Benvenuti compagni di Red Militant! Il documento politico.

20 luglio 2013 di

A tre anni dalla costituzione del collettivo Red Militant decidiamo lo scioglimento del Collettivo e la contestuale indicazione ai nostri compagni e simpatizzanti di continuare la propria militanza politica nel PARTITO COMUNISTA – Comunisti Sinistra Popolare.

Sono stati anni di straordinario impegno politico, densi di iniziative, di lavoro militante, di formazione politica.

Nel 2010 c’eravamo prefissi l’obiettivo di costituire a Catania un argine alla disgregazione politica dei comunisti, di dare una struttura organizzata alle energie di compagni che hanno deciso di non abbandonare il campo, di non rifluire nella vita privata, di costruire uno strumento per raccogliere le forze dandoci un obiettivo fondamentale: contribuire alla formazione del partito comunista.

Abbiamo costituito il collettivo Red Militant con la consapevolezza delle difficoltà che ci attendevano. Dover remare controcorrente, contro l’onda d’urto costituita dagli apparati di propaganda e dalle organizzazioni politiche della borghesia, contro la confusione ideologica e la mistificazione politica prodotte dai partiti opportunisti che usavano il nome “comunista” usurpandolo, non è stata impresa semplice.

Abbiamo cercato di farvi fronte con la consapevolezza che deriva dal patrimonio di idee e di storia del movimento comunista di cui, da sempre, ci siamo sentiti parte organica. Tale patrimonio non ha niente  a che vedere con quanti, per lunghi decenni, hanno contrabbandato politiche revisioniste spacciandole per comunismo. In Italia tale devastante opera ha radici lontane: dalla svolta di Salerno (1944) in avanti è iniziato un percorso disastroso che ha smantellato il partito di Livorno, il Partito comunista d’Italia, assumendo strategie, obiettivi, forme organizzate funzionali al mantenimento dell’assetto sociale capitalista.

L’estrazione di plusvalore, derivante dalla spremitura di intere generazioni di proletari, è stata garantita, dopo la caduta dal fascismo e sostanzialmente fino ai giorni nostri, anche dalla complicità di direzioni politiche pseudo-comuniste.

Il modo di produzione capitalista è diventato la cornice assolutizzata in cui si svolgeva la contesa politica, dove l’opposizione parlamentare  ha assunto “il bene della nazione” (cioè gli interessi della classe al potere) come  dogma che non doveva essere messo in discussione.

I figli politici di coloro che hanno accettato di accantonare ogni forma di cambiamento sociale negli anni della Resistenza hanno fatto il compromesso storico, la solidarietà nazionale, hanno sostenuto “l’ombrello protettivo” della Nato, la legge Reale, i reazionari di Solidarnosc in Polonia, hanno smantellato il sindacato di classe ergendosi ad infermieri del sistema, laddove questo mostrava le sue crepe (chi non ricorda il moralismo mellifluo di Berlinguer, che nulla, ma proprio nulla, aveva a che vedere con il cambiamento di questa società ingiusta, profondamente disumana?).

I nipoti politici del togliattismo hanno sostenuto il governo Prodi, i sacrifici imposti da finanziarie antipopolari, hanno avallato, senza batter ciglio, vergogne quali il pacchetto Treu, la legge Turco-Napolitano, i bombardamenti nell’ex-Yugoslavia, il finanziamento delle missioni imperialiste dei militari italiani, solo per citare alcuni esempi paradigmatici.

Essere comunisti  per noi ha significato marcare, in  modo netto e incontrovertibile, la distanza con quanti hanno infangato il comunismo, usandone inappropriatamente il nome, gettandolo nel discredito, allontanando dalla militanza tanti, soprattutto giovani, che, a ragione, ritenevano che il comunismo fosse impegno per la trasformazione sociale e non subalternità, al di là di opposizioni di circostanza dettate dal gioco delle parti, agli schieramenti governativi della classe dominante.

Al tempo stesso abbiamo orientato, sin dall’inizio, la nostra attività fuori dalle strettoie dell’autosufficienza, ben consapevoli del fatto che la nostra attività aveva un senso solo se orientata verso la costruzione del partito comunista, finalmente degno del suo nome e del suo ruolo storico.

Abbiamo seguito con attenzione il processo di maturazione politica del partito comunista sinistra popolare che si è concretizzato nella costruzione di un solido legame internazionale con il Kke e con altri partiti comunisti e che ha assunto una linea politica progressivamente sempre più caratterizzata da nitide connotazioni rivoluzionarie, fino ad arrivare alla giusta posizione assunta in occasione delle ultime elezioni politiche, fuori da ogni collaborazionismo con il centro–sinistra e con gli ultimi, decadenti, residui di Rifondazione e del Pdci.

Abbiamo sviluppato, particolarmente nell’ultimo semestre, un rapporto di fraterno e attivo lavoro comune con i compagni siciliani del Partito comunista sinistra popolare che ci ha visto costruire assieme importanti momenti di intervento in occasione di diverse scadenze politiche.

In tutto questo periodo si è costruita una coesione sempre crescente tra il Collettivo Red Militant e il Partito, fino ad arrivare alla realizzazione di uno spezzone comunista alla manifestazione di Cinisi e alle iniziative pubbliche in difesa della memoria di Moranino, a Catania e a Palermo. Ancor più importante è stato il confronto teorico e programmatico che ha visto piena coincidenza di intenti sul fatto che noi comunisti non siamo la “sinistra” dei partiti borghesi, non ci proponiamo di fare un’opposizione, per dirla con Engels “con consenso delle autorità”, entro il recinto delle regole democratico-borghesi, ma vogliamo superare il modo di produzione e rovesciare il dominio di classe imposti della classe sfruttatrice.

Riteniamo conseguentemente necessario, oggi più che mai, far avanzare il processo di unità dei comunisti, di superamento della frammentazione, inserendo le nostre energie militanti in un’unica organizzazione, coerentemente marxista-leninista, per dare un segnale, ai tanti compagni che ancora non hanno scelto la strada di un rinnovato impegno militante, che oggi esistono le condizioni per costruire insieme  lo strumento che si assume il compito, arduo ma indispensabile, di far avanzare le masse popolari verso il percorso della liberazione dallo sfruttamento, dall’alienazione, dalla mercificazione delle vite e dell’ambiente con l’obiettivo della costruzione della società socialista.

L’attuale, drammatica, situazione politico-sociale, caratterizzata dalla privazione, per milioni di proletari, della prospettiva di una vita degna di essere vissuta, esige la presenza del partito comunista e, con essa, uno sforzo e un impegno risoluti da parte di tutti i rivoluzionari.

Con questa consapevolezza riteniamo che lo scioglimento del Collettivo Red Militant e l’indicazione a confluire nel PARTITO COMUNISTA – Comunisti Sinistra Popolare non sia una sconfitta ma un passo avanti, perché si costituisca il partito comunista, coeso, fuori da eclettismi e sbandamenti ideologici, perché esso possa contribuire alla costruzione dell’Internazionale comunista, nella prospettiva di porre fine alla società fondata sul dominio di classe dei capitalisti.

Il socialismo e il comunismo, ne siamo certi, non sono slogan di propaganda, ma rappresentano l’unico futuro possibile per l’umanità.

Alla realizzazione di quest’obiettivo dedicheremo come sempre, nelle rinnovate forme organizzate, il nostro impegno di rivoluzionari.

 

Catania, 8 luglio 2013

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