Madrid, Comizio di Marco Rizzo e di Carmelo Suarez col giovane partito della capitale spagnola.

19 maggio 2014 di

Intervento di Marco Rizzo , segretario generale del Partito Comunista in Italia, meeting di Madrid 17 aprile 2014.

Cari compagni del Partito Comunista dei Popoli di Spagna e giovani compagni dei Collettivi della Gioventù Comunista spagnola,porto dall’Italia,  a tutti voi, il saluto fraterno del Partito Comunista e, a nome di tutti i suoi militanti, vi ringrazio.

Ogni che passa vede l’aggravarsi ulteriore della crisi generale del capitalismo, il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari, l’incremento delle minacce di guerra e delle aggressioni imperialiste, dall’Ucraina al Venezuela, dalla Korea del Nord alla Siria e alla Palestina.

Le  nostre ragioni, le ragioni di chi vuole un altro modello di società, le ragioni dei comunisti sono sempre più forti, ma il capitalismo, in crisi strutturale, usa la forza dei mass media per oscurare le proprie terribili responsabilità. Usa l’asservimento dei giornalisti per cancellare l’unica forza, quella dei Comunisti,  che potrebbe davvero cambiare il sistema. Consentono spazio e propaganda a tutti, dagli “indignatos” agli occupanti di Wall Street, tanto sanno che non produrranno alcun pericolo per i ricchi che diventano sempre più ricchi impoverendo i popoli. Oggi in Italia i dieci uomini più ricchi hanno tanto quanto 500mila famiglie di operai. Quanto saranno più bravi di noi, di voi, questi signori per meritarsi queste ricchezze? Dieci volte? No! Cento volte ? No! Cinquecentomila volte!! E’ persino difficile pronunciarne il numero, è persino difficile immaginarne l’entita!

Per questo motivo siamo Comunisti! Per questo motivo questi signori hanno paura dei comunisti!

E fanno bene ad averne paura, perché se ci fossimo noi al potere, la  loro arroganza, la loro ingiustizia non esisterebbe più!

Non è un caso che a queste elezioni europee Il sistema capitalistico in Italia ci ha impedito come PARTITO COMUNISTA di esser presenti alla competizione elettorale, pur trovandosi con tutte le carte in regola, in quanto collegato all’INIZIATIVA DEI PARTITI COMUNISTI E OPERAI D’EUROPA di cui ci onoriamo, assieme a voi cari compagni del PCPE, di farne parte (con Parlamentari Europei eletti, tanto quanto il Partito dei Verdi che invece e’ stato ammesso). Questa grave scelta ha una motivazione tutta politica. Il Partito Comunista e’ realmente contro la UE e la Nato, si presenta orgoglioso del proprio simbolo e del proprio nome e non e’ disponibile ad alcun compromesso nella lotta per il Socialismo. Ma siamo convinti che la presenza nelle istituzioni borghesi sia uno degli aspetti della nostra lotta e certo non il più importante. Avremmo usato la campagna elettorale per far conoscere il nostro progetto e per rafforzare il Partito. Continueremo con maggiore forza la nostra azione tra le nuove generazioni e nel costruire il Fronte Unitario dei Lavoratori. Ci hanno impedito di presentare la FALCE e MARTELLO, la DISEGNEREMO sulla SCHEDA ELETTORALE, ma soprattutto la faremo vedere e vivere nelle lotte e nelle piazze. I padroni ed i loro servi ne siano certi!!!

E’ ormai evidente che il capitalismo monopolistico non riesce più a riavviare positivamente il ciclo di riproduzione e accumulazione, come aveva fatto con relativo successo in passato e che questa sua contraddizione fondamentale può essere risolta solo attraverso il mutamento rivoluzionario del modo di produzione stesso. Il prolungamento dell’agonia del capitalismo moribondo può solo determinare un insostenibile e inaccettabile immiserimento dei popoli. Questo è particolarmente evidente nel capitalismo europeo.

L’Unione Europea si presenta come un conglomerato imperialista transnazionale, cioè come un blocco di stati imperialisti.L’elemento unificante che li tiene insieme è una relativa comunanza di interessi delle classi dominanti dei paesi che ne fanno parte, comunque in competizione tra loro: la spinta ad una maggiore concentrazione del capitale; la necessità di creare un mercato interno più vasto di quello strettamente nazionale, tramite forme di unione doganale, monetaria e bancaria; l’esigenza di acquisire maggior peso nell’ambito della generale concorrenza interimperialistica per il controllo delle risorse, dei mercati e delle vie di comunicazione; la volontà di attuare a livello di ciascun paese forme di sfruttamento del lavoro più pesanti, mascherandole come misure “oggettivamente necessarie” o “imposte” da un’insindacabile volontà esterna e superiore; Questo non elimina la competizione tra stati imperialisti all’interno del conglomerato, ma semplicemente ne cambia la forma e i modi con cui questa si manifesta, per cui regolarmente accade che gli stati membri più forti cerchino di cannibalizzare quelli più deboli. Non è un caso che nel 2012  Portogallo, Spagna, Italia e Grecia hanno perso 5 milioni di posti di lavoro mentre la Germania ne ha avuti un milione  e mezzo in più!!!

Se analizziamo i cardini delle politiche economiche dell’UE, non possiamo non rilevarne il segno di classe che le marca. La stessa introduzione dell’euro ha determinato un consistente trasferimento di quote di reddito dal lavoro al capitale. Questo fenomeno ha interessato tutti i paesi aderenti, anche se in misura differente per via delle diverse parità delle valute nazionali con l’euro, provocando una relativa omogeneizzazione verso l’alto dei prezzi in tutta la zona interessata. In Italia l’adozione dell’euro è stata particolarmente pesante per i lavoratori.

In Europa, la maggior parte dei debiti sovrani, compreso quello tedesco, è detenuta dalle banche private. Per questa ragione, scegliendo di non finanziare gli stati, l’Unione Europea e la BCE hanno regalato alle banche private, negli ultimi quattro anni, 4.500 miliardi di euro, l’equivalente della somma del debito di Portogallo, Spagna, Italia e Grecia.

I Comunisti non possono che combattere con la massima fermezza l’Unione Europea per questo suo carattere di braccio politico-amministrativo delle borghesie europee, ma devono farlo con un’estrema chiarezza di impostazione teorica e pratica della lotta. Occorre che sia ben chiaro che, in questo gioco al massacro dei lavoratori, non esiste una borghesia nazionale più o meno colpevole delle altre. La borghesia di ciascun paese aderente all’UE è ugualmente responsabile delle politiche di rapina ai danni del lavoro, anche se partecipa alla spartizione delle spoglie in proporzione al suo peso specifico e alla sua posizione nella piramide imperialista. In qualsiasi banda di rapinatori, gli accoliti hanno diverse categorie di peso. Dobbiamo quindi sgombrare il campo da qualsiasi tentazione di condurre una battaglia, ad esempio, antitedesca, dove la Merkel fa la parte del cattivo e i vari Marchionne, Colaninno, De Benedetti, Squinzi, Marcegaglia, rappresentati dai vari Berlusconi, Monti, Letta e oggi Renzi fanno la parte dei buoni e vengono assolti. Il grande capitale italiano, così come quello spagnolo, è perfettamente inserito in queste logiche di competizione e di redistribuzione della ricchezza e riesce a trarne notevoli profitti, mentre il proletariato ed i ceti popolari subiscono una doppia oppressione ed un doppio sfruttamento, quello da parte della propria borghesia nazionale e quello attuato dalle borghesie dei paesi collocati più in alto nella piramide dell’imperialismo europeo.

Bisogna abbandonare un uso improprio e fuorviante di termini come “colonialismo” e “sovranità nazionale”, applicati alle vicende interne dell’Unione Europea. Non dobbiamo dimenticare che proprio “questa” Europa è stata voluta dalle classi dominanti di ciascun paese aderente. Quando era ancora possibile rifiutare l’inserimento in costituzione del pareggio del bilancio, è stata la nomenclatura politica, espressione della borghesia nazionale, ad approvarlo con maggioranza quasi assoluta. Parlare di un presunto disegno coloniale significa negare ogni responsabilità della borghesia nazionale. Allo stesso modo, affermare che “occorre ripristinare la sovranità nazionale”, significa non rendersi conto che la borghesia non l’ha mai persa, ma ha deciso sovranamente, in quanto detentrice del potere, non di “rinunciare a quote di sovranità”, bensì di centralizzare alcune funzioni, concentrandole nell’UE; se non si capisce questo, si finisce per accettare per buono l’alibi che la borghesia stessa propone. Peggio ancora se si parla di “sovranità popolare”: non si può ripristinare ciò che non è mai esistito.

L’irriducibile opposizione dei Comunisti all’Unione Europea e alla NATO, che sempre più si caratterizza come il suo braccio militare di Alleanza Atlantica con gli Usa, assieme ad una strenua difesa degli interessi immediati della classe operaia e degli strati popolari produttivi, deve porsi in modo realistico gli obiettivi dell’uscita da entrambi questi organismi imperialisti e dal sistema dell’euro, del loro smantellamento e dell’azzeramento unilaterale del debito pubblico, della nazionalizzazione di banche e monopoli. La constatazione dell’irriformabilità del capitalismo in generale, quindi anche di quello europeo, segna il punto di rottura irrevocabile tra i Comunisti e gli opportunisti del Partito della Sinistra Europea di cui Izquierda Unida fa parte. Non si può pensare che sia possibile ristabilire semplicemente lo status quo precedente, che la borghesia stessa ha scelto di abbandonare, né che vi siano ancora spazi per un riformismo che non ha più mezzi materiali per attutire il conflitto di classe. L’unica via percorribile per cambiare l’Europa ed evitare povertà di massa e barbarie è il rovesciamento rivoluzionario del capitalismo e l’instaurazione del potere proletario. Questo obiettivo non può che essere perseguito attraverso una Organizzazione, politico e operativo, dei Partiti Comunisti e Operai di ispirazione marxista-leninista che ne rafforzi l’unità ideologica e politica e che sfoci in incisive azioni comuni e congiunte delle avanguardie proletarie di ogni paese.

Per questo salutiamo con soddisfazione la nostra presenza da Italiani del Partito Comunista qui con Voi. Le terre di Spagna furono solcate dal sangue di tanti comunisti italiani delle Brigate Garibaldi nella difesa della Repubblica spagnola.

Onore e gloria a tutti i militanti comunisti caduti!

Onore e gloria alla nostra comune Causa! Compagni fratelli e sorelle,

Viva il PCPE, Viva CjC!

Queridos camaradas del PCPE y los CJC:

desde Italia traigo para todos vosotros el saludo fraterno del Partido Comunista, en nombre de cuyos militantes os doy las gracias.

Cada día que pasa vemo el agravamiento de la crisis general del capitalismo, el empeoramiento de las condiciones de vida y trabajo de las masas populares, el aumento de las amenazas de guerra y la agresión imperialista, de Ucrania a Venezuela, de Corea del Norte a Siria y Palestina .

Nuestras razones, los motivos de los que queremos otro modelo de sociedad, las razones de los comunistas son cada vez más fuertes, pero el capitalismo, en crisis estructural, utiliza el poder de los medios de comunicación para ocultar su terrible responsabilidad.

Utiliza el servicio de los periodistas para ningunear a la única fuerza, la de los comunistas, que realmente podría cambiar el sistema. Deja espacio y propaganda a todos, desde los “Indignados ” a los ocupantes de Wall Street, ya que saben que no van a suponer ningún peligro para los ricos que se enriquecen aún más empobreciendo a los pueblos.

Hoy en Italia, las diez personas más ricas tienen tanto como 500 mil familias trabajadoras.

¿Cuánto mejores que nosotros, que vosotros, serán estos señores para merecer esa riqueza? ¿Diez veces? ¡No! ¿Cien veces ? ¡No! ¡Quinientas mil veces! Es difícil incluso pronunciar el número, ¡es aún más difícil imaginar la magnitud!

¡Por esta razón somos comunistas! ¡Por esta razón, estos señores tienen miedo de los comunistas!

Y tienen razón para tener miedo, ¡porque si tuviéramos nosotros en el poder, su arrogancia y su injusticia no existirían!

No es una coincidencia que en estas elecciones europeas en Italia el sistema capitalista nos haya impedido estar presentes como PARTIDO COMUNISTA  en la batalla electoral, teniendo todos los papeles en regla, ya que estamos vinculados a la INICIATIVA DE PARTIDOS COMUNISTAS Y OBREROS DE EUROPA, de lo cual nos sentimos orgullosos, con ustedes queridos camaradas del PCPE, y somos parte de ella (con diputados electos, igual que el Partido de los Verdes, que sí fue admitido). Esta decisión tien una motivación totalmente política. El Partido Comunista está realmente en contra de la UE y la OTAN, se enorgullece de su símbolo y su nombre, y no está dispuesto a hacer concesiones en la lucha por el socialismo. Pero estamos convencidos de que la presencia en las instituciones burguesas es uno de los aspectos de nuestra lucha, aunque no el más importante. Utilizamos la campaña electoral paradar a conocer nuestro proyecto y fortalecer el Partido. Continuaremos con mayor fuerza nuestra actividad entre las generaciones jóvenes y en la construcción del Frente Unitario de Trabajadores. Nos han impedido presentar LA HOZ Y EL MARTILLO, pero los DIBUJAREMOS sobre la PAPELETA ELECTORAL pero, sobre todo, los haremos visibles y vivos en las luchas y en las plazas. ¡Los patrones y sus secuaces lo tienen claro!

Ahora está claro que el capitalismo monopolista ya no es capaz de reiniciar con éxito el ciclo de la reproducción y acumulación, como lo hizo con relativo éxito en el pasado, y que su contradicción fundamental sólo puede resolverse a través del cambio revolucionario del mismo modo de producción. La prolongación de la agonía del moribundo capitalismo sólo puede conducir a un empobrecimiento insostenible e inaceptable de los pueblos. Esto es

particularmente evidente en el capitalismo europeo.

La Unión Europea se presenta como un conglomerado transnacional imperialista, es decir, como un bloque de Estados imperialista. El elemento unificador que los mantiene unidos es una comunidad relativa de intereses de las clases dominantes de los países que forman parte de ella, que no obstante siguen compitiendo entre sí: la tendencia hacia una mayor concentración del capital; la necesidad de crear un mercado interior más grande que el estrictamente nacional, a través de formas de unión aduanera, monetaria y bancaria; la necesidad de ganar más peso en el contexto de la competencia inter-imperialista general por el control de los recursos, los mercados y las líneas de comunicación; la voluntad de poner en práctica a nivel de cada país formas de explotación laboral más duras, enmascarándolas como medidas “objetivamente necesarias” o “impuestas” por una indiscutible voluntad externa y superior. Esto no elimina la competencia entre los estados imperialistas en el interno del conglomerado, sino que simplemente cambia la forma y las maneras en que esto se manifiesta, por lo que sucede con regularidad que los Estados más fuertes buscan canibalizar a los más débiles. No es casualidad que en 2012 Portugal, España, Italia y Grecia hayan perdido 5 millones de empleos, ¡mientras que Alemania ha tenido un millón y medio más!

Si analizamos las piedras angulares de las políticas económicas de la UE, no podemos dejar de detectar su carácter de clase. La propia introducción del euro ha dado lugar a una transferencia sustancial de rentas del trabajo al capital. Este fenómeno ha afectado a todos los países, aunque en diferente medida debido a la diferente paridad de las monedas nacionales con el euro, provocando una relativa homogeneización al alza de los precios en toda la zona afectada. En Italia, la adopción del euro ha sido especialmente pesada para los trabajadores.

En Europa, la mayor parte de las deudas soberanas, incluyendo la alemana, están en manos de bancos privados. Por esta razón, al optar por no financiar a los Estados, la Unión Europea y el BCE han regalado a los bancos privados 4,5 billones de euros en los últimos cuatro años, el equivalente al importe de la deuda de Portugal, España, Italia y Grecia.

Los comunistas no podemos hacer otra cosa que combatir con la mayor firmeza a la Unión Europea por su carácter de brazo político-administrativo de las burguesías europeas, pero debemos hacerlo con una extrema claridad del marco teórico y práctico de la lucha. Tiene que quedar claro que, en este “juego” de masacrar a los trabajadores, no hay burguesías nacionales más o menos culpables que las otras. La burguesía de cada país miembro de la UE es igualmente responsable de las políticas de robo a los trabajadores, incluso si participan en el reparto del botín en proporción a su peso específico y su posición en la pirámide imperialista. En cualquier banda de ladrones, los acólitos tienen diferentes categorías, diferentes rangos. Por lo tanto, hay que despejar cualquier tentación de llevar a cabo una batalla, por ejemplo, anti -alemana, donde Merkel es el villano y los diversos Marchionne, Colaninno, De Benedetti, Squinzi, Marcegaglia, representados por los diversos Berlusconi, Monti, Letta y hoy Renzi son parte de los buenos y son absueltos. El gran capital italiano, así como el español, está perfectamente situado en esta lógica de competencia y de redistribución de la riqueza y es capaz de obtener ganancias sustanciales mientras que el proletariado y las capas populares sufren

una doble opresión y una doble explotación, por su propia burguesía nacional y por las burguesías de los países colocados más arriba en la pirámide del imperialismo europeo.

Debemos abandonar el uso abusivo y engañoso de términos como “colonialismo” y “soberanía nacional” , aplicados a los asuntos internos de la Unión Europea. No debemos olvidar que “esta” Europa la han querido las clases dominantes de cada país miembro. Cuando todavía era posible rechazar la inclusión en la Constitución del equilibrio presupuestario, fue la nomenclatura política, expresión de la burguesía nacional, quien lo aprobó con mayoría casi absoluta. Hablar de un presunto diseño colonialsignifica negar toda responsabilidad a la burguesía nacional.

Del mismo modo,  decir que “tenemos que restaurar la soberanía nacional” significa no darse cuenta de que la burguesía nunca la perdió, sino que ha decidido soberanamente, como titular del poder, no “renunciar a cuotas de soberanía”, sino centralizar ciertas funciones, concentrándolas en la UE; si no se entiende esto se acaba por aceptar como buena la coartada que la propia burguesía propone. Peor aún si hablan de “soberanía popular”: no se puede restaurar lo que nunca existió.

La oposición irreductible de los comunistas en la Unión Europea y la OTAN, que cada

vez más se caracteriza como su brazo militar de la Alianza Atlántica con los EE.UU., junto con una fuerte defensa de los intereses inmediatos de la clase obrera y los sectores populares productivos, debe plantearse de forma realista los objetivos de la salida de ambos organismos imperialistas y del sistema euro, su desmantelamiento y la cancelación unilateral de la deuda pública, la nacionalización de los bancos y los monopolios. La constatación de la irreformabilidad del capitalismo en general, y también del capitalismo

europeo, marca el punto de ruptura irrevocable entre los comunistas y los oportunistas del Partido de la Izquierda Europea, del que forma parte Izquierda Unida. No se puede pensar que sea posible simplemente restaurar el statu quo anterior, que la propia burguesía ha optado por abandonar, ni que todavía haya espacios para un reformismo que ya no tiene medios materiales para amortiguar la lucha de clases. La única manera para cambiar Europa y evitar la pobreza masiva y la barbarie es el derrocamiento revolucionario del capitalismo y el establecimiento del poder proletario. Este objetivo sólo puede lograrse mediante una organización, política y operativa, de los Partidos Comunistas y Obreros de  ideología marxista-leninista que refuerce la unidad política e ideológica y que culmine en  incisivas acciones comunes y conjuntas de la vanguardia proletaria de cada país.

Por ello saludamos con satisfacción nuestra presencia como italianos del Partido Comunista aquí con vosotros. Por las tierras de España corrió la sangre de muchos comunistas italianos de la Brigada Garibaldi en la defensa de la República española.

¡Honor y gloria a todos los militantes comunistas caídos!

¡Honor y gloria a nuestra causa común!

¡Camaradas, hermanos y hermanas!

¡Viva el PCPE, vivan los CJC!

 

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