SCIOPERO DEI METALMECCANICI NO ALL’ACCORDO SULLA PRODUTTIVITA’. SI AL RILANCIO DELLE LOTTE OPERAIE E POPOLARI

05 dicembre 2012 di

SCIOPERO DEI METALMECCANICI

NO ALL’ACCORDO SULLA PRODUTTIVITA’.

SI AL RILANCIO DELLE LOTTE OPERAIE E POPOLARI

Nei giorni scorsi, è stato siglato un accordo fra Cisl, Uil e Confindustria che ha al centro il tema della produttivita’.

 

Naturalmente, la produttivita’ di cui si parla è quella del lavoro, poiché, caso mai qualcuno se ne fosse dimenticato, è il lavoro umano che produce la ricchezza in beni e servizi di un Paese.

Questo accordo, è stato preparato ed accompagnato, per giustificarne la necessità, da una grande campagna propagandistica tesa a dimostrare che, nel nostro Paese, la produttività non è più aumentata negli ultimi venti anni. (0,9 in media ogni anno, fa quasi il 20% in ventanni)

Si tratta degli anni in cui i lavoratori hanno subito il più feroce attacco al valore ed all’ammontare dei loro salari e stipendi ed ai loro diritti, poiché i padroni, anche grazie ad accordi sindacali ad essi favorevoli, hanno ridotto il costo del lavoro non aumentandone la produttività con l’innovazione tecnologica, bensì riducendo salari e stipendi.

Tuttavia, i corifei di regime si sono dimenticati di dirci che ci fu un periodo, nel nostro Paese, in cui la produttività del lavoro aumentò molto di più e che fu, proprio quello, dalla fine degli anni sessanta agli anni settanta del secolo scorso in cui, sotto l’incalzare della offensiva operaia e popolare per il salario ed i diritti sociali, la borghesia fu costretta ad introdurre elementi di innovazione tecnologica che innalzarono la produttività del lavoro.

Come ci ricordava Marx, infatti, la lotta per il salario, in regime capitalista, è un fattore di progresso per i lavoratori ed il Paese intero.

Nulla di tutto ciò troviamo nell’accordo sulla produttività siglato nei giorni scorsi. Qui i termini della questione vengono precisamente rovesciati e la contrattazione sindacale viene subordinata, ancora una volta, alla condizione aziendale come vincolo imprescindibile,assestando un ulteriore colpo alla contrattazione nazionale ed al valore generalmente progressivo che la battaglia per aumenti salariali ha, sopratutto in una situazione di crisi economica e di bassa produttività.

Naturalmente, dopo 30 anni di offensiva padronale, conosciamo i termini del ricatto dei padroni: “ se non accettate le nostre condizioni portiamo i nostri stabilimenti in altri paesi…”

Ma è proprio questo ricatto che non bisogna accettare. Per questo i comunisti indicano alcuni punti programmatici imprescindibili per una controffensiva operaia e popolare contro i padroni:

1)    Rilancio delle rivendicazioni di aumenti salariali consistenti per riequilibrare la perdita del potere di acquisto di salari e stipendi avvenuto negli anni scorsi.

2)    Nazionalizzazione ed espropriazione immediata, sotto il necessario controllo operaio per le imprese che minacciano la delocalizzazione degli impianti.

3)   Nazionalizzazione espropriazione delle principali aziende produttive e delle banche, sotto il controllo di operai, lavoratori ed utenti, per gestirne la eventuale riconversione produttiva ed il risanamento ambientale, senza perdita di posti di lavoro, ma, anzi, con la partecipazione attiva e cosciente dei lavoratori stessi.

Sulla base di questa impostazione sarà possibile spezzare il ricatto padronale e rilanciare la lotta dei lavoratori e delle lavoratrici, ricostruendo,anche, un sindacalismo di classe.

 

 

 

 

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