L’importanza dello studio critico della costruzione del socialismo nel XX secolo per rafforzare il movimento operaio, per il contrattacco efficace di Aleka Papariga, Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista di Grecia

05 aprile 2012 di
L’importanza dello studio critico della costruzione del socialismo nel XX secolo per rafforzare il movimento operaio, per il contrattacco efficace
di Aleka Papariga, Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista di Grecia
Quando abbiamo reso pubblico il tema del nostro XVIII Congresso, che oltre alla prevista relazione sul nostro lavoro includeva le nostre conclusioni sulla costruzione socialista, alcuni amici del Partito si chiedevano se fosse il caso, nelle condizioni attuali con la comparsa dei primi segnali della crisi economica capitalistica a livello internazionale, che il Partito trattasse una questione così importante che, a loro parere, non aveva la priorità. Non è necessario ricordare la reazione della stampa borghese, i commenti ironici e caustici di giornalisti noti cui disturbava che affrontassimo questo problema, pur sapendo in anticipo il motivo che ci aveva spinto a prendere questa decisione. La loro reazione era perfettamente giustificata. Hanno un forte istinto nel percepire tutto ciò che può dare forza e dinamica al movimento rivoluzionario.
Noi, fin dal primo momento in cui ci siamo resi conto che il famoso corso della perestrojka non era altro che l’inizio della controrivoluzione e della sconfitta temporanea del sistema socialista, abbiamo capito che era necessario affrontare il grande compito di fornire risposte a domande ragionevoli che vengono tanto a noi come a tutte le persone progressiste su quello che è successo, in quanto impreparati a questo tragico evento. Non avevamo previsto e purtroppo non abbiamo avuto i riflessi per reagire poco prima che la bandiera rossa fosse ammainata dal Cremlino.
Dato che il nostro Partito non era al potere, non ha avuto nessuna responsabilità diretta nella costruzione socialista. Tuttavia, la posizione che considerava il Partito come parte del problema era del tutto corretta. Inoltre, la bufera della controrivoluzione che si è abbattuta contro tutti i partiti comunisti ha creato una crisi interna, che portò alcuni alla scissione o alla piena mutazione e in altri provocò confusione o anche domande sulla propria natura.
Il KKE nel primo periodo che si stava determinando il futuro del socialismo in Unione Sovietica, cioè dal 1989 al 1991, entrò in una profonda crisi ideologica, politica e organizzativa che portò alla scissione con l’abbandono di una parte significativa dei membri del Comitato Centrale guidati dall’allora Segretario Generale del CC. Nei fatti, stavano promuovendo la condanna del movimento rivoluzionario e il corso della costruzione del socialismo, cercando di trasformare il Partito in un Partito di sinistra opportunista, sciolto in un’alleanza di sinistra che appoggiasse alcune riforme limitate alla gestione del sistema.
La crisi ha rivelato l’esistenza nella direzione del Partito di una forte corrente opportunista di destra che aveva l’approvazione del sistema politico borghese. La crisi che ha patito il KKE non era solamente importata. Nemmeno l’attribuiamo al solo trionfo della controrivoluzione e al suo impatto interno. Gli avvenimenti internazionali l’hanno rivelata prima, ma soprattutto hanno definito l’entità delle perdite, nel senso che l’amarezza causata dell’improvviso arretramento ha reso difficile vedere per migliaia di comunisti fin dall’inizio il carattere della crisi del Partito e ha portato alla loro smobilitazione.
Noi membri del CC che abbiamo partecipato allo scontro sulla crisi o chi se n’è reso conto in seguito, non dobbiamo dimenticare che abbiamo fatto al meglio il nostro dovere in base al nostro statuto, che stabilisce il centralismo democratico, che garantisce oggettivamente i termini della democrazia all’interno del Partito per sviluppare il dialogo e il dibattito, in modo che tutti partecipino creando così una vera maggioranza. Quando la spaccatura nella direzione del Partito ha a che fare con questioni di strategia, questioni che letteralmente riguardano l’esistenza del Partito, allora il problema non può essere risolto con il principale organismo stesso, può essere nascosto, anche se esiste e può letteralmente fare esplodere il Partito.
La spaccatura è inevitabile in tali circostanze. Non è in modo generale ed astratto un evento tragico. Conduce finalmente all’espulsione dal Partito rivoluzionario delle forze e quadri che hanno scelto la via del consenso, che hanno scelto di agire in conformità con le regole del sistema politico borghese. In tali casi la scissione porta a un consolidamento quando tutte le opzioni si sono esaurite e non vi è altro modo. Se l’avessimo fatto prima, se non ci fosse stata l’irragionevole (sottolineiamo che ci riferiamo alle specifiche condizioni internazionali e interne) paura della scissione, sicuramente in seguito sufficienti membri e alcuni quadri del Partito non si sarebbero persi per strada in un periodo così cruciale per il movimento popolare in generale.
Ancora una volta l’opportunismo di destra appare come forza controrivoluzionaria sotto il socialismo, come una forza di divisione del movimento comunista rivoluzionario. Se non lo si combatte in tempo, se sottovalutato ha la forza di infliggere un colpo devastante e far retroceder il movimento comunista decenni indietro.
Gli anni 1989-1991 sono stati fra i momenti più difficili per il nostro Partito, anche rispetto al periodo d’illegalità o alla sconfitta nella guerra civile 1946-1949. Allora ci fu l’ascesa del movimento comunista, si andava formando il sistema socialista in Europa, miglioravano a livello mondiale i rapporti di forza internazionale. Di conseguenza, la difficoltà, la sconfitta in un paese, non furono sufficienti per creare confusione e una profonda delusione.
Infine, il KKE ha trovato la sua strada nel tempo, mutatis mutandis, è riuscito a superare la crisi, mettersi in piedi e mantenere, anche in quel momento, il suo prestigio e influenza sul popolo in un momento in cui tutti i “segnali” erano contro di noi. Il nemico di classe utilizzando molteplici forme e meccanismi ha accolto i quadri del Partito che avevano abbandonato, assistendoli sistematicamente e, contemporaneamente, lanciò apertamente il suo anticomunismo contro il KKE, con tutti i mezzi di cui dispone, ideologi, politici e con vili calunnie.
Il percorso seguito dai partiti comunisti fratelli che non esaminarono apertamente il problema della crisi, non li ha risparmiati dalle avventure future. Alcuni di loro hanno preferito lasciare da parte il problema della vittoria della controrivoluzione nel timore di una possibile o certa divisione, e impegnarsi nella lotta quotidiana per i problemi immediati e vitali, senza rinnovare il programma dopo i grandi cambiamenti negativi che si erano prodotti. Indipendentemente dalla loro volontà e a prescindere dalle loro intenzioni (sicuramente in alcuni casi le intenzioni non erano affatto innocenti) hanno avuto e continuano ad avere difficoltà ora che sono esposti a contraddizioni gravi e insormontabili. Senza un percorso orientato verso il socialismo non è possibile che i partiti comunisti facciano fronte ai problemi immediati e molto meno alle questioni di medio termine. Sarà un viaggio senza prospettiva che alla fine porterà all’integrazione e alla difficoltà di trattare i problemi quotidiani.
Oggi, 20 anni dopo la scissione, in condizioni di sconfitta globale del movimento rivoluzionario (temporanea ma profonda con conseguenze a lungo termine), il KKE si è consolidato a livello ideologico, politico e organizzativo La sua influenza politica è in crescita, svolge un ruolo importante nella lotta di classe nel nostro paese, mentre si sta adoperando per ricomporre il movimento comunista internazionale. Al contrario, l’organizzazione politica dell’opportunismo, nonostante il sostegno che aveva, non è riuscita ad aumentare la propria influenza politica. Sta vivendo conflitti interni sulle tattiche ed è costantemente alla ricerca della “rivitalizzazione”. Si rivolge principalmente a settori di funzionari statali con salari alti e intellettuali corrotti. Non li sottovalutiamo. La nostra lotta comprende un fronte ideologico e politico permanente contro i punti di vista opportunisti che in condizioni di imperialismo possono rafforzarsi e avvelenare il radicalismo emergente, che mostra una tendenza dinamica in condizioni di crisi economica capitalistica. L’opportunismo, anche senza forma organizzativa, grazie al suo rapporto con la socialdemocrazia, come ramo dell’ideologia borghese è sempre pericoloso e corrosivo, sia in tempi di regresso del movimento che in periodi di contrattacco. E’ per questo motivo che le idee opportuniste sono accettabili tra i partiti liberali e socialdemocratici, anche quando criticano i rappresentanti politici di tali idee, soprattutto in periodi in cui essi cercano alleati apertamente e non in segreto. Quando davanti a loro c’è un Partito comunista rivoluzionario, necessitano di questi alleati per le loro posizioni e come sostenitori di Partito per creare ostacoli al movimento popolare. Gli opportunisti sono sempre necessari per il sistema. La storia antica e recente del movimento in Grecia offre abbondanti esempi.
Dal primo momento della restaurazione dell’unità ideologica e politica nel KKE alla fine del 1991, ci siamo resi conto che il rafforzamento del Partito e la sua influenza sugli sviluppi socio-politici sarebbe stata impossibile senza la definizione delle cause oggettive e soggettive della vittoria della controrivoluzione, senza giungere alle conclusioni. Abbiamo da rispondere principalmente alla classe operaia del nostro paese, se è stato giusto difendere il socialismo, la Rivoluzione d’Ottobre, l’Unione Sovietica. Non dimentichiamo che migliaia di comunisti greci sono stati uccisi e giustiziati perché hanno scelto di non salvare la propria vita firmando una dichiarazione di condanna del PCUS, dell’Unione Sovietica o contro Stalin. Pertanto, siamo obbligati ad assumerci la responsabilità di dare una risposta alle migliaia di domande poste dai membri del Partito e della KNE, da amici e sostenitori e persone ben intenzionate. Ci sentiamo sempre parte integrante del movimento comunista internazionale e ci assumiamo la nostra parte di responsabilità per quanto riguarda gli aspetti positivi e negativi.
Sapevamo quanto fosse difficile ed essenziale rispondere su una questione di importanza mondiale dato che non vi era alcuna possibilità di cooperazione con i partiti comunisti dei paesi ex-socialisti, in quanto erano disciolti o mutati. Così abbiamo costruito nuove relazioni con i partiti comunisti che sono stati fondati in questi paesi e con gli scienziati marxisti. Abbiamo messo insieme una parte importante del materiale delle discussioni svoltesi nel Partito e nelle istituzioni scientifiche, le varie opinioni sul corso della costruzione socialista, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale. Allo stesso tempo abbiamo messo in relazione questo tema con le condizioni internazionali, i rapporti di forze internazionali e la situazione che esisteva nel movimento comunista internazionale.
Oggi, esaminando le cose a distanza di tempo dal 1991 ci rendiamo conto di quanto è stata vantaggiosa e cruciale la nostra decisione di focalizzare il nostro studio non solo sull’ultimo periodo, ma fin dall’inizio della vittoria della Rivoluzione d’Ottobre, dopo aver specificato nel nostro Congresso che non si trattava di un crollo ma di una controrivoluzione e che si realizzò attraverso la perestrojka. E’ stata davvero una mossa coraggiosa in quanto si trattava di un compito molto grande. Abbiamo dovuto studiare scientificamente, non superficialmente o emotivamente, l’intero periodo della costruzione del socialismo, in particolare a livello dei rapporti di produzione socialisti, in termini di economia e non solo a livello di sovrastruttura politica come hanno fatto diversi partiti. Abbiamo capito che dovevamo esaminare l’intero sviluppo della costruzione del socialismo, in quanto i fondatori del socialismo scientifico, il comunismo, non potevano prevedere l’intero percorso di costruzione e i nuovi problemi che sarebbero sorti. La decisione di iniziare lo studio dall’origine, la consapevolezza che la controrivoluzione non è stata causata solo da motivi esterni, ma che aveva radici anche nei paesi socialisti, non ci conduce al rifiuto del socialismo che è stato realizzato. Sin dal primo momento sottolineiamo la sua superiorità, il suo grande, prezioso e insostituibile contributo agli sviluppi internazionali, nella lotta mondiale della classe operaia e dei popoli. La nostra ricerca ha confermato e consolidato il contributo del socialismo e soprattutto del paese in cui è stato costruito per la prima volta, cioè l’Unione Sovietica.
Nel 1995, dopo aver preso in considerazione i pareri e le osservazioni dei partiti comunisti con i quali abbiamo avuto relazioni internazionali, abbiamo effettuato la Conferenza Panellenica del Partito (in precedenza c’era stato un dibattito tra tutti i membri del Partito), che ha discusso e approvato il documento con le prime conclusioni circa le cause oggettive e soggettive del trionfo della controrivoluzione.
Questo documento ha lasciato molte questioni incomplete circa l’economia socialista e la sovrastruttura. Tuttavia, ci ha fornito un materiale fondamentale che ci ha permesso di difendere energicamente la teoria marxista-leninista e del socialismo scientifico. In modo critico abbiamo evidenziato gli errori commessi, la base che ha consentito il loro sviluppo, il modo in cui valutazioni e decisioni errate hanno spianato la strada alla deviazione opportunistica. Il documento si basa principalmente su materiale relativo alla costruzione del socialismo in Unione Sovietica. Questo non significa che lo studio non copre gli altri paesi socialisti, tuttavia, era praticamente più facile studiare il primo paese che ha vissuto l’esperienza della costruzione.
La risoluzione del 1995 ci ha fornito la posizione che il socialismo è stato costruito, contro l’opinione che in Unione Sovietica esisteva un capitalismo di Stato e la burocrazia operaia. Ci ha fornito la tesi che la controrivoluzione iniziò proprio dagli stessi partiti al potere.
Abbiamo concluso che il XX Congresso del PCUS, che revisionò il marxismo-leninismo, e poi le riforme economiche successive il 1965, hanno costituito un punto di svolta per il rafforzamento delle forze controrivoluzionarie.
Dopo il 1995 abbiamo aperto una nuova pagina nello studio più profondo della costruzione socialista utilizzando una bibliografia più estesa, aumentando la nostra collaborazione con gli scienziati comunisti provenienti da paesi che avevano costruito il socialismo, così come con i partiti comunisti, oltre a condurre seminari e speciali visite guidate e utilizzando un ampio materiale d’approfondimento che traduciamo con l’aiuto di scienziati marxisti.
Il CC per un periodo relativamente lungo di tempo ha sviluppato un nuovo documento, più completo che si è concentrato sui rapporti di produzione socialisti, nel campo dell’economia socialista e nel 2008 abbiamo realizzato una bozza di documento che è stato per due volte discusso nelle organizzazioni del Partito e nella KNE. Abbiamo raccolto commenti, domande e idee diverse e infine questo testo è diventato documento pre-congressuale e un tema separato nel XVIII Congresso del nostro Partito che si è svolto nel febbraio 2009. Il testo è stato inviato a tutti i partiti comunisti con i quali abbiamo rapporti, chiedendo loro di contribuire con le loro osservazioni e riflessioni.
Eravamo consapevoli del fatto che una questione così importante che determina la natura e la strategia del Partito non può essere semplicemente un documento approvato dal CC, ma dal Congresso.
Il dialogo che si è realizzato all’interno del Partito e nella KNE ha aperto una nuova pagina nella nostra azione. E’ cambiato notevolmente l’ambiente all’interno del Partito e anche nella KNE e ha influenzato anche i giovani che si avvicinano al Partito in condizioni di forte propaganda anti-comunista. I giovani che sono nati poco prima o poco dopo il rovesciamento della perestrojka sono più vulnerabili alla propaganda nera e antiscientifica.
Il dibattito pre-congressuale ha creato un clima di reale fiducia rispetto al fatto che il KKE è in grado di esaminare con decisione e determinazione i problemi più importanti, fare autocritica e critica al di là del nichilismo e il costante riferimento agli errori, senza dare al nemico di classe e all’opportunismo modo d’approfittare di questa critica a spese del movimento.
Nei documenti del XVIII Congresso del nostro Partito si indica che la polemica borghese contro il movimento comunista avviene spesso attraverso l’elitarismo intellettuale, concentra il suo attacco sul nucleo rivoluzionario del movimento operaio, cioè, esclude la necessità della rivoluzione e del suo prodotto politico, la dittatura del proletariato che è il potere operaio rivoluzionario. In particolare, si oppone al prodotto della prima rivoluzione vittoriosa, la Rivoluzione d’Ottobre in Russia lottando ferocemente ogni fase nella quale la rivoluzione evidenziava e confutava l’azione controrivoluzionaria, gli ostacoli posti dall’opportunismo che, in ultima analisi, in modo diretto o indiretto indebolivano la rivoluzione a livello nazionale e politico.
Oggi, nei moderni paesi capitalisti, nelle società del capitalismo monopolista le condizioni materiali sono ampiamente mature per il socialismo-comunismo, in quanto vi è la concentrazione della produzione e della classe operaia. E’ certo che la disuguaglianza è un elemento importante per designare i compiti strategici come ad esempio le questioni delle alleanze, la previsione delle catene che possono accelerare l’acuirsi delle contraddizioni. Tuttavia, la disuguaglianza non giustifica un altro obiettivo strategico, vale a dire un potere diverso dal potere operaio, non giustifica un potere intermedio tra il potere capitalista e il potere operaio. E’ un dato il carattere di classe del potere operaio per il quale lotta il Partito comunista. Naturalmente va seguita una politica di alleanze e di mosse al fine di raccogliere e preparare le forze.
Il KKE ha espresso questa posizione attraverso la sua linea per la formazione del Fronte Antimperialista, Antimonopolista, Democratico, l’alleanza della classe operaia con i piccoli e medi agricoltori e lavoratori autonomi. Tuttavia, è importante che il Partito comunista stesso non confonde la linea di concentrazione con il suo obiettivo strategico, che non elimini la sua posizione ideologica-politica e strategica, la sua entità organizzativa indipendente a causa della partecipazione all’organizzazione dell’alleanza .
Il KKE ha fatto tali errori in passato. Siamo giunti collettivamente a conclusioni che a nostro parere sono di importanza internazionale. Sviluppo ineguale significa ineguale sviluppo politico e sociale, ciò significa che i presupposti per lo scoppio della situazione rivoluzionaria possono emergere presto in un paese o un gruppo di paesi, che in condizioni particolari possono costituire l’”anello debole” del sistema imperialista. Ciò è particolarmente importante ora in condizioni di sviluppo dei processi di riorganizzazione del sistema imperialista mentre si stanno acutizzando le contraddizioni sia all’interno dei paesi che nel sistema internazionale imperialista. Quindi, consideriamo come dovere nazionale di ogni Partito comunista e della classe operaia di ogni paese dare il suo contributo alla lotta di classe internazionale, utilizzando la crisi a livello nazionale per la destabilizzazione e rovesciamento del potere borghese e la conquista del potere per la costruzione socialista.
Nel programma del nostro Partito che abbiamo elaborato nel XV Congresso, affermiamo la posizione che la rivoluzione imminente in Grecia sarà socialista.
Indipendentemente dalla dimensione di un paese, dalla sua posizione nel sistema internazionale imperialista, in quale continente si trova ecc., riteniamo che la nuova società, i rapporti socialisti che si formano con il potere operaio rivoluzionario abbiano caratteristiche comuni. Non siamo d’accordo con la visione per cui esistono “diversi modelli” di socialismo e “peculiarità nazionali”, che confutano le leggi che regolano il socialismo. La realtà di ogni società, ad esempio la dimensione della popolazione rurale, il livello dei mezzi di produzione e così via, non negano le tendenze e i principi generali.
Un altro tema cruciale è quello di acquisire una percezione comune su una questione chiave. Se i nuovi rapporti socialisti possano emergere attraverso profonde riforme, senza il conflitto e il rovesciamento del potere borghese e delle sue istituzioni.
Anche se questo problema è stato affrontato sia a livello teorico e pratico, mette pressione sui partiti comunisti che spesso dichiarano la loro fede nel marxismo-leninismo. E’ una questione fondamentale per la strategia del movimento comunista.
Noi consideriamo che l’azione delle masse lavoratrici e popolari nel processo rivoluzionario implica il conflitto con tutte le istituzioni del potere borghese, fino alla loro demolizione e la creazione di nuovi organi rivoluzionari del potere operaio. Questo è l’unico modo per rimuovere il potere politico, il dominio della borghesia e per schiacciare la resistenza della borghesia che non cederà mai il potere volontariamente. Il concetto di rivoluzione socialista non si limita solamente al rovesciamento del potere borghese, ma copre l’intero processo di consolidamento delle relazioni comuniste fino alla completa eliminazione delle classi.
Una delle conclusioni più importanti che traiamo è il riconoscimento della natura della società socialista come forma incompleta della società comunista, la sua prima fase. Abbiamo imparato che, anche se Marx, Engels e Lenin avevano una visione teorica chiara sulla natura del socialismo, nella pratica è stata interpretata e soprattutto identificata come una società distinta il cui sviluppo avrebbe portato al comunismo. Questa divisione arbitraria della società comunista, in socialista e in comunista, indipendentemente dalle intenzioni è stata alla base del rafforzamento delle percezioni opportuniste tanto a livello di rapporti di produzione socialisti come per la sovrastruttura. Ha minato il carattere della dittatura del proletariato e la programmazione nazionale. Ha minato il carattere del Partito comunista come avanguardia ideologica e politica della classe operaia rivoluzionaria, anche durante il consolidamento e lo sviluppo della nuova società. Ha minato il carattere della pianificazione centrale e, infine, ha portato ad un indebolimento dei rapporti di produzione socialisti, piuttosto che rafforzarli. Da qui successivamente si spiega il rafforzamento delle forze controrivoluzionarie nella sovrastruttura politica.
Noi, come Partito basato sulla teoria del marxismo-leninismo, consideriamo che il socialismo è il comunismo immaturo, la fase inferiore della società comunista. Il comunismo nasce dal grembo del capitalismo ed è costretto a utilizzare la base economica che ha ereditato. Ma sotto il socialismo ci sono leggi fondamentali che governano la società comunista: la socializzazione dei mezzi fondamentali di produzione, la riproduzione allargata per soddisfare le necessità sociali, la pianificazione centralizzata, il controllo operaio, incluso in certa misura la distribuzione secondo le necessità (ad esempio istruzione, sanità ecc.) Tuttavia, proprio a causa della natura immatura del socialismo una parte del prodotto sociale (quello destinato al consumo individuale) viene distribuito sulla base del principio a ciascuno secondo il suo lavoro.
Prendiamo in considerazione la discussione teorica che ha avuto luogo in Unione Sovietica e proseguiamo studiando questo argomento.
Noi come Partito, consideriamo che si tratti di una violazione delle relazioni socialiste la visione e la politica che ritiene la legge del valore come base per la distribuzione del prodotto sociale. E’ una questione diversa la pratica temporanea di dare in maniera selettiva una maggiore remunerazione per il lavoro qualificato e gestionale. La misura del lavoro nel socialismo è solamente il tempo di lavoro che rappresenta il contributo individuale pianificato per la produzione del prodotto sociale complessivo. E’ necessario approfondire lo studio sulle questioni concernenti la politica salariale seguita in Unione Sovietica e negli altri paesi dell’Europa centrale e orientale.
Il punto di partenza per la costruzione socialista è la socializzazione immediata dei mezzi di produzione fondamentali. Tenendo conto delle dimensioni attuali dell’economia capitalistica abbiamo dei settori strategici che proprio il capitalismo ha concentrato in grandi società per azioni e in gruppi monopolistici. Oggi, ci sono persone che si riferiscono alla Nuova Politica Economica (NEP) per giustificare le ampie concessioni ai rapporti capitalistici, come ad esempio in Cina, dove adesso prevalgono, e come era già accaduto in Unione Sovietica negli ultimi anni degli anni’80.
Consideriamo che la NEP costituisce una particolare specificità per la Russia sovietica successiva alla guerra civile e all’intervento straniero. Lenin riteneva che la NEP avesse un carattere di breve periodo, come una necessità per il passaggio dal comunismo di guerra a causa dell’intervento imperialista e la guerra civile. La prospettiva dell’abolizione della NEP nel futuro prossimo era chiara in Lenin. L’essenza è che in tutti i modi il potere operaio rivoluzionario deve pianificare e operare nella direzione della soppressione del rapporto di sfruttamento tra lavoro salariato e il capitale. Pertanto, riteniamo impossibile la coesistenza di rapporti comunisti e capitalisti per lungo tempo nel quadro della costruzione socialista. L’esperienza sovietica mostra che nel breve termine si è sollevata la questione “chi a chi”.
La produzione comunista – anche nel suo stadio immaturo – è direttamente produzione sociale: la divisione del lavoro non si sottomette all’interscambio, non si effettua attraverso il mercato e i prodotti del lavoro che vengono consumati singolarmente non sono merci.
Le relazioni “merci-denaro” cessano di esistere quando non esisteranno gli elementi della vecchia società che li riproducono. Questo non può essere fatto spontaneamente, ma conscientemente, attraverso la politica del potere operaio. Vale a dire, la dittatura del proletariato deve avere una politica per sradicare gli elementi della vecchia società, una politica d’integrazione di tutto il lavoro individuale nel lavoro direttamente sociale.
Riconosciamo l’esistenza della relazione “merce-denaro” nello scambio tra i prodotti della produzione socialista e i prodotti della cooperativa. Tuttavia, la direzione della costruzione del socialismo deve tenere una politica votata allo sradicamento delle relazioni “merce-denaro” e deve essere accompagnata da una politica corrispondente. Cioè, deve essere accompagnata da misure volte ad accelerare il processo di fusione di forme basse di cooperative in superiori, per lo sviluppo e la maturazione delle forme di cooperative superiori dal punto di vista delle condizioni materiali, in modo da passare alla produzione sociale diretta.
E’ chiaro che in paesi come la Grecia, dove ci sono ancora segmenti relativamente grandi dei piccoli produttori (per esempio nella produzione agricola) si pone la questione di consolidare un’alleanza con questi settori nel processo di costruzione del socialismo attraverso le cooperative di produzione subordinate alla pianificazione centrale come forma di transizione, che mira a creare i presupposti materiali e soggettivi per l’integrazione degli “autonomi” nella produzione sociale diretta, per la piena socializzazione dei mezzi di produzione.
Noi difendiamo il principio della pianificazione centrale dell’economica, della produzione, della distribuzione della manodopera e del prodotto sociale e crediamo che oggi si debba studiare in che modo il Partito Comunista in ogni fase possa garantire il pieno e tempestivo utilizzo delle conquiste scientifiche e tecniche in materia di pianificazione centrale, per esprimere come prodotto del fattore soggettivo le leggi socialiste e, pertanto, operare efficacemente agli obiettivi della produzione e distribuzione socialista estesa.
Da questo punto di vista riteniamo che la decisione politica che prevalse dopo il XX congresso del PCUS, soprattutto dopo il 1965, per l’utilizzo di meccanismi e leggi di mercato per correggere presunti errori e carenze della pianificazione centrale (per esempio, utili d’impresa, l’introduzione dell’autogestione delle imprese, ecc.) fu sbagliata e costituisce una deviazione riformista e opportunista.
Nel socialismo, il potere è la dittatura rivoluzionaria della classe operaia che è un prerequisito per la trasformazione dei rapporti sociali e, soprattutto, dei rapporti di produzione e della sovrastruttura. La dittatura del proletariato, nonostante la propaganda borghese e piccolo-borghese, è il tipo di stato che porta fuori dalla marginalità le masse proletarie in contraddizione con il parlamentarismo borghese. Ovviamente ha a che fare con la capacità del Partito di affermare nella pratica il suo ruolo d’avanguardia rivoluzionaria il portare le masse operaie negli organi del potere statale che si consolida su base produttiva, in ogni servizio sociale, ecc. In questi organi, con l’aiuto delle rispettive organizzazioni di Partito, la classe operaia impara a svolgere le tre funzioni del potere: decidere, eseguire e controllare. Un caso particolare del potere operaio rivoluzionario è quello di attrarre i settori popolari non-proletari o semi-proletari nella prospettiva del socialismo. Ciò significa la pianificazione degli organi corrispondenti ad esempio dei contadini delle cooperative, dei lavoratori autonomi.
Con la risoluzione del XVIII Congresso del nostro Partito sul socialismo passiamo alla fase del contrattacco politico e ideologico.
Lo studio della costruzione socialista ha arricchito la nostra percezione del socialismo che abbiamo elaborato nel 1996 al XV Congresso del nostro Partito.
La risoluzione sul socialismo non solo ci permette di rispondere all’avversario. Questa è un aspetto, uno degli obiettivi. Avendo più chiaro nella coscienza collettiva del Partito ciò che è la costruzione socialista, il modo per risolvere i problemi di socializzazione, della stratificazione sociale, della lotta di classe che si va ad intensificare, ciò che accade al rapporto tra merce e denaro con la pianificazione, la programmazione e il controllo dei lavoratori, abbiamo adesso la possibilità di collegare meglio la tattica con la strategia, promuovere al popolo la nostra alternativa legata alla questione del potere.
Evidenziamo le conquiste del socialismo, che nonostante gli errori, le carenze e gli ostacoli oggettivi a causa della correlazione negativa internazionale, sono senza precedenti e non si possono paragonare con i diritti dei lavoratori sotto il capitalismo. Così, non solo smentiamo le calunnie, ma dimostriamo anche che esistono possibilità per affrontare i problemi del popolo e dei lavoratori, che esiste soluzione e prospettiva.
Diamo un contenuto di sostanza alla nostra lotta contro l’ideologia borghese, contro il revisionismo, il riformismo e l’opportunismo.
L’opportunismo internazionale si è raggruppato in Europa attraverso il Partito della Sinistra Europea, utilizzando la vittoria della controrivoluzione, la delusione e la confusione che ne seguì, mentre in altri continenti come l’America si fanno sforzi per promuovere la percezione socialdemocratica sul socialismo e manipolare i partiti, i movimenti che cominciano a svegliarsi.
Crediamo che vada in questa direzione il tentativo di formare la “Quinta Internazionale” come centro per la riproduzione e la diffusione delle percezioni utopiste e opportuniste come il “socialismo del secolo XXI”. Costituirà uno strumento di pressione perché si abbandoni l’identità comunista. Soprattutto perché queste forze che svolgono un ruolo di primo piano sono forze governiste, forze che hanno lavorato per la dissoluzione dei partiti comunisti così come forze socialdemocratiche e trotskiste.
Noi, comunisti greci, con la grande esperienza di 92 anni di lotta incessante non dimentichiamo che la classe borghese ha sostenuto e continua a sostenere tutte le deviazione politiche e ideologiche dei principi e leggi che regolano il movimento rivoluzionario, la teoria del socialismo scientifico. Il loro attacco è focalizzato sulla questione della “democrazia socialista” ed è particolarmente intollerante nei confronti del periodo che ha consolidato la base socialista dell’Unione Sovietica, quando si è determinata la vittoria del socialismo.
La risoluzione del XVIII Congresso afferma che “Esaminiamo le cose in modo critico e autocritico in modo da rendere il KKE, in quanto parte del Movimento comunista internazionale, più forte nella lotta per il rovesciamento del capitalismo, per la costruzione del socialismo. Stiamo studiando e giudicando il corso della costruzione del socialismo in un modo autocritico, cioè con la piena consapevolezza che le nostre debolezze, carenze teoriche e valutazioni sbagliate hanno anch’esse costituito parte del problema.
Stiamo avanzando verso ulteriori valutazioni e conclusioni, per l’arricchimento della nostra concezione programmatica del socialismo, armati di uno spirito collettivo, con la consapevolezza delle difficoltà e insufficienze e con determinazione rivoluzionaria. Siamo ben consapevoli che gli studi storici futuri, svolti dal nostro Partito e dal Movimento comunista internazionale, senza dubbio illumineranno ulteriormente le questioni riguardanti l’esperienza dell’Unione Sovietica e degli altri paesi socialisti. È fuori dubbio che nuovi temi, i quali richiedono un miglioramento e l’approfondimento di alcune delle nostre valutazioni, verranno alla luce. Lo sviluppo della teoria del socialismo-comunismo è una necessità, un processo vivente, una sfida per il nostro Partito e per il Movimento comunista internazionale, oggi e nel futuro”
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
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