Indignazione: spontaneità e manipolazione. (di Albano Nunes, segreteria del Partito Comunista Portoghese)

30 maggio 2012 di

Indignazione: spontaneità e manipolazione

di Albano Nunes,  segreteria del Partito Comunista Portoghese  da www.avante.pt

http://www.pcp.pt/30-mil-exigem-rejei%C3%A7%C3%A3o-do-pacto-de-agress%C3%A3o

Il silenzio della stampa quotidiana sulla grande manifestazione del Partito Comunista Portoghese contro il Patto di aggressione del 12 maggio a Porto, nello stesso momento in cui ad un’azione dei cosiddetti “indignati” venivano dedicate pagine intere è un caso particolarmente grave di mistificazione, ma ha una spiegazione molto semplice. La cancellazione della lotta organizzata e la promozione di quanto possa aiutare a confondere e a mettere da un lato la lotta di classe e contribuisca a indebolire il fronte antimonopolista, può solo favorire il grande capitale e ritardare i cambiamenti necessari, in Portogallo come in qualsiasi altro paese. Questo è l’obiettivo della fabbricazione e della promozione internazionale di simboli, slogans, giornate, movimenti ed anche “leaders” mondiali, come ora sta accadendo con la “Primavera dell’indignazione”.

La questione è seria e ha precedenti che non devono essere dimenticati. E’ il caso dei famosi movimenti “anti/alter globalizzazione” a suo tempo presentati come la più moderna espressione di internazionalismo; della tesi che i “blocchisti” (gli aderenti al “Bloco de Esquerda”, formazione politica che fa parte della “Sinistra Europea” cui aderiscono PRC e PDCI) e molti altri hanno difeso (e difendono) che, nel tempo della “globalizzazione”, la lotta in ambito nazionale perderebbe di senso e che lo spazio della trasformazione sociale diventerebbe quello sul piano europeo, giustificando in tal modo la loro resa all’Unione Europea dei monopoli, travestita di “europeismo di sinistra”; delle campagne che mirano a sostituire il ruolo storico della classe operaia con un “nuovo soggetto rivoluzionario”, come nel “Maggio del 68” e, più recentemente, con il “movimento dei movimenti” e le “moltitudini” di Negri; dei tentativi di rimuovere dal FSM (Forum Sociale Mondiale) i partiti e le forze rivoluzionarie e di dare spazio al riformismo e alla socialdemocrazia, di modo che persino Mario Soares (dirigente storico socialista, considerato il principale responsabile dell’arresto del movimento rivoluzionario avviato con la “rivoluzione dei garofani” portoghese, N.d.T) è apparso, fortemente mediatizzato, a innalzare le bandiere dell’ “alter globalizzazione”; è il caso delle illusioni alimentate attorno ad Attac e delle ambiziose manovre “blocchiste” per strumentalizzare il “Forum Sociale Portoghese” e imporre al movimento popolare un’agenda pilotata dall’estero; della promozione, con un cinico travestimento dell’ “internazionalismo”, del “partito della sinistra europea” da cui il PCP si è sempre smarcato a causa della sua natura sovranazionale e del suo legame ombelicale con l’UE e a cui il “Bloco de Esuqerda” si è affrettato ad aderire.

Ieri la “anti/alter globalizzazione”, oggi la “Primavera dell’indignazione” e a altre costruzioni internazionali più o meno socialdemocratizzanti, costruzioni con abiti diversi ma sempre con lo stesso proposito di addolcire il capitalismo, che arriva a riconoscere e persino a blandire il diritto di indignazione, ma sempre allo stesso scopo di recuperarlo e confinarlo entro i limiti del sistema. E nello stesso momento in cui si zittisce e combatte la lotta organizzata, si alimenta lo spontaneismo e il movimentismo inconseguente e frustrante del potenziale di lotta delle masse; si nega la realtà della lotta di classe e si combatte con tutti i mezzi il sindacato e il partito di classe; si devia per il corso di un individualismo anarchizzante e riformista i reali sentimenti di malcontento e indignazione che vengono a trovarsi temporaneamente alienati dal movimento popolare.

Il quadro complesso della situazione nazionale e internazionale racchiude grandi interrogativi e incertezze in merito alla sua evoluzione a breve e medio termine. Ma la vita conferma attraverso la crescita stessa delle lotte popolari in tutto il mondo, di cui la commemorazione del Primo Maggio ha rappresentato una magnifica espressione, che grandi pericoli coesistono con grandi possibilità di trasformazione progressista e rivoluzionaria. E’ vero, per il Portogallo e per il mondo, che la strada dell’alternativa è difficile, e che la svolta necessaria non è in vista. Essa nascerà dalla lotta stessa. Continua e organizzata, combinando la lotta in ogni paese con la solidarietà e l’azione convergente sul piano internazionale, in difesa degli interessi concreti e immediati dei lavoratori e dei popoli e avendo sempre all’orizzonte il socialismo.
E’ da questa strada che la classe dominante cerca di allontanare le masse.

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