Discorso di chiusura di Giorgos Marinos, membro dell’Ufficio politico del C.C. del KKE, in occasione dell’Incontro comunista europeo

18 ottobre 2012 di
Incontro Comunista europeo – Bruxelles 01-02 ottobre 2012
Discorso di chiusura di Giorgos Marinos, membro dell’Ufficio politico del C.C. del KKE, in occasione dell’Incontro comunista europeo
Ringraziamo i partiti comunisti che hanno preso parte all’Incontro organizzato dal KKE, e i compagni che hanno contribuito alla discussione e condiviso la propria esperienza sullo sviluppo della lotta di classe nei loro paesi, contro l’offensiva del capitale e le forze politiche che ne servono gli interessi. Sappiamo che i problemi sono complessi, che ci sono approcci diversi su questioni molto serie d’importanza strategica, che il movimento comunista, in Europa e più in generale, si trova in gravi difficoltà, ma insistiamo. La formazione di una strategia rivoluzionaria e le tattiche corrispondenti sono una questione difficile, ma inevitabile.
E’ lo strumento insostituibile in grado di creare una solida base per la lotta politico-ideologica e di massa e contribuirà alla concentrazione e preparazione della classe operaia e delle forze popolari nel conflitto con il capitale, i suoi partiti, le sue unioni imperialiste, per il rovesciamento della barbarie capitalista.
Questa è la causa dei comunisti. E’ la causa dei partiti comunisti che si oppongono alla corrosione opportunista e difendono la lotta di classe fino alla fine, dei partiti che lottano per la prospettiva del socialismo. Questa causa serve gli interessi della classe operaia, delle forze popolari. Il regime dello sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo genera e accentua i problemi sociali. I bisogni popolari non possono essere soddisfatti su questo terreno.
L’esperienza discussa in questa sede dei partiti che lottano negli stati membri dell’UE, come nei paesi che non appartengono a quest’alleanza predatoria, porta ad una sola conclusione: il capitale sta conducendo un’offensiva profonda e congiunta il cui obiettivo è ridurre il prezzo della forza-lavoro, rendere la classe operaia più economica, aumentare i profitti dei monopoli, trasferire il peso della crisi sui popoli.
Le forze che gestiscono il capitalismo e la sua crisi stanno servendo in modo conseguente quest’obiettivo primario, a prescindere dalla forma di gestione seguita: una politica restrittiva che approfondisce la recessione dell’economia capitalista, o una politica espansiva che gonfia il deficit e il debito.
In entrambi i casi a pagarne le conseguenze è il popolo, attraverso la riduzione dei salari e delle pensioni, l’alto tasso di disoccupazione, l’abolizione dei diritti di sicurezza sociale e del lavoro, la mercificazione dei servizi sociali, le privatizzazioni, le severe misure fiscali.
Sentiamo spesso dire che il peggioramento della situazione della classe operaia, dei contadini, dei ceti medi urbani, la messa in pericolo del futuro dei giovani sono dovuti al capitalismo “sfrenato”, al neo-liberismo, al capitalismo casinò. Questo è quanto sostengono il Partito della Sinistra Europea e SYRIZA in Grecia, così come le altre forze che aspirano a gestire il sistema.
Questo richiede attenzione, poiché si tratta di uno sforzo pianificato e organizzato per ingannare il popolo. Queste caratterizzazioni cercano di nascondere la sostanza, e cioè che il responsabile della disoccupazione, la povertà e in generale dei problemi del popolo, delle crisi e delle guerre imperialiste è il modo capitalistico di produzione e non soltanto una forma della sua gestione, vale a dire il sistema che vive e si nutre dello sfruttamento della classe operaia, dell’estrazione di plusvalore, della ricerca del profitto, della competizione per l’espansione in nuovi mercati, il sistema che si basa sul potere dei monopoli e sulla proprietà capitalistica dei mezzi di produzione.
La vera causa della crisi
Lo stesso vale per la crisi. Lo staff borghese e tutte le formazioni opportuniste, soprattutto il Partito della Sinistra Europea, parlano di una “crisi finanziaria”, una “crisi del debito” e insistono su questo, nonostante che la realtà, la profondità e la durata della crisi del capitalismo li abbiano contraddetti. Inoltre, sono stati confutati anche dagli sviluppi in Grecia, Portogallo, Italia, Spagna e in altri stati e nell’Unione europea nel suo complesso.
Insistono anche se i fatti evidenziano che si tratta di una crisi del modo di produzione capitalistico, una crisi di sovra-accumulazione di capitale che esprime l’acuirsi della principale contraddizione del sistema. Insistono perché vogliono nascondere che la malattia del capitalismo è incurabile. Questa crisi e le crisi in generale mostrano che il sistema è in declino, che i suoi limiti storici sono stati superati.
Insistono al fine di promuovere nel popolo l’illusione che sia possibile seguire una politica a favore dei lavoratori pur essendo il potere, gli strumenti economici e la ricchezza nelle mani del capitale. E’ un’ingannevole trappola che noi dobbiamo denunciare e combattere, spiegando ai popoli la verità in modo aperto e deciso.
Anche nel caso in cui il motore capitalista si riavvii, la crescita sarà segnata dallo sfruttamento più selvaggio, che si realizzerà sulle rovine dei diritti dei lavoratori e dei popoli, la competizione capitalistica si intensificherà, il sistema diventerà più aggressivo e le sue possibili concessioni saranno ulteriormente ridotte.
Le premesse per una nuova crisi saranno create nelle condizioni di crescita capitalistica.
Così, la lotta dei comunisti acquista una grande e fondamentale importanza in quanto hanno il compito storico di rafforzare la lotta per il rovesciamento di un sistema putrescente, in modo che la classe operaia e il popolo assumano il potere nelle loro mani e costruiscano la nuova società, il socialismo, che più di prima è attuale e necessario. Questo potere operaio e popolare esprime gli interessi della maggioranza.
I mezzi di produzione, la ricchezza sarà di proprietà di chi la produce, chi la crea, l’economia sarà organizzata in base alla soddisfazione dei bisogni del popolo, si svilupperà in modo pianificato e sarà in grado di assicurare il diritto al lavoro per tutti, così come la gratuità dei servizi sociali.
Questo percorso di sviluppo negherà le cause delle crisi capitaliste. Il potere operaio e popolare procederà al disimpegno dalle unioni imperialiste, NATO e UE, vale a dire dalla NATO delle guerre, degli interventi e delle minacce contro i popoli e dall’UE dei 30 milioni di disoccupati e dei 127 milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà, UE che è stata costruita per servire gli interessi del capitale, delle compagnie multinazionali a scapito dei popoli e che diverrà più reazionaria.
Riguardo alla questione della “occupazione” e delle “colonie”
L’UE non è un’organizzazione sopranazionale, ma un’unione inter-statale imperialista. Vale a dire un’unione di stati capitalisti in cui la classe borghese e i suoi partiti uniscono le loro forze contro i popoli.
Lo stato borghese rimane la base dei monopoli. Lo stato borghese, come apparato per l’oppressione della classe operaia da parte della borghesia, non scompare all’interno dell’unione imperialista, ma calibra le sue funzioni. Lo vediamo tutti i giorni. Il conflitto d’interessi, la competizione per i nuovi mercati e per maggiori profitti rimane, le contraddizioni inter-imperialistiche vanno acuendosi.
Rapporti disuguali si manifestano tra gli stati capitalisti all’interno dell’unione inter-statale e più in generale nel sistema imperialista, a causa delle differenze che esistono fra i loro punti di partenza storici, il loro potenziale di sviluppo, i loro vantaggi geografici, la loro forza economica e politico-militare.
Questo è l’elemento di base che riflette la realtà e risponde all’erroneità delle analisi in tema di “occupazione”, “colonie”, “centro-periferia” o “nord-sud”.
La classe borghese è ostile ai popoli, indipendentemente dalla sua posizione geografica, indipendentemente dalla posizione dello stato capitalista nel sistema imperialista. Per esempio, in Germania e in Irlanda, in Francia e in Grecia.
La concessione dei diritti di sovranità fatta dalla classe borghese all’interno di un’organizzazione imperialista come l’UE o la NATO è qualcosa che avviene coscientemente e ha come criterio gli interessi di classe congiunti contro il popolo, per la perpetuazione del sistema capitalistico, per il più efficace funzionamento delle unioni imperialiste.
Riteniamo che tali questioni, le quali determinano la strategia dei partiti comunisti, debbano essere ulteriormente discusse nel corso della nostra lotta, come lo deve essere anche il problema seguente.
L’imperialismo non è solo una politica estera aggressiva, ma lo stadio più alto, finale del capitalismo in cui i monopoli dominano ogni settore.
Vale a dire che l’imperialismo è un sistema in cui gli stati capitalisti partecipano in base alla loro forza economica, militare e politica. La Grecia ha una posizione intermedia in questo sistema e svolge la propria parte nella realizzazione dei piani imperialisti. Schiera, ad esempio, forze e basi militari per le guerre imperialiste della NATO contro l’Afghanistan, l’Iraq e la Libia. Se la base militare greca di Suda a Creta non fosse stata utilizzata, le operazioni militari avrebbero subito gravi difficoltà.
I problemi causati dall’integrazione nelle organizzazioni imperialiste possono essere eliminati se le loro cause sono sradicate, se l’organizzazione capitalistica dell’economia e della società viene rovesciata, se i problemi del potere e della proprietà dei mezzi di produzione sono risolti.
L’importanza della lotta a livello nazionale
E’ stato dimostrato, sia teoricamente che praticamente, che la legge dello sviluppo ineguale è una legge assoluta del capitalismo. L’ineguaglianza dello sviluppo economico crea condizioni diverse per lo sviluppo della lotta di classe e disuguaglianze si manifesteranno anche nella maturazione delle pre-condizioni per la rivoluzione socialista.
Gli sviluppi oggettivi, una profonda crisi economica e politica, una guerra imperialista possono provocare una situazione rivoluzionaria, e pongono la questione del rovesciamento del sistema, che sarebbe meglio avvenisse non in un paese solo, ma in un gruppo di paesi, aiutandoci così a condurre la lotta da una posizione migliore.
Ma nel momento in cui la storia busserà alla porta di questo o quel paese, non possiamo affermare che ci si attenderà il rovesciamento del continente europeo nel suo complesso. Questa posizione sottovaluta la lotta di classe a livello nazionale e ha un impatto molto negativo sulla preparazione dei partiti comunisti, della classe operaia e dei popoli ai duri scontri di classe.
Naturalmente, abbiamo bisogno di intensificare gli sforzi per un coordinamento europeo e internazionale della lotta, ma la questione fondamentale è che i partiti comunisti e la classe operaia devono essere forti, ben preparati al fine di condurre la lotta per risolvere la contraddizione capitale-lavoro. Possiamo, per esempio, rafforzare il coordinamento della lotta a livello internazionale e avanzare nella ricomposizione del movimento operaio a livello nazionale e su queste basi dobbiamo dare impulso alle attività della Federazione Sindacale Mondiale (FSM). Si tratta di un obiettivo importante che abbiamo deciso nel corso delle riunioni internazionali dei partiti comunisti e su cui dobbiamo fare progressi.
Da questo punto di vista, vorremmo salutare la decisione dei sindacati del Sudafrica, i sindacati del COSATU, che nel loro recente congresso hanno deciso di aderire alla FSM.
Sulla politica di alleanze dei partiti comunisti
Il KKE si batte quotidianamente per gli obiettivi di lotta che corrispondono agli interessi del popolo. Lotta per l’aumento della tassazione del capitale, allo stesso tempo lotta per l’aumento dei salari e delle pensioni, per la gratuità dei servizi sociali, per la riduzione delle imposte sulle famiglie degli strati popolari.
Combinare gli obiettivi di lotta è necessario, ma ciò che è centrale è la direzione in cui questa lotta è inserita. E’ centrale che la lotta per l’uno o l’altro problema sia legata agli sforzi per il miglioramento dell’organizzazione della classe operaia, per il cambiamento di rapporti dei forza, collegata alla lotta per il rovesciamento del sistema, per l’abolizione del regime dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
La violazione di questa linea di lotta, la sostituzione della strategia con le iniziative in corso relative all’uno o l’altro problema conduce i partiti comunisti sulla via della gestione del sistema.
Anche se l’obiettivo per l’aumento della tassazione del capitale venisse raggiunto, non viene negata la tendenza di base del capitale che è collegata alla linea politica dello stato borghese per il rafforzamento delle attività affaristiche, per il rafforzamento della competitività del capitale, per il finanziamento delle imprese a carico del bilancio dello stato.
La lotta per il socialismo non può essere semplicemente una dichiarazione, un proclama. E’ la direzione di base a determinare l’attività quotidiana dei comunisti in ogni campo. In questa direzione, la lotta di classe può essere rafforzata e i comunisti devono svolgere il ruolo di primo piano al fine di creare forti basi nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro, di rafforzare l’unità di classe della classe operaia, di sconfiggere le forze della collaborazione di classe nel movimento sindacale, di sconfiggere l’opportunismo e ogni politica di gestione.
L’alleanza sociale della classe operaia con i piccoli e medi contadini e gli strati urbani piccolo-borghesi deve procedere, con la partecipazione della gioventù e delle donne, delle famiglie degli strati popolari, per farla diventare una vera forza per il rovesciamento del sistema.
La politica delle alleanze dei comunisti è determinata dall’obiettivo di rovesciare il regime di sfruttamento e non di mantenerlo. Ogni forza politica è giudicata non dall’etichetta che si dà, ma per la sua posizione nei confronti dello sfruttamento del lavoro da parte del capitale, la sua posizione nei confronti delle unioni imperialiste.
L’esempio di SYRIZA in Grecia, del Blocco di sinistra in Portogallo, della Die Linke in Germania e di altre simili formazioni è tipico. Deve essere chiaro che le forze politiche che difendono il capitalismo e l’Unione europea non possono diventare forze consistenti di resistenza e di difesa degli interessi popolari, alleate dei comunisti, etichetta che tuttavia a sinistra molti utilizzano.
Il partito della “Sinistra Democratica” in Grecia ha ricevuto una parte del voto popolare nelle elezioni e oggi, come sinistra di governo, collabora con il partito liberale di ND e il socialdemocratico PASOK, governa e partecipa all’imposizione di pesanti misure antipopolari.
Dobbiamo costruire solidi partiti rivoluzionari
Abbiamo il dovere storico di combattere e vincere le nostre debolezze e di contribuire alla creazione di partiti rivoluzionari, con basi solide, forti legami con la classe operaia, la gioventù e gli strati popolari, in conflitto quotidiano con la barbarie capitalista, il capitale e i suoi partiti. In conflitto con le mostruosità fasciste che sfruttano e utilizzano a loro vantaggio i timori delle persone, come il partito nazista di “Alba Dorata” sta facendo in Grecia.
Salutiamo calorosamente le lotte dei lavoratori e dei disoccupati in Portogallo, Spagna, Italia, Grecia. Organizzeremo al meglio le nostre forze contro i padroni e la repressione dello stato, che rivela il carattere di classe e antipopolare della democrazia parlamentare borghese, e rafforzeremo la solidarietà di classe.
Condanniamo l’intervento imperialista in Siria, le minacce contro l’Iran, e tale condanna va espressa in modo concreto in tutti i paesi.
da inter.kke.gr/News/news2012/2012-10-03-ecm-kleisimo
Traduzione dall’inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
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