Dal Veneto

17 giugno 2013 di

Negli ultimi tempi la Regione Veneto, con le recenti elezioni amministrative, ha visto la vittoria del “cosiddetto centro sinistra” ossia l’alleanza tra partiti di centro e partiti di pseudo-sinistra, questi ultimi, però, che ripudiano la bandiera rossa e prendono le distanze dalla parola comunismo.

Noi siamo contenti, certamente, che le destre, e la Lega in particolar modo, vengano allontanate dai ruoli istituzionali nella regione dove militiamo, ma per noi Comunisti queste sono solo vittorie di Pirro. In questi venti anni di amministrazione Pdl-Lega abbiamo assistito ad una politica basata sull’attacco alle diversità, sia come fede politica che come variazione geografica. La destra ha governato senza nessuna pianificazione del territorio, ma solo con metodi clientelari, e non è stata diversa da tutti gli altri partiti, specialmente la DC, che l’avevano preceduta. Hanno permesso una privatizzazione rapace e distruttiva del territorio, sia dal punto di vista umano che ambientale.

Ma un Comunista che sia tale non deve perdere di vista l’obbiettivo primario da perseguire: da dove veniamo, chi siamo e dove dobbiamo andare noi compagni e compagne l’ho abbiamo ben chiaro.
La ricostruzione di un Partito strutturato e forte, che porta un nome glorioso, una sola bandiera e nel tempo ha sempre dimostrato di stare dalla parte dei più deboli, di difendere i loro interessi senza sè e senza mà, fino all’affermazione (come diceva Antonio Gramsci) dell’ “Ordine Nuovo” nel nostro Paese e nel mondo.

Oggi capiamo bene a che portano queste alleanze tra partiti di pseudo sinistra e di centro moderato, ad un cosiddetto “centro sinistra”; concetto quest’ultimo usato spesso (tra l’altro) per indicare un’ambiguità politico-decisionale, che porta in se una accozzaglia di movimenti e partiti dell’ultima ora.

La politica oggi è diventata un parolaio di intenzioni ma senza nessuna possibilità reale di essere al servizio del proletariato, dei più deboli, in una società sempre più divisa e in preda ad un capitalismo vorace e distruttivo.
La politica, questa politica, non conta più praticamente nulla, perché, come ci ha spiegato Mario Draghi, ormai i veri padroni del mondo ci hanno imposto il “pilota automatico”, in Italia come altrove chiunque abbia la velleità di governare dentro questo regime non più democratico deve seguire il percorso previsto da chi ha deciso di impossessarsi delle ricchezze e del potere, il resto è destino da schiavi obbedienti.

Noi non vogliamo essere complici di queste alleanze e di questa “politica obbligata” e prendiamo le distanze da tutto ciò oggi più che mai e senza se e senza ma.
Questi partiti, tutti, sono al servizio dei soliti noti: non ci facciamo prendere in giro dai decreti “salva italia”, “del fare”, che mirano in realtà alla distruzione dei nostri principi costituzionali. Chiunque avesse vinto le elezioni questo avrebbe dovuto fare e sta facendo.

I principi costituzionali sanciscono i diritti primari di ogni cittadino e non possono e non devono essere calpestati da una lotta di potere e di poltrone.

I diritti al lavoro, alla vita, alla famiglia, alla casa e ad una vita dignitosa non possono essere ostaggio di una politica becera, reazionaria e per di più inconcludente. Si sta cercando in tutti i modi di estromettere noi, e chiunque avversi questo stato di cose, dalla vita politica e sociale di questa regione, che oggi più che mai è ritornata ad essere una regione neo-democristiana che vuole soggiogare, facendole sue, ogni tipo di battaglie e vuole essere sia la maggioranza che l’opposizione.

Questo falso dualismo confonde e rende più debole la partecipazione delle masse ad una vera rivincita politica che possa portare le stesse ad una consapevolezza di sè. L’astensionismo, compagni e compagne, è la conseguenza della disaffezione alla politica partecipata e consapevole, causata da questo “falso movimento”. A questo, compagni che venite dal vecchio e glorioso PCI, è servita la politica messa in atto dopo il 1989!

Siamo consapevoli che non esistono scorciatoie, né “uomini del destino”, “mediatici” o “professorali” che siano, nè improbabili “colpi di fortuna”. Chi come noi viene da una grande storia sa bene che deve dare il 100% di se come impegno intellettuale e militanza affinché le battaglie che hanno portato delle vittorie fondamentali che riguardano la persona umana nella sua interezza, da nord a sud, in questo paese non vadano perse o dimenticate.

Questa regione, come il nostro amato paese, ha bisogno di un vero partito che sappia rappresentare in maniera adeguata e coerente i lavoratori e quella “società civile” che proprio questa politica del “pilota automatico” stanno irrimediabilmente distruggendo.

Ribadiamo ancora una volta: noi abbiamo la nostra storia e una sola bandiera.
Ma tutti noi, in questa regione ed in questo paese, come in tutto il mondo, dobbiamo pretendere che ogni individuo abbia la certezza di  potere sperare ancora nel domani.

Il diritto di avere diritti deve essere per tutti e non solo per alcuni.

CSP PARTITO COMUNISTA DEL VENETO.
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