ATTUALITA’ DI MARX

24 giugno 2012 di

ATTUALITA’ DI MARX

CSP-PARTITO COMUNISTA Emilia Romagna Sabato 23 giugno .

Nota di Mauro Bonazzi

Tra i libri pubblicati, in questi ultimi anni sulla figura di Carlo Marx mi limito a segnalarne uno: “Ben tornato Marx” (Diego Fusaro,  Bompiani, 2009) che inizia con queste parole: Uno spettro si aggira per il mondo: la spettro di Carlo Marx.

La crisi economica che inizia negli Stati Uniti nell’estate del 2007  porta alla “riscoperta” di Marx da parte di chi lo aveva frettolosamente dato per superato.

Tale crisi, è bene non dimenticarlo,  è dovuta, principalmente all’in­troduzione nel mondo, da parte delle banche di  “prodotti tossici” inventati dalla cosiddetta “finanza creativa”.

Infatti, negli anni 2009-2010 si rinnova l’attenzione di studiosi verso i testi di Marx che, mi sia consentito sottolineare, vanno letti e collocati nel loro contesto storico per capire cosa ci possono dire sull’oggi e non riposti ad impolverasi su uno scaffale.

Questa riscoperta avviene perché ritengo si possa affermare, con poche possibilità di smentita, che la struttura economica della società in cui viviamo è ancora quella descritta da Marx.

Si potrebbe azzardare che essa è più vicina ai testi di Marx di quanto lo fosse la realtà dei suoi tempi: basta pensare alla costruzione di un mercato mondiale.

Vorrei sviluppare questo breve intervento senza usare, volutamente, difficili termini politici, filosofici ed economici, poiché penso che una della principali difficoltà che dovremo affrontare nella costruzione della società comunista sia quella di riuscire ad avviare un dialogo con le tante persone che, oggi, affermano di volersi impegnare nella costruzione di una società migliore di quella nella quale vivono.

Un obiettivo di questo genere può essere parte e compatibile con l’idea comunista che può essere pensata, se ci limitiamo ad usare le parole più semplici cui ho accennato prima, come il tentativo di realizzare una società nella quale il profitto generato da chi lavora sia utilizzato per migliorare la società in cui vivono tutte le persone che lavorano e non vada a finire nelle tasche di pochissimi arroganti profittatori e questo deve significare nella società comunista i rapporti di forza devono essere rivoluzionati rispetto agli attuali.

Succede, però, che appena, appena tentiamo di intavolare un dialogo con i numerosi volonterosi, appartenenti alla società attiva (termine per me migliore di società civile) e accenniamo al fatto che i loro sforzi potrebbero aiutare nella costruzione di una società comunista, si assiste ad una, quasi irosa, levata di scudi che si concretizza in una unica affermazione: comunismo significa dittatura, fame e miseria.

Di qui la necessità di sviluppare una azione, attraverso le parole più semplici, che porti le persone a conoscere le basi dell’idea comunista e contemporaneamente sveli quanto siano ingannevoli le informazioni sul comunismo che ha fatto e fa circolare il capitalismo occidentale.

A questo proposito voglio fare solo un esempio leggendovi poche righe riportate sull’Ordine Nuovo (giornale dei socialisti torinesi fondato da Gramsci, Togliatti, Terracini e Tasca) che nel N° 11  del 26 luglio 1919, illustra nel dettaglio le modalità con le quali i paesi capitalisti osteggiano i governi che tentano di darsi una struttura socialista e provocano quella “povertà” che sostengono sia, invece, originata da qualunque tipo di governo che tenti di costruire una società socialista.

 

 

 

 

In questo articolo si riportano le riflessioni di un giornalista inglese che si chiede quale sarebbe la reazione del popolo inglese se conoscesse la realtà dei fatti; scrive infatti il giornalista:

 

L’uomo del popolo s’è ormai riavuto dall’intossicazione della vittoria ed è contrario alla coscrizione, o sta per diventarlo. Né, se si porta la sua attenzione sulla spe­dizione in Russia, egli può dichiararsi favorevole ad essa.

Se si potesse fare un referendum sopra alcune questioni, esso si risolverebbe in un imponente voto contro il governo. Se si potessero sottoporre a referendum queste due domande:

1° pensate voi che dopo aver ridotto l’esercito tedesco a 100.000 uomini, sia necessario che noi manteniamo e paghiamo una forza di 900.000 uomini?

2° pensate voi che dopo aver obbligato la Ger­mania ad abolire la coscrizione, dobbiamo adottarla noi a nostra volta?

Io credo che la risposta a queste due domande sa­rebbe un « no » schiacciante.

 

Inoltre, se fossero resi noti alcuni dei fatti relativi al nostro intervento in Russia, essi susciterebbero senza dubbio un movimento generale di rivolta e di disgusto. Il brutto è che solo i lettori del Daily Herald, del Manchester Guardian, e del Daily News sono in grado di conoscere questi fatti.

Io vorrei ad esempio fare un referendum sulla questione del blocco della Russia e dell’Ungheria. Mentre il tifo infierisce nell’inverno e il colera nell’estate noi impediamo l’im­portazione in Russia di ogni genere di medicinali, e proibiamo persino alla Croce Rossa danese di man­dare una missione. Il nostro rifiuto a permettere che i rifornimenti della Croce Rossa giungano all’esercito dei Soviet (per non parlare della popolazione civile) è un’aperta violazione della Convenzione di Ginevra — ed è un’azione non meno barbara dell’affondamento delle nostre navi ospedale compiuto dai comandanti dei sottomarini tedeschi venendo meno agli ordini loro impartiti (e infatti essi furono sempre sconfessati). Dietro una simile politica non c’è il « paese ».

Ancora, se noi potessimo spiegare chiaramente all’uomo del popolo, che, dopo tutto il chiacchierare in­torno alla Società delle Nazioni, e a dispetto del solen­ne Patto che ci impegna a esperire, prima di prender le armi, la mediazione e l’arbitrato, noi iniziammo la guerra nella Russia e nell’Ungheria (un piccolo Stato questo dove non vi fu nessun Terrore, che non at­taccò nessun vicino, e che chiedeva solo di esser la­sciato solo) senza nemmeno pensare ad arbitrato, a mediazione, o a negoziati, l’uomo del popolo non vote­rebbe certo per la politica di Churchill.

Tutto dipende dal fatto che il Patto della Lega permette di fare guerra indefinitamente a un governo che non ci piace: basta adottare il semplice espediente di non ricono­scerlo. In questo modo un governo schiettamente so­cialista sarebbe sempre messo fuori della legge, ed escluso dalla partecipazione ai benefici della Lega. Non v’è dubbio che non solo la classe operaia, ma an­che una classe borghese liberale voterebbe contro una simile politica.

 

Proseguendo nell’opera di informazione e disvelamento si potrebbe proseguire cercando di spiegare il susseguirsi delle crisi, sempre seguendo l’insegnamento di Marx, secondo il quale nel sistema capitalistico le crisi sorgono perché “l’estensione o la riduzione della produzione non viene decisa in base al rapporto tra la produzione ed i bisogni sociali, i bisogni di una umanità socialmente sviluppata ma … in base al profitto e al rapporto tra questo profitto e il capitale impiegato”.

Questo ci permette di comprendere la crisi di oggi dove esiste un mercato che non assorbe più le merci prodotte. Mancano gli acquirenti perché non appena le merci invendute riempiono i magazzini, il capitalista riduce la produzione chiudendo le fabbriche e licenziando operai, ma in tal modo diminuisce il potere di acquisto dei consumatori e i beni invenduti continuano ad accumularsi e la crisi si avvita su se stessa portando alla distruzione di mezzi di produzione e prodotti.

Si assiste, così,  alla chiusura e smantellamento di fabbriche, all’au­men­to di lavoratori disoccupati, alla distruzione di grandi quantità di beni di consumo (mentre miliardi di individui non hanno da mangiare), alla concentrazione di capitali.

 

Engels terminava l’elogio funebre di Marx affermando: “Marx ha scoperto la legge dello sviluppo della natura umana… Ma non è tutto, Marx ha anche scoperto la legge peculiare dello sviluppo del moderno modo di produzione capitalistico e della società borghese da esso generata”.

 

E proprio grazie ai suoi studi ed insegnamenti siamo in grado di comprendere cosa si nasconde dietro a questa crisi dove tutto viene sottoposto al giudizio dei mercati e della speculazione quasi non ci fosse rimedio.

Dietro a questa crisi si nasconde ancora una volta il tentativo di mantenere il potere nelle mani di pochi.

 

Infatti nel precedente G20, a Cannes, dove si sono visti i sorrisini di Sarkosy e della Merkel, i capitalisti hanno sviluppato attimi di timore circa il fatto che l’aumento della differenza nella distribuzione della ricchezza potesse generare qualche sostanziosa protesta sociale e che bisognasse corre ai ripari.

 

Come ha risposto il Governo italiano?

Il Parlamento ha compreso di non essere in grado di fare proposte credibili per risolvere la crisi ma anziché assumersi le proprie responsabilità ha cercato la soluzione che permettesse a ciascuno di salvare il proprio seggio parlamentare e ha cercato una ragione nobile che giustificasse la loro permanenza nonostante la dichiarata incompetenza.

Hanno fatto come facevano una volta i re che per accreditare il loro potere vantavano una discendenza divina:  loro, più modestamente si sono nascosti dietro “l’interesse del Paese” e hanno permesso la costruzione di un Governo tecnico affidato a Monti che è una garanzia per il capitale avendo, tra i tanti incarichi istituzionali, fatto parte delle tre organizzazioni che, praticamente orientano, non voglio usare un termine molto più pesante, la finanza mondiale: Davos, Trilaterale, Bilderberg.

Mi permetto una brevissima informazione su queste tre organizzazioni:

Davos è una località Svizzera, dove , annualmente, un migliaio di capi di Stato e di governo, imprenditori, e leader economici tengono il World Economic Forum, dove si delineano le politiche economiche dei mercati nel mondo.

La Trilaterale è un gruppo di studio non governativo e non partitico fondato il 23 giugno 1973 per iniziativa di David Rockefeller, presidente della Chase Manhattan Bank, e di altri dirigenti e notabili, tra cui Henry Kissinger e Zbigniew Brzezinski.

La Trilaterale conta come membri più di trecento privati cittadini (uomini d’affari, politici, intellettuali), faccio notare che la platea di Davos si restringe, provenienti dall’Europa, dal Giappone e dall’America Settentrionale, e ha l’obiettivo di promuovere una cooperazione più stretta tra queste tre aree (di qui il nome). Ha la sua sede sociale a New York.

Il Gruppo Bilderberg (detto anche conferenza Bilderberg o club Bilderberg) è un incontro annuale per inviti, non ufficiale, di circa 130 partecipanti, ( si noti che la platea si restringe ancora) la maggior parte dei quali sono personalità influenti in campo economico, politico e bancario.

Il gruppo si riunisce annualmente in hotel di lusso in varie parti del mondo, normalmente in Europa, e una volta ogni quattro anni negli Stati Uniti o in Canada. Ha un ufficio a Leida nei Paesi Bassi. I nomi dei partecipanti sono resi pubblici attraverso la stampa ma la conferenza è chiusa al pubblico e ai media.

Dato che le discussioni durante questa conferenza non sono mai registrate o riportate all’esterno, questi incontri sono stati oggetto di critiche e di varie teorie del complotto.

 

Da queste brevissime note si può facilmente dedurre che i mercati non sono entità astratte e quindi incontrollabili contro i quali non ci possono essere rimedi e limitazioni tant’è che dopo la crisi del 1929, avendone comprese le cause il Governo degli Stati Uniti fece una legge per evitare che si ripetesse una situazione simile ma durante il Governo di Clinton i finanzieri riuscirono a farla abolire.

 

Una penultima annotazione voglio riservarla a quei “volonterosi” che, ideologicamente, non intendono aprire alcuna riflessione con i comunisti che sono, notoriamente, sostenitori di dittatura, fame e miseria: come si pongono nei confronti di un dato fornito dall’Unicef, reso noto attraverso un messaggio che appare in alcune reti televisive italiane, dove si evidenzia che nel ricco mondo prodotto dal Capitalismo occidentale, ogni 22 secondi muore un bambino al di sotto dei 5 anni.

Oppure, senza andare in giro per il mondo, quale risposta danno ai numeri della Caritas che ci dicono che in Italia i poveri crescono quotidianamente e in ogni realtà territoriale.

 

Voglio concludere con una brevissima annotazione che mi riporta all’attualità di Marx leggendo alcune righe di un articolo di Marcello Musto sul Manifesto del 13 novembre 2011.

In qualità di giornalista del New-York Tribune, uno dei quotidiani più diffusi del suo tempo, Marx osservò gli avvenimenti politico-istitu­zionali che, in Inghilterra, nel 1852, portarono alla nascita di uno dei primi casi di «governo tecnico» della storia, il gabinetto Aberdeen (dicembre 1852 – gennaio 1855).

Mentre il Times celebrava la nascita dell’avvenimento come il segno dell’ingresso «nel millennio politico, in un’epoca in cui lo spirito di partito è destinato a sparire e in cui soltanto genio, esperienza, industriosità e patriottismo daranno diritto ai pubblici uffici», e invocava per questo governo il sostegno degli «uomini di ogni tendenza», poiché «i suoi principi esigevano il consenso e l’appoggio universali»; Marx irrise la situazione inglese nell’articolo “Un governo decrepito. Prospettive del ministero di coalizione” (gennaio 1853).

Ciò che il Times considerava tanto moderno e avvincente costituiva per lui una farsa.

Quando la stampa di Londra annunciò un «ministero composto da uomini nuovi», Marx dichiarò che «il mondo sarà certamente non poco stupito quando avrà appreso che la nuova era nella storia sta per essere inaugurata nientemeno che da logori e decrepiti ottuagenari (…), burocrati che hanno partecipato a quasi ogni governo dalla fine del secolo scorso, membri del gabinetto, doppiamente morti, per età e usura, e richiamati in vita solo artificialmente».

Accanto al giudizio sulle persone, c’era – naturalmente – quello, ben più importante, sulla politica.

Marx si chiese, infatti: «Ci viene promessa la scomparsa totale delle lotte tra i partiti, anzi la scomparsa dei partiti stessi. Che cosa vuol dire il Times?».

 

La domanda è, purtroppo, di stringente attualità.

Nell’articolo “Operazioni del governo” (aprile 1853), Marx affermò che «forse la cosa migliore che si può dire del governo di coalizione (“tecnico”) è che esso rappresenta l’impotenza del potere (politico) in un momento di transizione».

 

Dopo alcuni interventi dei presenti le conclusioni della iniziativa sono state affidate a  MARCO RIZZO (Segretario Nazionale CSP-PARTITO COMUNISTA) che ha tracciato, sempre confrontandosi con l’attualità di Marx, una analisi della situazione internazionale, svelando le sempre presenti bugie del capitale, ed ha sottolineato le linee che guideranno il nostro lavoro nel perseguire l’obiettivo della costruzione di una società comunista.

 

 

 

 

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