“Elezioni? L’Unione Europea ha già votato”.Risoluzione del Comitato Centrale di CSP-Partito Comunista 12 Gennaio 2013.

13 gennaio 2013 di

“Elezioni? L’Unione Europea ha già votato. Per i popoli solo sacrifici e povertà, l’Italia colonia delle banche e del grande capitale”. Costruire il Partito Comunista, per il Socialismo. Contro la UE e la Nato. Solidarietà a Cuba Socialista, al Presidente Chavez e alla Rivoluzione Bolivariana, a Siria e Repubblica Democratica di Korea indipendenti, alle martiri del PKK e a tutte le lotte antimperialiste,dal No Muos al No-Tav.”

Risoluzione del Comitato Centrale di CSP-Partito Comunista 12 Gennaio 2013.

Con il presente documento si approvano  la relazione e le conclusioni del Segretario Nazionale, Marco Rizzo.

“Elezioni? L’Unione Europea ha già votato. Per i popoli solo sacrifici e povertà, l’Italia colonia delle banche e del grande capitale”.  Nel periodo in cui la politica istituzionale ha toccato il livello più basso non saranno certo le elezioni politiche a sancire la fine della questione comunista in Italia,  ma certamente la parabola discendente di chi si era opposto alla ‘svolta della Bolognina’ e aveva tentato di rifondare il Partito Comunista in Italia termina definitivamente con l’indistinto arancione.

Ognuno è libero di fare quello che vuole, ma francamente chiederemmo  solo di evitare di usare Lenin o quant’altro per ‘giustificare’ giravolte collocative con teorie pseudopolitiche. Dopo la ‘Cosa’, e l’Arcobaleno l’ulteriore precipitato è nella linea ABNC-anything but not communist, ossia: ogni cosa purchè non comunista.  In questi ultimi ventanni si è usato l’eclettismo, la contaminazione e tutto quello che è immaginabile per distruggere la teoria comunista ed il marxismo leninismo con tutti i comportamenti conseguenti di gestione e cooptazione dei gruppi dirigenti. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Oggi crediamo che sia utile solo la chiarezza. I comunisti o, meglio quelli che si ritengono ancora e davvero tali, devono ricostruire lo strumento del Partito, rifuggendo le scorciatoie elettorali. Chi baratta il proprio simbolo e la propria identità per un posto in Parlamento umilia i propri militanti e non merita rispetto. I comunisti quando rientreranno in Parlamento lo faranno dalla porta principale e non camuffati in una lista dove c’è tutto ed il contrario di tutto. Ricordate la giusta critica ai partiti personali? Oggi gli stessi vorrebbero portare all’ammasso i propri militanti per una lista con in maiuscolo il nome di un magistrato attento solo alla ribalta dei mass media di ritorno da una vacanza guatemalteca .L’ossessione della presenza (peraltro personale) nelle istituzioni quando la politica istituzionale conta quasi nulla è il segno del “si salvi chi può”. La lista Arcobaleno non aveva un’anima, era solo una unione di simbolini; oggi è peggio, nella lista arancione al Prc e al Pdci addirittura non viene concesso di apparire, nessun intervento, fuori dalle conferenze stampa. Il baratto è chiaro: un posto in Parlamento ai rispettivi segretari ma nessun contenuto, nessuna presenza neanche simbolica. Al punto sei del decalogo incredibilmente si “ingoia”un inno all’impresa “6)Vogliamo che gli imprenditori possano sviluppare progetti, ricerca e prodotti senza essere soffocati dalla finanza, dalla burocrazia e dalle tasse”. E’ questa la strada? Sinceramente pensiamo di no!  Oggi una legge elettorale che brucia i tempi e obbliga ad una raccolta firme in pochissimo tempo ci impedisce la presentazione in ogni luogo, ma continuiamo a lavorare per ricostruire un vero Partito Comunista, con l’orgoglio della nostra storia e la capacità di riconoscere ed evitare gli errori che sono stati commessi. Vorremmo non sentire né vedere più gente come Diliberto che, dopo l’Arcobaleno,  guardando il simbolo con la falce ed il martello, diceva:” ricominciamo da lì!” (sic!)

Sarà un lavoro per la trasformazione socialista della società, un impegno lungo ma non infinito: le contraddizioni della crisi strutturale del capitalismo stanno arrivando al pettine più in fretta di quello che può apparire.

Molti errori sono stati commessi e su questo serve una netta autocritica. Esser comunisti significa avere un progetto moderno e reale di cambiamento della società, una teoria giusta –quella marxista-leninista- e tanta passione politica con cui attrarre le nuove generazioni passando loro un glorioso testimone.Vale solo più il nostro impegno per un processo costituente la ricostruzione di un vero Partito Comunista, per le nuove generazioni , per una vera Gioventù Comunista. Possiamo farcela: i comunisti con i comunisti!

A tal fine vengono prese le seguenti misure organizzative e messe in votazione, attuate  e valorizzate con assemblee regionali da tenersi nel breve periodo:

-Gruppi di lavoro nazionali, da affiancare al lavoro della Direzione.

-Sviluppo del FUL (Fronte Unito dei lavoratori) nelle aziende in cui abbiamo una presenza, indipendentemente dalla collocazione sindacale.

-Autofinanziamento:accolta straordinaria ed ordinaria  (verifica dei versamenti dei membri degli organismi dirigenti).

-Nuove generazioni: appoggio di ogni struttura organizzata ai progetti di iniziativa politica.

-Organizzazione: i responsabili regionali e provinciali saranno titolari del  nuovo tesseramento 2013 e della costruzione di relativi uffici elettorali.

 

-Utilizzo dei socialnetwork:l’avvento di internet e la presenza di luoghi di informazione, partecipazione, scambio di opinioni virtuali è uno delle caratteristiche che connotano maggiormente la nostra epoca. Come ogni meccanismo della società anche questo mezzo produce opportunità e nasconde allo stesso tempo insidie; compito dei comunisti è quello di saper operare con i mezzi messi a disposizione dalle nuove tecnologie nel modo più opportuno e congeniale all’ottenimento dei propri scopi, al rafforzamento dell’organizzazione, al lavoro di propaganda delle analisi e delle attività del Partito. Particolare attenzione va poi prestata ai social network, ed in particolare a facebook. Obiettivo di questa comunicazione è dare delle linee guida per il lavoro dei compagni, tanto sui profili di partito (regionali, provinciali, di sezione che vanno gestiti esclusivamente dalle organizzazioni periferiche) tanto sui profili personali, da cui devono esser cancellati i simboli del partito, specie di quanti sono riconosciuti a livello di massa come quadri e militanti della nostra organizzazione. In particolare si invitano i compagni a:

ricordare che i social network non costituiscono in nessun modo una sostituzione della struttura organizzativa del partito. Essi possono agevolare nella forma dei messaggi privati o dei gruppi privati la comunicazione tra dirigenti, quadri e militanti, come mezzo di sostituzione del telefono o della mail, ma è bene sempre ricordare che l’organizzazione e la propaganda sono forme di lavoro distinto;

ricordare che i social network non sono un luogo di discussione politica, non sostituiscono gli appositi luoghi dell’organizzazione e soprattutto non devono essere luogo di discussioni, magari con opinioni contrastanti, tra compagni del partito su argomenti che abbiano rilevanza politica: per questi ci sono i luoghi di democrazia interna previsti dall’organizzazione, che si esauriscono con decisioni poi vincolanti per tutti i compagni, all’insegna del centralismo democratico;

tenere sempre bene a mente che i social network, facebook in particolare, debbono essere considerati da tutti i compagni, come luogo di propaganda. La virtualizzazione del luogo di incontro sociale, è specie per le nuove generazioni un dato da cui non possiamo prescindere per orientare il nostro lavoro. Postare su facebook un comunicato, un articolo, ha un significato simile ad un volantinaggio. L’azione dei militanti del partito, partendo da questa condizione oggettiva deve poi essere indirizzata allo sviluppo di relazioni reali, che vadano oltre il virtuale, rompendo la tendenza alla virtualizzazione del conflitto, che sempre più appare un dato costante della attuale fase politica. Troppo spesso si confonde una mera adesione virtuale, ad esempio ad un’assemblea o una manifestazione, con la partecipazione reale; non si tratta di una casualità, ma di una strategia congeniale al mantenimento dello stato di cose presente, mitigato dall’apparenza di una potenzialità che si esprime tuttavia in forme innocue o peggio ancora prestabilite. Come diceva Lenin «La matematica può esplorare la quarta dimensione e il mondo di ciò che è possibile, ma lo zar può essere rovesciato solo nella terza dimensione»;

fedeli a questa premessa

- propagandare le analisi, gli articoli, e tutto il materiale messo a disposizione dal partito.

Ogni volta che il sito nazionale del partito o l’account facebook del segretario nazionale immette un articolo o un comunicato questo va inviato e replicato dovunque a mezzo del sito internet o degli stessi social network, facendo arrivare a più persone possibile la nostra idea;

-aumentare il lavoro nei confronti dei non iscritti al partito. Troppo spesso infatti il lavoro di propaganda è concepito dai nostri compagni, in funzione interna, facendo cioè circolare solamente tra i compagni stessi il materiale. Si tratta di un errore imperdonabile, perché la propaganda non si fa all’interno del partito, ma all’esterno; la sua funzione non è convincere i già convinti, ma allargare i consensi e le adesioni al partito. Non serve a nulla intasare le bacheche di facebook dei compagni, è necessario che ognuno raduni gruppi di contatti territorialmente o per ambito di riferimento, al di fuori del partito, con il fine di far conoscere le nostre posizioni e aumentare il numero di nostri militanti.

 

-Costruzione dell’Organizzazione all’estero, programma di propaganda tra gli Italiani all’estero- Contributo delle rappresentanze estere al programma di CSP-Partito Comunista

Gennaio 2013

  • rilancio dei Com.It.Es. per il loro potenziamento ed una piena efficacia del loro lavoro al servizio dei cittadini italiani residenti all’estero;
  • modifica delle procedure di regolamento e di rendicontazione dei Co.As.Sc.It. in accordo con la normativa italiana di trasparenza di bilancio per strutture a finanziamento pubblico;
  • riforma dei servizi della rete consolare;
  • piena integrazione degli emigrati, in particolare dei giovani e delle donne, attraverso programmi di formazione e di sostegno alla conoscenza della lingua e cultura del paese di residenza;
  • diritto a un voto all’estero libero e garantito e, soprattutto, non più per corrispondenza.

Programma dettagliato

1. Com.It.Es.

Noi comunisti vogliamo modificare la legge 286/2003 istitutiva dei Com.It.Es., sia per dare loro più poteri di indirizzo e di controllo che per dare a noi residenti all’estero maggior voce nei confronti allo Stato italiano. Ai Com.It.Es. va dato un ruolo di direzione politica di attività specifiche sul territorio e di controllo sull’operato delle strutture consolari di riferimento. Noi comunisti vogliamo, inoltre, che i Com.It.Es. siano organi realmente democratici e quindi ne vogliamo aumentare tanto la trasparenza, quanto i poteri di controllo e di decisione. Vogliamo, perciò, che di ogni Com.It.Es venga effettuata la pubblicazione delle sue attività, dei suoi bilanci e dei suoi verbali di riunione. In sostanza, chiediamo che essi adempiano alle funzioni cui sono preposti, anche se purtroppo in alcuni Paesi non accade.

Vogliamo, inoltre, puntare all’abbassamento del numero di iscritti all’AIRE necessario alla creazione dei Com.It.Es. ed alla istituzione di un controllo da parte dei cittadini, e dei loro organi di rappresentanza locali (associazioni, ecc.), della funzione di nomina da parte dell’Ambasciatore, peraltro prevista dalla suddetta legge.

2. Co.As.Sc.It.

I Co.As.Sc.It sono Enti con personalità giuridica di carattere privato, ma il cui funzionamento è garantito da fondi pubblici. Finora per i Co.As.Sc.It. non è stato previsto né l’obbligo di rendicontazione dei bilanci (che di regola vengono sottoposti solo al controllo d’ufficio delle autorità consolari), né la pubblicazione dei verbali delle riunioni (prassi questa purtroppo sostenuta dalle direttive del Ministero Affari Esteri). Noi comunisti riteniamo invece che i Co.As.Sc.It., pur essendo enti privati e quindi sottoposti alla legislazione vigente nel Paese di attività, proprio in virtù del loro finanziamento pubblico italiano debbano ottemperare alle norme di trasparenza dei bilanci, previste dalla nostra legge nazionale.

3. Consolati

La nostra critica dei Consolati concerne tanto il loro ruolo che il loro funzionamento. Il loro ruolo dovrebbe essere strettamente amministrativo ( e non diplomatico-amministrativo) ed il loro funzionamento dovrebbe essere snellito. Proponiamo pertanto che:

  1. si inverta la tendenza alla loro chiusura e la si sostituisca, dove opportuno, con la creazione di Uffici Consolari
  2. la gestione di questi Uffici venga affidata ad un dirigente amministrativo e poco personale assunto in loco, il che garantirebbe inoltre sia la conoscenza delle realtà locali che ridottissimi costi di funzionamento (rispetto ai correnti dei Consolati)
  3. almeno una parte dei fondi risparmiati sulla chiusura di alcuni Consolati venga investita nel miglioramento dei servizi di quelli operanti (ad es. considerando i bisogni della popolazione anziana o di quella non abituata alle operazioni in rete)
  4. Consolati ed Uffici Consolari diventino un vero e proprio «sportello» al totale servizio dei cittadini (dai piccoli agli anziani)
  5. aumenti il personale qualificato presente all’interno dei Consolati esistenti/necessari
  6. 6. si semplifichi l’ottenimento dei documenti fatti nei Consolati ed Uffici Consolari e si riduca il loro costo per il cittadino ogni tipo di documento
  7. 7. vengano garantiti i servizi di assistenza giuridica (penale e civile) e quelli notarili a tariffe sociali
  8. venga garantita la presenza di Corrispondenti Consolari in tutte le agglomerazioni di connazionali pari e superiori a 200 unità.

Chiediamo, inoltre, maggiori competenze delle istituzioni (Com.It.Es. e CGIE) e degli organi consolari (Co.A.Sc.It., Comitato Assistenza Scolastica Italiana, ecc.) e totale trasparenza dei loro bilanci, nonché pubblicazione dei verbali delle loro riunioni e consuntivi attività.

4. Integrazione

Per noi “integrazione” significa favorire, nello spirito di un servizio pubblico aperto a tutti gli aventi diritto, dell’insegnamento della lingua e la diffusione della cultura italiane. Questo deve aiutare soprattutto i giovani e quanti, nati o residenti all’estero da tempo, decidano di andare/rientrare in Italia. Consideriamo altrettanto importante l’apprendimento della lingua e cultura locali. Con la lingua e la cultura italiane vogliamo favorire l’identificazione dei nostri cittadini con la loro storia.

Il Comitato Centrale, con votazione all’unanimità, ha inoltre proceduto alla cooptazione in Direzione Nazionale del compagno Danilo Pichetto, segretario della Liguria e del compagno Marco Traverso, segretario di Genova.

Sempre con votazione unanime è stata approvata la cooptazione  dei seguenti compagni nello stesso Comitato Centrale:

Salvatore Catello, Franco Pugliese, Davide Rebagliati, Massimo Recchioni, Roberta Tagliavini.

La Direzione Nazionale, su richiesta della CNGC e con parere favorevole del Segretario Nazionale, con voto unanime, ha indicato il compagno Alessandro Zingone commissario della Basilicata.

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