Intervista a Carmelo Suárez, Segretario generale del PCPE, in occasione del 30° anniversario dalla nascita del partito

30 gennaio 2014 di
Unidad y Lucha: Salve, compagno. Trent’anni sono tanto tempo; in quali circostanze e in che modo nacque il Partito Comunista dei Popoli di Spagna (PCPE), all’epoca PC?Furono vari i fattori la cui confluenza, in quella congiuntura politica, rese possibile la nostra nascita. Forse il primo e più determinante fu la crescita della lotta della classe operaia nella seconda metà degli anni settanta e all’inizio degli ottanta. Fu il periodo di maggiore attività del movimento sindacale e degli scioperi organizzati dalla fine della II Repubblica, che si trasferì nel campo del partito, di modo che le precedenti rotture con l’opportunismo – che mai sfociarono in qualcosa di serio – poterono maturare in quello scenario di rafforzamento della lotta di classe, nel Congresso dell’Unità Comunista del 13 e 14 gennaio del 1984.

Altro elemento importante fu che le forze opportuniste abbandonarono molti dei propri argomenti più ingannevoli per lanciarsi in un’offensiva internazionale, articolando la propria proposta attorno all’eurocomunismo. E’ la famosa foto di Marchais-Berlinguer-Carrillo, che rinnegano apertamente il marxismo-leninismo e rompono con il movimento comunista internazionale, confessando la loro alleanza con la borghesia per ottenere una quota nella gestione del sistema capitalista. Questo è stato illuminante per gran parte della militanza rivoluzionaria di questo paese.

Un terzo importante fattore fu la risposta del movimento comunista internazionale, che comprese la necessità di contestare questo passo dell’opportunismo. Cosi il pecepunto [“PC punto”, così era soprannominato il nuovo Partito Comunista, nato con il congresso del 1984, per distinguerlo dal PCE, ndt] nacque con il diretto appoggio di quel movimento comunista internazionale, e ciò facilitò molte cose; molte barriere tra vari gruppi, che prima non si era riusciti a superare per miopia o per settarismi, si dissolsero.

UyL: Quali momenti della storia del PCPE indicheresti come i più importanti e determinanti per ciò che il partito è oggi?

Il PCPE è definito in primo luogo dal suo stesso Congresso Costituente. Fu un evento storico, un Congresso con migliaia di comunisti la cui pratica politica era ispirata alle tradizioni della III Internazionale, che avevano svolto un ruolo molto importante nella lotta contro la precedente dittatura e che apportavano un’eredità politica forgiata nell’impegno di militanza più coerente e nell’eroismo che caratterizzò tutta quella generazione tanto duramente perseguitata dal capitalismo spagnolo.

Ci fu, poi, una fase molto dura di colpi di stato e tradimenti, di controrivoluzioni nei paesi socialisti dell’Europa dell’Est, finché arrivammo al Congresso d’Unità con il PCOE nel 2000, una svolta nel difficile percorso che avevamo dovuto affrontare.

Con quell’impulso arrivammo al 7° Congresso (straordinario) durante il quale dovemmo affrontare una situazione difficile nella Direzione. In quell’occasione si dimostrò la solidità della base militante del nostro partito, che mantenne sempre la fiducia nel progetto nonostante le difficoltà. Dimostrò anche l’importanza del metodo e dell’osservanza del centralismo democratico nella risoluzione dei problemi. Non era facile operare la sostituzione di qualcuno nella Segreteria generale che, pur avendo realizzato un importante ciclo, aveva esaurito le sue capacità; ma fummo capaci di farlo. Il PCPE esce dal 7° Congresso con un nuovo impulso, rafforzato internamente e con una Direzione centrale fortemente impegnata nel progetto.

E infine c’è stato il 9° Congresso, quello che permise di compiere un ulteriore salto in avanti nel processo di perfezionamento del progetto. Del 9° Congresso si discute molto, è un costante riferimento per il lavoro dei militanti del partito e credo che ciò che esso esprime è la maturazione di determinate posizioni politiche, raggiunta in un partito che dal 7° Congresso lavora con grande rigore di metodo, rafforzando il carattere collettivo del lavoro di direzione a tutti i livelli, migliorando la struttura cellulare dell’organizzazione e recuperando la formazione ideologica come uno strumento essenziale per lo sviluppo del progetto su basi scientificamente rigorose.

Altri aspetti importanti sono stati la crescita dei CJC [Colectivos de jóvenes Comunistas, Collettivi dei Giovani Comunisti, ndt], o l’importante lavoro internazionale realizzato durante questi anni per il recupero del MCI [Movimento Comunista internazionale, ndt].

UyL: Ci sono stati momenti difficili: la vittoria della controrivoluzione nel blocco socialista, la fuga liquidazionista tra le fila del partito stesso. Come il PCPE ha affrontato quegli eventi e cosa hanno significato per il suo sviluppo?

Furono difficoltà non previste e che, in alcuni casi, ci trovarono con mezzi minimi per affrontarle. Le superammo perché la nostra determinazione sul cammino della rivoluzione è incorruttibile.

Furono molte le organizzazioni, che si definivano appartenenti al campo rivoluzionario, che caddero in quell’epoca, che si dissolsero, spesso in modo vergognoso. Credo che l’elemento comune a tutte loro fosse che guardavano con la coda dell’occhio al sistema capitalista, che riponevano delle speranze all’interno del quadro del capitalismo.

Il PCPE è un progetto che si forgia con il meglio della classe operaia e catalizza le migliori tradizioni della lotta rivoluzionaria spagnola ed internazionale, un autentico erede della III Internazionale.

Ciò nonostante è stata dura, abbiamo perso gli elementi più deboli dell’organizzazione e sofferto un certo grado di sfinimento nelle nostre forze. L’offensiva contro il PCPE fu brutale. Ma in quella situazione dicemmo che avremmo scavato una trincea profonda per resistere all’attacco e che saremmo usciti da quella trincea soltanto per avanzare. Quella determinazione così chiara fu fondamentale per arrivare dove siamo oggi.

Di fronte alle difficoltà future, che siamo certi arriveranno nella lotta di classe, quando il capitalismo attaccherà con furia le file rivoluzionarie, sapremo nuovamente resistere e vincere. Queste difficoltà passate sono state un allenamento per le battaglie che dovremo affrontare in futuro. Sotto questo aspetto, la nostra gioventù – CJC – sta imparando con grande rapidità.

UyL: Un partito marxista-leninista è un organismo vivo, che cambia. Ma quali sono stati i tratti identificativi che chiunque potrebbe riconoscere in tutte le fasi di queste tre decadi del PCPE?

In poche parole, penso che si potrebbe riassumere così: impegno militante, fede rivoluzionaria e fiducia nella classe operaia, centralismo democratico, politica di masse, lealtà nei patti, critica e autocritica, direzione collettiva e comunismo scientifico.

UyL: Il PCPE, dopo i momenti difficili e dopo aver superato molte prove, è evidentemente in una fase di attacco e di crescita. Qual è stato il momento della svolta nella sua storia?

Senza dubbio una svolta determinante è stata il 7° Congresso (straordinario). In quel momento eravamo già reduci da un lungo percorso – nel quale avevamo affrontato prove molto dure – che costituì un importante processo di formazione e di consolidamento del nostro impegno militante (una sorta di “Come fu temprato l’acciaio”). Con quel bagaglio, facemmo un’analisi critica delle nostre difficoltà passate, il che ci diede l’opportunità di fare un bilancio e prendere decisioni risolutive.

Poi c’è un fattore esterno al Partito, che è la crisi capitalista. Quel cambiamento delle condizioni nelle quali si svolge la lotta di classe, unito ai progressi realizzati nel 9° Congresso, ci ha permesso di iniziare a portare alla pratica le formulazioni teoriche che per anni abbiamo realizzato sul lavoro delle masse e sul dialogo del partito con la classe operaia (o la fusione del partito con le masse, per dirla con Lenin).

Le nostre proposte dei Comitati per l’Unità Operaia (CUO), con l’obiettivo dell’unità della classe, e del Fronte Operaio e Popolare per il Socialismo (FOPS) come politica di alleanze, sono strumenti concreti che iniziano a dare i primi risultati e si traducono in crescita politica e organizzativa del PCPE. Tutto ciò messo in pratica da una militanza convinta del proprio progetto, che si concretizza in lotta senza sosta e con morale vincente.

Il Partito è oggi uno strumento vivo nelle mani della classe operaia.

UyL: Anche i CJC, la Gioventù comunista, compie il suo 30° anniversario l’anno prossimo. Che importanza ha avuto il partito e come ha contribuito alla costruzione dell’organizzazione giovanile, e viceversa?

Esiste un certo vuoto, conseguenza di come si è svolta la lotta di classe nello Stato spagnolo e dello sviluppo dei successivi tradimenti dell’opportunismo, di una generazione che sta avendo molte difficoltà a unirsi alla lotta rivoluzionaria. La possiamo identificare con la generazione che oggi ha dai quaranta ai cinquanta anni. L’organizzazione giovanile significa il recupero della tradizione comunista nelle generazioni successive e la loro adesione alla lotta rivoluzionaria.

Per via delle condizioni oggettive nelle quali si trova la gioventù operaia oggi, senza alcun tipo di futuro all’interno del capitalismo, le condizioni soggettive maturano a ritmo sostenutissimo, e questo si traduce in una crescita molto importante dei CJC. Chiaramente questo è possibile perché il PCPE è rimasto al suo posto e l’organizzazione giovanile ha un referente partitico forte.

Inoltre, questi giovani arrivano in un contesto nel quale acquisiscono rapidamente un elevato livello di formazione politica ed ideologica, il che riserva alla gioventù un futuro molto promettente. Esiste un piano di trasferiemto di quadri dalla gioventù al partito, che produrrà un importante innalzamento delle capacità della nostra militanza e che avrà continuità nel tempo grazie alla grandezza della crescita dei CJC.

UyL: Che attività o campagne sta preparando il PCPE per il suo 30° anniversario e, in generale, per quest’anno?

La campagna principale, per quanto riguarda l’anniversario, sarà la realizzazione di 30 incontri in tutto il paese. Le varie organizzazioni del partito hanno già fissato luogo e data per queste iniziative. E’ un atto simbolico che esprime l’aumento della nostra presenza reale nella classe operaia.

Inoltre, in questi giorni, parte una campagna di tesseramento al partito e alla gioventù, diretta specialmente ai grandi centri di lavoro, poli industriali e luoghi di concentrazione della classe operaia. Intendiamo avanzare in maniera significativa nella creazione di cellule nei centri di lavoro.

Avremo, poi, la battaglia delle elezioni al Parlamento europeo, per la quale il PCPE ha tracciato una proposta chiara per l’uscita da questo polo imperialista e per l’avanzamento verso il potere operaio e il socialismo-comunismo. E’ una campagna che per l’organizzazione è già iniziata, poiché il nostro obiettivo è di spiegare la nostra proposta politica di classe in contrapposizione agli inganni dell’opportunismo, che parla sempre di “Europa sociale” come un modello possibile all’interno del sistema capitalistico e come l’unico orizzonte possibile.

UyL: Per concludere, cosa riserva il futuro al PCPE?

Il futuro del PCPE è diventare la forza determinante nella lotta di classe in questo paese.

Bisogna dire che, dal punto di vista del progetto politico, siamo già quella forza e che ora la sfida è condurre tutto ciò alla fusione del partito con le masse, cosicché settori sempre più ampi della classe operaia e delle classi popolari riconoscano nel PCPE la loro forza portante. Questa posizione, intrinsecamente vincolata all’essenza del nostro progetto, è quella che ci permetterà avanzamenti concreti verso l’obiettivo della costruzione di una nuova egemonia nella classe operaia, emarginando progressivamente le attuali posizioni dell’opportunismo.

In qualità di forza rivoluzionaria, nello scenario della profonda crisi del sistema capitalista, ci prepariamo all’acutizzazione della lotta di classe, ad un importante sviluppo delle lotte operaie ed alla conseguente risposta repressiva delle classi dominanti. Dobbiamo trasformarci in un’organizzazione capace di resistere alle più violente persecuzioni da parte degli apparati di Stato, in modo che la repressione non rompa le nostre strutture e il nostro legame con la classe operaia e con le masse.

L’imperialismo scatenerà nuovi e più violenti scenari di guerra nei prossimi tempi. Noi ci prepariamo a rispondere a questi futuri scenari di guerra imperialista: è un tema centrale che non possiamo sottovalutare. Abbiamo bisogno di un grande movimento di massa contro la guerra, nella prospettiva del socialismo-comunismo, rompendo i meccanismi di legittimazione sociale delle politiche di armamento e di guerra, chiamando alla diserzione delle truppe e alla trasformazione della guerra imperialista in guerra civile rivoluzionaria.

I tempi in cui dovremo vivere, nel prossimo futuro, presuppongono grandi cambiamenti e metteranno alla prova la capacità del PCPE di svolgere il ruolo storico che gli compete. Non abbiamo smesso di prepararci in questi trent’ani e continueremo a farlo, con responsabilità, per essere all’altezza delle esigenze del momento.

Unidad y Lucha | unidadylucha.es
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
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