COMPAGNE E COMPAGNI…un contributo dai compagni del Veneto

21 febbraio 2013 di

COMPAGNE E COMPAGNI

Trovandoci da tempo in un periodo delicato e molto instabile dal punto di vista politico, ideologico ed economico, assistiamo sempre più alla fragilità ed incertezza di tantissimi i compagni, che ancora una volta vengono trascinati in un crogiuolo di colori indefinibili e fuorvianti. Così facendo,inconsapevolmente e/o consapevolmente, si porta acqua al mulino di questo capitalismo arrogante e aggressivo.

Riteniamo che non ci sia più la volontà, da parte di questa classe politica, di sostenere una “Democrazia” fondata sui tanti pilastri evocati e descritti dalla nostra Costituzione.

Il contesto storico-politico porta a pensare che questo situazione sia voluta, che non si lasci libertà ai cittadini di scegliere i loro governanti, istituendo elezioni farsa, e che a livello europeo si assista ad una continua soppressione dei diritti del cittadino. La vera sovranità è oramai in mano ai poteri finanziari.

In particolare quanto sopra vale per la nostra regione, Il Veneto, dove si sommano due pesanti “cappe” ideologico-repressive: l’una di natura clericale-cattolica dall’immediato dopoguerra; l’altra, prima apparentemente subordinata alla prima e poi, dagli anni del Novecento, predominante, dell’individualismo di matrice Nord-Americana, condito in salsa locale dal famigerato “piccolo è bello” del Nord-Est.
A dimostrazione di ciò, di questo si sono nutrite prima la Democrazia Cristiana (DC), poi diventata sempre più dorotea; in seguito, in successione logica, la Lega (qui ancora e solo nominalmente “Liga Veneta”).

Questo è stato vero in passato soprattutto al di fuori della direttrice Venezia-Padova e di qualche rara ed oramai estinta area industriale o comunità locale, dove agivano spinte anche “di classe”, ma a livello prevalentemente resistenziale e quasi mai propositivo di una diversa forma di organizzazione sociale.

In questo contesto la “Sinistra storica” novecentesca (segnatamente PCI e PSI, buona parte della CGIL e degli altri sindacati “confederali”) è sempre stata culturalmente minoritaria, incapace di elaborare almeno un proprio modello alternativo nel contesto specifico a quello proposto dai ceti dominanti veneti, a cui si è sostanzialmente dagli anni seguenti al 1960 sottomessa. Questo è accaduto dapprima al PSI, con il primo “centrosinistra”, e poi, dalla metà degli anni ’70, al Partito Comunista (PCI) locale, travolto dalla versione affaristico clientelare che qui ha avuto il “compromesso storico”. Il quale non è tramontato qui dopo il “passo indietro” di Berlinguer del 1979, ma è proseguito sostanzialmente ovunque fino alla conseguente naturale evoluzioni che da Occhetto, ci hanno portato “naturalmente” al PD attuale. Una storia, oramai, quarantennale di gestione di sottopotere.
Questo spiega, da un lato, la “facilità” con cui la stragrande maggioranza dei quadri veneti abbia assorbito ogni “svolta” politica susseguente; dall’altro, la disperazione inarrestabile di tanti iscritti e militanti “di base” di fronte a tutto ciò. Disperazione che si è dispersa in tanti rivoli, anche (ed in parte niente affatto minore) verso l’alimentare dal basso tanto voto operaio verso la Lega Nord.

Tutto ciò induce nel nostro sistema sociale, rassegnazione e, di conseguenza, paura.
La paura, indotta da questo sistema malato di protagonismo, porta i cittadini ad essere schiavi di un servilismo come non si era più visto dagli inizi del 900.

Nell’attuale panorama politico nazionale e locale novelli Napoleoni, in barba ai più regolamentari principi democratici, cercano con ogni mezzo di sostituire la nostra Costituzione con la pretesa di assicurare a tutti maggiori diritti e libertà, interpretandola a loro piacimento, nella speranza di avere impunità e potere. Questo modo di vivere ci porterà al più presto a perdere la nostra identità di uomini liberi e pensatori, poiché non potremo tornare indietro.

 

 

Tutto ciò accade perché il mitico (e mitizzato, soprattutto) “modello Nord-Est” (che era soprattutto Veneto) è morto e non lo riporterà in vita nemmeno l’assordante propaganda che borghesia e rinnegati vari stanno operando sulla nostra società. Altro che esportazione di un “modello virtuoso” in Italia e nel Mondo, come alcuni ancor oggi delirano.

La Storia insegna che questo modo di aggredire il sistema economico-sociale non è altro che un passo voluto per la repressione e soppressione dei diritti elementari della società civile,  costruendo a tavolino di una democrazia murata e oligarchica.

La Storia ci insegna anche come la costruzione di un modello davvero alternativo di società dove prevalgano i valori di Solidarietà, Eguaglianza, Democrazia, non possa altro che riferirsi a quanto prodotto dall’esperienza di società socialista dell’Unione Sovietica e di quei paesi che hanno tratto da essa ispirazione e sostegno, e che ancora oggi, malgrado guerre sotterranee e  aperte condotte contro di essi, dimostrano la superiorità sociale e morale del socialismo su questo morente capitalismo, oramai in piena “crisi sistemica”.

La Storia ci insegna anche che, se non c’è un’alternativa di classe pronta a prendere le redini di un sistema crollato, esso imploda in un declino senza fine, come insegnano i tramonti degli Imperi di ogni epoca, a partire, per noi “occidentali” da quello Romano.                                                                                                 Sarà, d’oggi in poi, sempre più vero il motto: “Socialismo o Barbarie”

Da queste lezioni fondanti della Storia noi traiamo la convinzione dell’assoluta necessità di ricostituire un grande Partito Comunista, qui come altrove nel mondo, che sappia risollevare l’umanità intera.
Da ciò il nostro appello per cominciare a “rifare il Partito Comunista”, anche qui, nel Veneto.

Lotteremo , come abbiamo sempre fatto nel nostro paese e in ogni angolo del mondo, come hanno fatto dal dopoguerra e per 30 anni i compagni che ci hanno preceduto qui nel “profondo Veneto”, dove la nostra presenza si  rende ancor oggi ancor più necessaria al fine di riportare ordine e uguaglianza, ritenendo che solo il “lavoro”, visto non come capitale economico e strumentale, ma come risorsa umana e sociale, potrà portarci ad una società migliore.
E ci impegneremo comunque affinché il nostro grado di elaborazione anche locale porti, assieme a tutti i “compagni di strada” che lo vorranno condividere, ad un modello di società alternativo in senso, solidale, egualitario e realmente democratico da proporre e contrapporre a quello capitalistico-finanziario, morente oggi qui come ovunque. .

Siamo sognatori???….forse sì, ma dentro di noi sappiamo che solo i sogni, che non ci ruberanno mai, ci porteranno ad avere la forza necessaria  per   conquistare un mondo migliore e veramente libero.

GIANLUCA PISTIS

ARMANDO ZENORINI

Csp-PARTITO COMUNISTA del Veneto

 

 

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