Dalla Grecia il KKE insegna:contro l’Unione Europea, dittatura delle banche e dei monopoli. Per il Socialismo! (Dichiarazione del Segretario di CSP-PARTITO COMUNISTA Marco Rizzo).

28 maggio 2012 di

Dopo la scorsa tornata elettorale la crisi  in Grecia obbliga ad 

una nuova consultazione elettorale da tenere il 16 giugno.

Non capendo quanto sia relativo l’insediamento elettorale nelle istituzioni di governo,

molti compagni, anche in Italia, si chiedono come mai il Partito Comunista di Grecia – KKE

non accetti di allearsi elettoralmente con SYRIZA  (una coalizione composita di sinistra radicale),

in modo da assicurarsi il premio di maggioranza e governare la Grecia. Questi compagni guardano solo

 i numeri elettorali e pensano che sommare i voti possa aiutare a imprimere se non una svolta verso il

Socialismo, almeno verso una cesura netta col passato. Purtroppo in Italia , e lo diciamo

criticamente ed autocriticamente, abbiamo già avuto esperienza di cosa significa un governo

appoggiato dalle “sinistre”, ma governato di fatto dai rapporti di forza borghesi, come fu il primo

e il secondo governo Prodi e i compagni del KKE, giustamente,  non vogliono  ripetere questi

tragici errori.

Se la linea e la strategia del KKE è coerentemente orientata verso la trasformazione socialista della

società, farsi un’idea del programma di Syriza non è tanto facile. Spesso il loro programma è

confutato dalle successive interviste. Sembra di tornare in Italia quando, con Bertinotti, Diliberto

e Ferrero al governo, si diceva di esser contro la guerra e si votava la missione in Afghanistan

ed anche si tuonava contro la precarietà e si votava il protocollo su pensioni e welfare.

Se stiamo alla recente intervista di Alexis Tsipras (una specie di Vendola greco) a Liberazione,

le questioni sono messe così:

“..la discussione deve procedere su questi 5 assi. In primo luogo la cancellazione immediata delle

misure previste dal memorandum, … In secondo… luogo la cancellazione delle

leggi che distruggono diritti fondamentali dei lavoratori, … In terzo luogo … cambio della legge

elettorale … Poi il controllo pubblico del sistema bancario … Vogliamo trasformare le banche da

strumento per la speculazione a strumento per lo sviluppo dell’economia e dell’occupazione, per

rafforzare le piccole e medie imprese. Per ultimo, ma non per importanza, la creazione di un

audit pubblico sul debito, una moratoria sul pagamento del debito e la ricerca di una

soluzione in Europa giusta e sostenibile. La crisi non è semplicemente della Grecia. E’ una crisi

europea e dobbiamo trovare una soluzione a quel livello.»

«Il futuro dell’Europa è la giustizia sociale, lo sviluppo, la solidarietà.»

Non si parla già più di “nazionalizzare” le banche, come si fa invece nel programma completo,

ma solo di metterle sotto controllo pubblico, che non è certo la stessa cosa. Così come nei “cinque

assi” non si parla affatto di uscire dalla NATO e espellere le basi in territorio greco, come  si faceva 

invece ancora nel programma.

Ma andiamo al quinto “asse”, che è quello davvero qualificante. Fare bei programmi su scuola,

sanità, lavoro, tasse, ecologia, e chi più ne ha più ne metta, è abbastanza facile; ma è sotto gli occhi

di tutti che il primo problema che il nuovo governo dovrà affrontare è il debito pubblico e il diktat

europeo.

Syriza non propone di USCIRE da questa prigione che è l’UE, ma di riformarla, magari

conquistandosi la fiducia dei ‘mercati’!

Che cosa sarebbe questo “audit”, che tanti anche qui in Italia propongono? Una giuria (nazionale o

internazionale?) che dovrebbe stabilire quale debito è illegittimo e quale no, quale va ripagato e

quale va respinto. Ma il popolo greco ha interesse solo a garantire i piccoli risparmiatori e buttare a

mare i grossi speculatori nazionali e internazionali, e per fare questo ci vuole un audit?

Il quinto asse continua proponendo una “moratoria” sul debito. Ciò è confermato dal programma

più esteso, dove si legge: «Rinegoziare gli interessi e sospendere i pagamenti fino a quando

l’economia non si sarà ripresa e tornino la crescita e l’occupazione». Questo significa cavare le

castagne dal fuoco al capitalismo internazionale. Rinegoziare cosa e con chi? È più che scontato

infatti che la Grecia non potrà pagare gli interessi, neanche con politiche “draconiane”, quindi è

interesse degli strozzini internazionali dare respiro al povero strozzato per non farlo annegare.

Ingrassata di nuovo la vacca riprenderanno a spremerla?

Ancora, «la ricerca di una soluzione in Europa giusta e sostenibile». «Esigere dalla UE un

cambiamento del ruolo della BCE perché finanzi direttamente gli Stati e i programmi di

investimento pubblico», si legge nel programma completo. Ma questi finanziamenti, come pare,

sono a debito. In tal caso sono né più né meno che gli European Bond che chiede anche Monti e

Hollande, ossia ancora debiti sulle spalle dei popoli europei, o addirittura i project bond che pure

la Merkel accetterà, ossia debiti per finanziare le “grandi opere”, contro cui per esempio in Val Susa

ci stiamo battendo strenuamente.

Un conto sono le belle parole, ma la sostanza è che un’“Europa diversa”, un’Europa dei popoli non può

esistere senza una vera “rottura”,  e per far questo non si può chiedere alle centrali capitalistiche

“audit”, “rinegoziazioni degli interessi”, ecc.

Ancora una volta si attacca come origine dei mali il “neoliberismo” ( neo?),

credendo che quello sia solo una malattia passeggera del capitalismo. La malattia è il capitalismo.

Non esiste un capitalismo buono ed uno cattivo. Esiste il capitalismo!

I compagni che criticano il KKE perché esso non vuole entrare in un governo insieme a forze che

sono oggettivamente meno che riformiste come Syriza, dovrebbero prima immaginare in che

situazione si potrebbe trovare il KKE in minoranza in un governo con questi e come potrebbe poi

spiegare al popolo che gli ha dato fiducia, che stanno facendo il lavoro per il capitale.

E’ possibile  che , nel breve periodo, la scelta  coerente dei compagni del KKE possa non tradursi

in avanzata elettorale; ma certo in termini strategici i risultati saranno diversi, perchè altra è la 

strada che prospetta il KKE e che prospettiamo anche noi di CSP-PARTITO COMUNISTA:

i margini del riformismo non esistono più!

Contro l’Unione Europea, dittatura delle banche e dei monopoli. Per il Socialismo!

Roma 28 maggio 2012

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