile della morte di più di 4000 persone l’anno, mentre la silicosi continua a colpire migliaia di lavoratori e pensionati.
Quando un operaio viene ucciso sul posto di lavoro a causa di un infortunio o malattia professionale, cala il silenzio e,anche se ogni tanto succede che alcuni padroni responsabili delle morti di lavoratori vengono condannati, non si è mai visto in Italia un imprenditore o un politico riconosciuto colpevole di omicidio colposo andare in galera.

Allora, l’unica cosa che ci rimane da fare, è quella di cambiare lo stato attuale delle cose; è necessario pensare ad un nuovo modo di governare la salute pubblica.

Basta con l’aziendalizzazione, con i DRG, con il potere assoluto dei direttori generali, con le sperimentazioni pubblico-privato, con le trasformazioni degli IRCCS e degli ospedali in fondazioni, con l’esclusione di migliaia di malati dalla sanità. Dobbiamo essere consapevoli che l’aziendalizzazione, la privatizzazione, le esternalizzazioni nel servizio sanitario ed il binomio costo/beneficio, hanno solo determinato la precarizzazione, la negazione del diritto alla salute, la perdita di un lavoro dignitoso e rispettoso dei diritti dei lavoratori.
Allo stesso modo, dobbiamo essere convinti che il tema del diritto alla salute rappresenta una priorità assoluta e,conseguentemente, dobbiamo farne momento di forte crescita politica, differenziandoci dalle altre formazioni politiche costruendo una piattaforma ed un programma grazie all’apporto di tutti i soggetti interessati: forze politiche, sindacali, associative, movimenti.

Alcuni spunti sui quali poter discutere, prima nel nostro costituendo gruppo di lavoro ed in seguito portarli all’attenzione esterna potrebbero riguardare:

1. Fare nostra l’idea della costruzione della CASA DELLA SALUTE,  che nasca in un contesto di sanità pubblica, dove sparisca il termine di Azienda, dove i responsabili della sanità non risentano delle pastoie e degli inciuci della politica, dove i cittadini possano essere coinvolti nella realizzazione e nella programmazione della “vera” esigenza sanitaria territoriale e che possano verificarne il reale funzionamento.
2. Solo la conoscenza epidemiologica dei territori può dare risposte reali ai bisogni di salute; solo conoscendo le priorità di intervento, potremo essere in grado di fornire  le iniziative conseguenti ed individuare, correttamente, quali i servizi e le strutture con cui farvi fronte.

E’ opportuno ricordare come l’istituzione dei “ Registri Tumori” manchi in molte realtà regionali, così come un capitolo importante sia la salute dei popoli migranti che oggi vivono condizioni al limite della accettabilità con le conseguenze sanitarie che la promiscuità determina.
3.E’  impossibile garantire il diritto alla salute senza un ambiente di lavoro e di vita salubre. La nocività nei luoghi di lavoro e  l’ inquinamento ambientale a volte procedono nella stessa direzione; allo stesso modo salute ed occupazione non possono essere contrapposti.

4.Il fondo sanitario nazionale venga finanziato in maniera adeguata. La salute è un diritto assoluto e come tale non può essere legato a scelte economiche più o meno contingenti. Sarà necessario intervenire prima di tutto al Sud perché siano abolite le differenze in termini di strutture ed organizzazione sanitaria rispetto al Nord, abbattendo la migrazione sanitaria e riducendo/azzerando le liste d’attesa. E’ chiaro che per far questo è necessario reperire fondi sia attraverso nuovi investimenti, sia operando forti risparmi sulle spese che, molto spesso, rappresentano veri e propri centri per il malaffare e di potere per le organizzazioni malavitose organizzate.

5.Dovrà essere recuperato il rapporto medico-paziente; il medico deve tornare a porre al centro della propria attività oltre alla considerazione della condizione umana alche gli ambiti lavorativi, famigliari, socio-culturali delle persone. Chi è più povero e più disagiato ha bisogno di maggiore attenzione, non viceversa.
6.Una maggiore attenzione deve essere adottata sull’approvazione del testo unico delle leggi sulla salute nei luoghi di lavoro. Dovranno essere bandite tutte quelle produzioni  che non prevedono il rischio zero per i cancerogeni, con una particolate attenzione per le nuove tecnologie e per gli effetti negativi che potrebbero aversi a medio-lungo tempo di esposizione. Sarà impellente la lotta alla precarietà del lavoro, e la violenza morale (mobbing); allo stesso modo sarà necessario riprendere  e realizzare quanto stabilito dalla legge 833 in termini di riconoscimento degli infortuni e delle malattie professionali, riconsiderando il ruolo dell’INAIL e delle A.S.L.
7.I cittadini devono essere sollevati dal pagamento dei ticket e di altre contribuzioni che si configurano come tassa sulla malattia. Deve essere rivalutata la pratica della libera professione ribadendo il concetto della netta separazione tra chi lavora nel pubblico e chi nel privato (intramoenia). Certamente le retribuzioni dei dipendenti pubblici sanitari devono essere adeguate, come deve essere eliminata la precarizzazione del lavoro in sanità.
8.La ricerca scientifica deve essere parte integrante del servizio sanitario nazionale e deve spettare alle strutture pubbliche e non più privata nelle varie e composite sfaccettature. Allo stesso modo la politica farmaceutica deve essere ricondotta al pubblico nelle varie forme che si sono rivelate utili, come il ricorso ai farmaci generici, comunque all’educazione sanitaria e all’utilizzo dell’uso dei farmaci da parte dei medici di medicina generale.

Riteniamo indispensabile un forte ripensamento dell’attuale modello di sviluppo e dell’intero sistema economico che riconosca la centralità del binomio ambiente – salute, come insegnano tristemente tante vicende come quella dello stabilimento Ilva di Taranto.

Il rapporto dinamico e indissolubile che lega ambiente e salute deve divenire un punto di fondamentale interesse e riflessione nell’ambito politico, scientifico, economico, culturale, universitario, della scuola e per le organizzazioni dei lavoratori nel nostro Paese.

Come  forza politica che si richiama agli insegnamenti marxisti-leninisti abbiamo il dovere di individuare ed  indicare le scelte più opportune e sicure per tutelare l’ambiente e quindi il diritto alla salute dei cittadini, delle generazioni presenti e future, così come sancito dall’art. 32 della Costituzione.

Come cittadini inoltre chiediamo più risorse per il comparto sanitario e per la prevenzione; risorse che potrebbero essere agevolmente recuperate da una più attenta lotta all’evasione fiscale, alla corruzione, agli sprechi,ai   privilegi e con una netta riduzione delle spese militari.

Questo documento vuole essere un primo punto di riferimento e di lavoro per i compagni che vogliono lavorare su tematiche così importanti; volutamente si è tralasciata l’analisi su come il comparto sanitario sta sempre più diventando una delle principali voci utilizzate dalla criminalità organizzata sia come forma di riciclaggio del denaro illecito, sia come fonte di reddito “pulito”, legale.

Allo stesso modo è giusto ricordare come le mani sul business non sono solo quelle mafiose; che dire del caso delle “sette sorelle della sanità privata”; in cui si annoverano banchieri e immobiliaristi con forti interessi nell’editoria e della Grande madre, cioè la Chiesa, che del business della sanità privata rappresenta una fetta importante, ma difficile da quantificare. Esiste anche l’ottava sorella rappresentata dalla Compagnia delle Opere, braccio economico di Comunione e Liberazione con la sua organizzazione capillare e con una struttura gerarchica non distante dall’organizzazione massonica. Ulteriore scandalo è la commistione pubblico-privato che non si vuole estirpare, un sistema che garantisce un continuo travaso di soldi e potere pubblici verso i potentati locali che finora sono stati la cinghia di trasmissione del potere capitalistico-mafioso-clientelare.

Al Nord come al Sud è necessario che si faccia appello al Principio di Precauzione e che si attivi un percorso preventivo senza attendere che il danno diventi conclamato.

Il ruolo fondamentale è giocato dalla prevenzione primaria che potrà avere maggiore forza solo se saremo in grado di avere informazioni corrette, maggiore attenzione e responsabilizzazione quotidiana, modificando le politiche ambientali e sanitarie a favore dei bisogni dell’uomo e non del profitto, del padrone e del capitale.

Sovvertire l’esistente dovrà essere il non facile compito a cui noi comunisti siamo chiamati ad operare.

 

 

 

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