Notizie dalla Rivoluzione Cubana: il libro di Fidel, l’ostilità degli USA, Alfabetizzazione.

21 marzo 2012 di

FIDEL: GUERRIGLIERO DEL TEMPO

“IL NOSTRO DOVERE È LOTTARE SINO ALL’ULTIMO MINUTO”

Anche stavolta Fidel Castro ha sorpreso tutti, sia quelli che lo

volevano moribondo, sia chi lo voleva convertito sulla strada di

Damasco. Il “Comandante” invece appare in pubblico per presentare il

suo libro sulla esperienza guerrigliera: “Fidel Castro Ruz.

Guerrigliero del tempo”. Un testo inequivocabilmente rivoluzionario…

e in ottima salute.

“Buenas”, ha salutato allegramente Fidel l’auditorio, e con questa

parola  magica è iniziata in una delle piccole sale  del Palazzo

delle Convenzioni, la presentazione  del libro di memorie del leader

della Rivoluzione  cubana, “Fidel Castro Ruz: Guerrigliero del

tempo”, due volumi con le conversazioni sostenute con la scrittrice e

giornalista  Katiuska Blanco. Con lo stesso tono simpatico Fidel ha

avvisato: “Vi parleremo di due libri dei quali non avete avuto

notizie”. In effetti sono due volumi che iniziano con i primi ricordi

dell’infanzia del leader e terminano nel dicembre del 1958, alla

vigilia del trionfo della Rivoluzione.

Sono quasi mille pagine nella quali “io ho partecipato un

pochino”, ha scherzato il Comandante e in questo tono disteso ha

animato tutto l’incontro che è durato quasi sei ore, e poi almeno

un’ora con il Comandante in piedi, salutando personalmente un buon

numero di partecipanti,  tra i quali i vecchi compagni dell’assalto

alla Moncada, del Granma e i familiari dei Cinque cubani prigionieri

negli Stati Uniti.

Fidel veste una leggera giacca sportiva su una camicia a quadretti in

cui domina l’azzurro. L’espressione del suo viso riflette

le emozioni che gli ispirano le parole e gli aneddoti che

ricostruiscono i presentatori di ogni tomo di questa edizione: Abel

Prieto, Ministro di Cultura, e Miguel Barnet, Presidente della Unione

degli Scrittori e degli Artisti di Cuba.

A volte alza le ciglia e gli brillano gli occhi, come quando Abel

ricorda i passaggi dell’ infanzia a Birán o ride apertamente, per

esempio, quando Barnet evoca le parole di Che Guevara sullo sbarco

dello yacht Granma: “Fu un naufragio”. “In realtà, la ragione per cui

sono qui, e lo ripeterà in diversi modi nell’incontro, risponde ad

un’unica domanda, in cosa posso aiutare?”

E se si dovesse scegliere una sola frase che dia l’idea di dove ci

porterà questo libro – un gioiello delle edizione e stampa della Casa

Editrice Abril e della Tipografia  Federico Engels, con fotografie e

disegni di Ernesto Rancaño, autore dela copertina – che chissà

aiuti,  lo si trova in un momento delle conversazioni ,quando dice a

Katiuska: “Preferisco il vecchio orologio, i vecchi occhiali e i

vecchi scarponi ma in politica tutto il nuovo”.

Mentre Katiuska presenta brevemente le edizioni e intervengono i due

presentatori, a momenti Fidel appare tanto emozionato come noi, come se

d’improvviso da quel rapido viaggio tra le pagine di due libri vedesse

nel loro insieme, come in una pellicola in terza dimensione, ha detto

Barnet, la sua stessa vita”. “È che si risalta il valore di quello

che si è fatto, ma la cosa che più m’interessa, è essere utile”.

Commenta che legge centinaia di dispacci di agenzie tutti i giorni.

Letteralmente divora tutte le informazioni che gli giungono; segue con

particolare attenzione la situazione in Venezuela, dove questo 4

febbraio si celebra il 20º anniversario della ribellione militare

comandata da Hugo  Chávez: “Nessuno ha mai fatto di più per il

popolo venezuelano del Movimiento Bolivariano”, commenta.

Fidel ha parlato di molte cose con entusiasta disposizione al dialogo,

a partire dai commenti e dalle domande dell’auditorio: delle

ammirabili lotte che oggi sferrano gli studenti latinoamericani e del

mondo, per i loro diritti: della sua profonda opposizione

all’insegnamento pagato; della sua ferma certezza che le conoscenze

acquisite e sviluppate nel nostro paese possono moltiplicare le

produzioni i beni e il livello della vista nella società, includendo

l’agricoltura ; quanto sbagliavamo tutti credendo che nel socialismo i

problemi economici erano risolti!; dei Nobel che raramente premiano

coloro che credono in un sistema sociale più giusto; delle sorprendenti

novità della scienza e della tecnologia; del rischi del gas

d’esquisto ( grisou) e del favolose prospettive della

nano-tencnologia; delle visite dei leaders mondiali e le impressioni che

gli hanno fatto; delle Malvine, ‘quel pezzetto di terra rubato

all’Argentina, dove adesso i britannici pretendono d’estrarre

petrolio, e, ovviamente delle terribili minacce che pendono sulla Siria

e sull’Iran, mentre Stati Uniti ed Europa pretendono di convincere la

Russia con la ridicola idea che lo scudo antimissile serve per

proteggere questo paese dalle minacce di Iran e Corea del Nord.

Per lui è indispensabile seguire tanti avvenimenti e riconoscere che

già non c’è solo spazio per gli interessi nazionali, che sono

incorniciati dagli interessi mondiali. “IL NOSTRO DOVERE È LOTTARE

SINO ALL’ULTIMO MINUTO PER IL NOSTRO PAESE, PER IL NOSTRO PIANETA E

PER L’UMANITÀ”.

 

PARLANDO DEI CINQUE E CON I CINQUE

In due occasioni, Fidel ha parlato del “Juan Cristóbal”, di Romain

Rolland come di una delle sue letture  favorite. La prima è stata

scoprendo nelle fila dietro i suoi compagni della Moncada, le madri dei

Cinque. Quel romanzo è stato una delle sue letture in prigione, uno di

quelli sopravvissuti alla censura del capo del carcere, “un tipo

odioso, imbecille e ladro, tanto che proibì libri di Stalin, di

Trotsky, ma in cambio lasciò passare Il Capitale, di Karl Marx.”

“Siamo qui e vediamo i familiari dei Cinque. Si deve vedere quanto

hanno resistito questi uomini”, ha esclamato con ammirazione e ha detto che

non esiste paragone tra i quasi due anni che lui trascorse recluso, con

i 13 anni di prigionia di Gerardo, Ramón, Fernando, Antonio e incluso

René, al quale non permettono di ritornare a Cuba, ma che si sente

particolarmente interessato alla loro situazione attuale.

“Proprio adesso stavo leggendo quello che ha scritto Antonio sul suo

cambio di prigione. Come sta lui?”, ha chiesto con vivo interesse, lui

che come prigioniero politico, a sua volta sofferse maltrattamenti ed

anche minacce di morte. Mirta, la madre di Tony, gli ha detto che si

tratta di un cambio al quale aveva diritto,  chiesto dopo la riduzione

della condanna. Lui è stato 13 anni nella prigione di massima sicurezza

di Florence, in Colorado, tanto dura che la chiamano la “Alcatraz

delle montagne rocciose”, che obbligava i familiari in visita a

prendere tre aerei, mentre adesso si trova a Marianna, in Florida, la

stessa prigione dov’è stato René, sino alla sua uscita, il 7 ottobre

scorso.

“È favorevole per il cambio di clima e perchè adesso devo prendere

un solo aereo e poi proseguire su strada”, ha spiegato la madre del

poeta prigioniero, una donna ammirabile che compie 80 anni quest’anno

e sta risentendo delle pesantissime giornate di viaggio per visitare

suo figlio. “In quanto a lui, ha commentato, sta di buon animo e mi ha

chiesto di trasmettere a tutti i ringraziamenti per l’appoggio alla

lotta per la causa dei Cinque, che è entrata in una fase cruciale e

decisiva. Si mantiene come i suoi compagni, con la stessa fedeltà,

resistenza, buon animo e il desiderio che infine giunga la vittoria”,

ha detto Mirta.

 

LA VISIONE INTIMA DELLA STORIA

 

La scrittrice Graziella Pogolotti, presidentessa della Fondazione Alejo

Carpentier, ha iniziato il giro delle domande. “Uno dei problemi

dell’avvicinamento alla Storia – così con la maiuscola -  è che

si segue la sequenza dei grandi avvenimenti, ma quasi mai dei piccoli

fatti, di quei dettagli intimi, della memoria, quelle cose che non solo

toccano la mente, ma anche il cuore”. HA PROPOSTO AL LEADER DELLA

RIVOLUZIONE DI CONTINUARE A SCRIVERE, CHE CONTINUI QUESTA SAGA DI

TESTIMONIANZE E CHE CONTI DI PIÙ SULLA SUA ESPERIENZA DI COMBATTENTE E

DEGLI SCAMBI CON LE GRANDI PERSONALITÀ DEL MONDO.

“Devo approfittare adesso, perchè poi la memoria si stanca”.

Un’altra volta è affiorato il magnifico umorismo di questo

pomeriggio, ed ha promesso: “Sono disposto a fare tutto il possibile

per trasmettere quello che ricordo bene… ho espresso tutte le idee

che avevo e i sentimenti che ho provato”, e  dopo un pò ha

aggiunto “PRENDO COSCIENZA DELL’IMPORTANZA DI TRASMETTERE TUTTO

QUESTO, PER TRASFERIRLO IN MODO CHE SIA UTILE”.

Ha richiamato l’attenzione sull’enorme rivoluzione prodotta nel

pensiero, in un’epoca segnata inoltre da passi avanti scientifici

incredibili. “Internet è uno strumento rivoluzionario che permette di

ricevere e trasmettere idee nelle due direzioni, una cosa che dobbiamo

saper usare”, ed ha commentato sull’enorme potenziale che ha il

paese per partecipare a questi sviluppi. Per esempio, solo

l’Università di Scienze Informatiche, tra studenti e docenti, ha

14.000 persone nelle sue aule. “Stiamo approfittando di questi valori e

risorse per trasmettere idee?”, si è chiesto.

Dialogando con Mirthia Brossard, presidentessa della Federazione

degli  Studenti  dell’Insegnamento Medio, ha detto che: “Dobbiamo

appoggiare le idee della giovane cilena Camila Vallejo, nel senso di

lottare perchè l’educazione sia uguale per tutti. Che non sia solo

un’educazione generale e gratuita, ma ci dobbiamo preoccupare di

quello che s’insegna”. E ha aggiunto: “L’EDUCAZIONE È LA LOTTA

CONTRO L’ISTINTO. TUTTI GLI ISTINTI CONDUCONO ALL’EGOISMO, MA SOLO

LA COSCIENZA CI PUÒ PORTARE ALLA GIUSTIZIA. QUESTA NON È SOLO UNA

FORMULA PRATICA, MA TEORICAMENTE È L’UNICA ACCETTABILE”.

Il pittore Alexis Leyva Machado (Kcho) ha commentato già quasi al

termine dell’incontro, che questo libro spiega come  Fidel è

divenuto un leader  di taglia mondiale non per la forza, ma per la sua

intelligenza. Quando l’ artista ha chiesto a Fidel di fare una

raccomandazione per operare in questo mondo pazzo che ci è toccato, il

Comandante ha risposto: “Tu stesso lo hai detto, più che un’azione

di coraggio serve un’azione d’intelligenza”. Il leader della

Rivoluzione si è lamentato che stava per terminare  il tempo, ma

l’incontro si è chiuso così com’è  iniziato, con delle risate:

“ Che peccato che termina tutto questo! Mi sono sentito molto felice,

ma io sono un collaboratore dei medici – che mi aspettano – e guardate

che lo faccio non come un’azione di coraggio, ma d’intelligenza”.

 

BARACK OBAMA INSISTE CON LA POLITICA D’OSTILITÀ VERSO CUBA

 

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha insistito con la

politica d’ostilità verso Cuba, estendendo per la sedicesima

occasione la dichiarazione d’emergenza contro l’Isola.

IN UNA LETTERA INVIATA AI PRESIDENTI DELLA  CAMERA DEI RAPPRESENTANTI

E DEL SENATO, OBAMA HA RINNOVATO LA MISURA PERCHÉ CONTINUI IN VIGORE

ANCHE DOPO IL 1º MARZO DEL 2012, ANCHE SE SI E ASTENUTO DAL PRECISARE

SINO A QUANDO.

L’entrata non autorizzata nelle acque territoriali cubane di

qualsiasi nave registrata negli Stati Uniti è pregiudizievole per la

nostra politica estera, aggiunge un comunicato della Casa Bianca.

BASATA NELLA LEGGE D’EMERGENZA NAZIONALE, LA MISURA SUPPONE CHE

WASHINGTON SI RISERVA IL DIRITTO DI SFERRARE UNA RISPOSTA MILITARE

CONTRO CUBA, MOTIVATA DAI FATTI DEL 24 FEBBRAIO DEL 1996, allarmano gli

analisti.

In quella data due piccoli aerei dell’organizzazione anticubana

“Hermanos al Rescate”, con sede a Miami, violarono lo spazio aereo

cubano e furono abbattuti.

Quei voli non erano i primi. In molte occasioni il  Governo di Cuba

aveva espresso all’amministrazione dell’allora presidente  William

Clinton (1993-2001), la necessità che si ponesse fine a quelle

operazioni.

Gli aerei avevano sorvolato  in svariate occasioni L’Avana,

lanciando volantini con l’intenzione di provocare sollevamenti

popolari contro il governo.

Il 1º marzo del 1996, Clinton dichiarò un’emergenza per far fronte

alla minaccia che portava il deterioramento delle relazioni

internazionali con Cuba.

Dodici giorni dopo, l’ex presidente firmò la Legge Helms-Burton,

progetto legislativo che internazionalizzò il blocco contro l’Isola,

negando crediti e aiuti finanziari a paesi e organizzazioni che

favoriscono o promuovono la cooperazione con Cuba, e che rende

difficili gli investimenti stranieri nell’Isola.

Il 26 febbraio del 2004 Washington estese lo stato d’emergenza, per

negare qualsiasi appoggio economico e materiale all’Isola.

Da  più di mezzo secolo, la Casa Bianca mantiene una politica

d’aggressione contro L’Avana, che ha incluso azioni di terrorismo,

l’introduzione di plaghe e malattie, operazioni segrete e una fallita

invasione militare alla Baia dei Porci, nel 1961.

Gli Stati Uniti, inoltre, mantengono vigente un blocco economico,

commerciale e finanziario imposto a Cuba dopo il trionfo della

Rivoluzione, nel gennaio del 1959.

 

CUBA: SEI MILIONI D’ALFABETIZZATI IN 28 NAZIONI CON IL METODO “YO, SI

PUEDO”

 

Quasi sei milioni di persone in 28 diversi paesi hanno imparato a

leggere e scrivere grazie al metodo cubano d’alfabetizzazione “Io

sì posso”, ha informato l’assessore del ministro d’Educazione,

Enia Rosa Torres.

Ai 5,8 milioni d’alfabetizzati, si sommano 723.900 diplomati del

“Io sì posso”, un programma ideato sempre nell’Isola che

garantisce l’insegnamento elementare, in accordo con i dati offerti.

ATTUALMENTE IL SETTORE HA PIÙ DI  2200 COLLABORATORI IN 28 NAZIONI,

SOPRATTUTTO NEI PAESI MEMBRI DELL’ALLEANZA BOLIVARIANA PER I POPOLI DI

NUESTRA AMÉRICA (ALBA).

 

Grazie a questo sforzo, Venezuela (2002), Bolivia (2009) e Nicaragua

(2011) sono stati dichiarati liberi dall’analfabetismo con il metodo

“Io sì posso”, che conta su 14 versioni, otto delle quali in

spagnolo, una in inglese, una in portoghese e una in creolo, per Haiti.

 

Inoltre ci sono gli adattamenti nelle lingue indigene aymara

e quechua, azione che è stata fondamentale  per ottenere la

dichiarazione in Bolivia, di paese libero dall’analfabetismo.

L’ultima versione è in tetum, per Timor este.

 

La Torres ha segnalato che un milione 297.000 adulti seguono i corsi

del programma cubano che normalmente si sviluppa in 10 settimane, con

l’appoggio di metodi audiovisivi  e di un facilitatore. Inoltre un

milione 227.200 persone si preparano nei programmi di

post-alfabetizzazione, con l’appoggio cubano.

L’ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE PER L’EDUCAZIONE, LA SCIENZA

E LA CULTURA (UNESCO) HA DATO DUE MENZIONI ONORIFICHE, NEL 2002 E NEL

2003, E IL PREMIO D’ALFABETIZZAZIONE REY SEJONG NEL 2006, AI CREATORI

DEL METODO, NELL’ISTITUTO PEDAGOGICO LATINOAMERICANO E CARAIBICO.

Il premio è stato consegnato al programma perchè si adatta ai

contesti sociali, culturali ed etnici delle nazioni, oltre a sviluppare

nelle azioni temi relativi alla famiglia, alla protezione

dell’ambiente, alla salute e all’igiene.

(Trad. Granma Int.)

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