“Perchè non ho mollato…” Riccardo Antonini, una storia odierna di dignità operaia.

24 gennaio 2013 di

Nessun accordo firmato questa mattina in tribunale a Lucca. La conciliazione, attesa, tra Riccardo Antonini, il ferroviere licenziato, e Ferrovie dello Stato è saltata. Il processo per la riassunzione inizierà l’11 Marzo 2013.

Antonini fu licenziato, dopo due provvedimenti disciplinari di sospensione dal lavoro, ciascuna di dieci giorni, per aver partecipato, come consulente tecnico di parte, all’incidente probatorio della strage di Viareggio del 29 giugno 2009 e anche per delle presunte frasi offensive nei confronti di Moretti il 9 settembre del 2011 a Genova durante la festa del Pd, che Antonini, invece, ammette essere state solo “pesanti”. Fatti, questi genovesi, per i quali la procura ha anche aperto un fascicolo di indagine, ma dei quali il ferroviere si sente totalmente estraneo ed è certo di poter dimostrare la sua totale innocenza: “Non ho firmato – ribadisce – perchè in cambio della riassunzione avrei dovuto ammettere di aver fatto e detto cose che non ho commesso”.

L’amministratore delegato Mauro Moretti, rappresentato dai suoi legali e dal procuratore speciale di Rfi, Rete Ferroviaria Italiana spa, Domenico Braccialarghe, aveva firmato l’accordo, modificato più volte prima della sua stesura definitiva durante l’udienza fiume di due giorni fa, ma Riccardo Antonini no. Questa la sua motivazione:

Perché non ho mollato …

Oggi era in programma l’udienza per la firma del “Verbale di Conciliazione Giudiziale” sulla mia reintegrazione. L’Ad delle ferrovie Moretti ha firmato, il sottoscritto No perché si tratta di un verbale che mette in discussione la dignità e la coscienza del sottoscritto. Se e quando rientrerò in ferrovia, questo sarà in piedi e a testa alta, non in ginocchio e con il cappello in mano, come vorrebbe il sig. Moretti.Questa mattina ho assunto responsabilmente e coerentemente la difficile decisione di non sottoscrivere quel verbale per salvaguardare la mia dignità. Non era possibile sottoscrivere un documento che nega la verità, non era possibile sottostare a questo ricatto. Non si può, sempre e comunque, barattare la dignità. La strage di Viareggio non si compra, non si baratta, non si svende.Il sig. Moretti pensava di incassare un “risultato” da spendere contro i lavoratori impegnati su sicurezza e salute e contro i familiari dell’immane tragedia di Viareggio oltre a farne una inutile e falsa strumentalizzazione politica. Forse non ha ancora capito che ‘Viareggio’ non sta sul mercato e non è disponibile a subire alcun tipo di ricatto o di compravendita.In questi mesi ho mostrato profondo senso di responsabilità accettando la proposta di conciliazione del giudice del 5 luglio 2011 (respinta dalle ferrovie) ed ancora con la proposta di conciliazione presentata questa mattina nella quale non pretendo dal sig. Moretti di riconoscere l’opera di denigrazione, di ricatto, di minaccia, di provocazione attuata nei miei confronti da quando sono impegnato in questa battaglia per sicurezza, verità e giustizia.La forza per proseguire questa lotta la ricevo da numerosi familiari presenti anche al presidio di martedì 22 gennaio a Lucca.Saputo di quanto accaduto questa mattina, un familiare a me molto caro mi ha inviato questo sms: “Ciao Riccardo, hai scelto la strada più difficile per te e per la tua famiglia, ma hai anche scelto l’unica che può cambiare questo sistema. Ti ringrazio a nome mio e della mia famiglia. Un abbraccio”.      

24 gennaio 2013                                                              Riccardo Antonini

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