RIFLESSIONI SUL DEBITO E SUL MOVIMENTO “NO DEBITO” Di Luca Martinelli, operaio , Comitato Centrale CSP-PC.

21 febbraio 2012 di

RIFLESSIONI SUL DEBITO E SUL MOVIMENTO “NO DEBITO”

Di Luca Martinelli, operaio , Comitato Centrale CSP-PC.

 

Esiste oggi in Italia lo spazio politico per un blocco  che riunisca le forze politiche, sindacali, sociali, studentesche, che si oppongono ai diktat  dell’oligarchia finanziaria e dei suoi governi?

Noi comunisti di CSP- PARTITO COMUNISTA pensiamo di sì. Questo spazio, nell’attuale  situazione che vede al potere un governo che è la  diretta emanazione dell’oligarchia finanziaria,  sostenuto da quasi tutti i partiti borghesi, è perfino  più ampio di prima.

Per poterlo occupare ed affermare una prospettiva  di rottura col sistema attuale, è però decisivo affrontare la questione della debolezza, della  dispersione  e dei limiti politici e ideologici della “sinistra”.

Finora c’è stata unità su alcune rivendicazioni, su  questioni particolari, non su obbiettivi e questioni generali, di importanza strategica. In larga parte ciò  è dipeso dalla subalternità al riformismo e alla socialdemocrazia che ancora caratterizza molte  forze.

Il carattere attuale della crisi

La crisi economica mondiale continua a sconvolgere il mondo capitalista. Si tratta di una crisi di sovrapproduzione relativa, caratterizzata dall’eccesso di capitale in tutte le sue forme (mezzi di lavoro, merci, capitale da prestito e fittizio, etc.).Questa grave e prolungata crisi ciclica si è sviluppata nel quadro di una tendenza di lungo periodo alla caduta del saggio medio di profitto – divenuta evidente dagli anni ’70 del secolo scorso – imputabile all’incremento della composizione organica del capitale, dunque allo sviluppo della produttività sociale del lavoro.

L’insufficiente valorizzazione del capitale nel processo produttivo è proseguita nonostante le controtendenze messe in atto dalla borghesia negli ultimi decenni: intensificazione dello sfruttamento,  esportazione di capitale nei paesi dove si realizzano maggiori profitti, privatizzazioni, deregulation neoliberista, etc.

Ciò ha comportato la formazione di una pletora di capitale monetario che ha trovato impiego nelle attività di fusione e nella speculazione a breve termine.

La sovraccumulazione di capitale si è manifestata in crisi ripetute e sempre più gravi, fino a sfociare in quella attuale, manifestatasi dapprima nella sfera finanziaria e poi come riduzione generale dell’attività manifatturiera, contrazione del commercio, etc. Al cuore della crisi ci sono gli Stati Uniti, il  paese imperialista in declino storico da cui si è originata nell’estate del 2007 e poi diffusa a livello globale.

Il capitale finanziario e le sue istituzioni a livello nazionale e internazionale, cercano di uscire dalla crisi economica scaricandone tutto il peso sul proletariato, le masse lavoratrici e i popoli.

 

Le misure e le politiche adottate sono simili in tutto il mondo: licenziamenti di massa, ribasso dei salari, liquidazione dei diritti dei lavoratori, tagli alle pensioni e alle spese sociali, ristrutturazione del mercato della forza-lavoro, sostegno finanziario a banche e imprese, sgravi fiscali per i capitalisti, etc.

Il mix di liberismo e keynesismo a sostegno dei monopoli finanziari e contro i lavoratori non è però riuscito a far uscire il sistema capitalista dalla crisi, che oggi vede una nuova fase di aggravamento.

Nulla di nuovo per noi comunisti. Infatti Karl Marx nel Capitale scriveva: “Il debito pubblico, ossia l’alienazione dello Stato  — dispotico, costituzionale o repubblicano che sia  imprime il suo marchio all’era capitalistica. L’unica parte della cosiddetta ricchezza nazionale che passi effettivamente in possesso collettivo dei popoli moderni è il loro debito pubblico. Di qui, con piena coerenza, viene la dottrina moderna che un popolo diventa tanto più ricco quanto più a fondo s’indebita. Il credito pubblico diventa il credo del capitale. E col sorgere dell’indebitamento dello Stato, al peccato contro lo spirito santo, che è quello che non trova perdono, subentra il mancar di fede al debito pubblico “.

Ed ancora: “Il debito pubblico ha fatto nascere le società per azioni, il commercio di effetti negoziabili di ogni specie, l’aggiotaggio: in una parola, ha fatto nascere il giuoco di Borsa e la bancocrazia moderna.”   [Marx, Il capitale, Libro I, cap. 24]

Grande, impareggiabile Marx e piccoli, tapini gli imbroglioni socialdemocratici e revisionisti, che si nascondono dietro a Keynes e alle sue teorie economiche borghesi del debito pubblico quando devono opporre il riformismo alla rivoluzione e alla lotta di classe, salvo poi colpevolizzare due volte le vittime di queste politiche pretendendo di far pagare solo a loro le conseguenze delle politiche economiche borghesi!!

Nell’epoca dell’imperialismo l’utilizzo del debito si è sviluppato, creando un sistema di rapporti di oppressione e assoggettamento dei lavoratori e dei popoli. Un pugno di potenze imperialiste svolge il ruolo di strozzini internazionali nei confronti della massa dei paesi debitori, soggiogati economicamente e politicamente.

Il debito estero è uno strumento essenziale per ottenere sovraprofitti, per incrementare lo sfruttamento e la rapina dei popoli, per sostenere borghesie nazionali compradore e corrotte al servizio degli imperialisti.

Allo stesso tempo, le potenze imperialiste, in primo luogo gli Stati Uniti, devono indebitarsi fortemente per continuare a svolgere il loro ruolo di predoni globali, mantenendo una mostruosa macchina militare e un alto livello di consumo interno. Ciò ha determinato una consistente crescita annua del debito nazionale e un aumento dello squilibrio fra paesi debitori e creditori.

Con l’esplodere della crisi dei debiti pubblici, l’UE imperialista ha imposto rigide misure per ottenere la rapida riduzione del debito pubblico sotto il 60% e la riduzione del disavanzo al 3%. Per rendere permanente la politica di austerità antipopolare Francia e Germania spingono per l’introduzione della “regola d’oro” nelle Costituzioni dei paesi dell’area dell’euro, così da controllare il deficit pubblico. Ciò significherà tagli strutturali alla spesa previdenziale e sociale, smantellamento dei sistemi solidaristici conquistati dalla classe  operaia, ulteriori aggressioni padronali. Per i lavoratori del nostro paese ciò si traduce in manovre a ripetizione da 40-50 miliardi l’anno, con cui procede il saccheggio e la regressione sociale.I “piani di salvataggio” e di “risanamento” imposti dalle istituzioni politiche e finanziarie internazionali e dai governi nazionali, le misure economiche fatte passare con una politica neoliberista d’assalto, non porteranno però alla risoluzione della crisi economica, ma aggraveranno la fase di stagnazione, con scarsi investimenti, ribassi salariali, aumento della disoccupazione a lungo termine. In questa situazione si sviluppa la resistenza e la lotta del proletariato, dei giovani senza futuro, dei popoli oppressi come vediamo in Grecia per esempio.

Il debito pubblico italiano

In Italia il debito pubblico ha cominciato a crescere con la fine del periodo espansivo post-bellico. Esso ha avuto un primo momento di espansione con lo shock petrolifero degli anni ’70 ed è stato aggravato dalla politica della Democrazia Cristiana (DC) e dal Partito Socialista Italiano (PSI) che hanno favorito il clientelismo, il parassitismo e generato un’enorme evasione fiscale per favorire i capitalisti e creare uno strato cuscinetto contro il movimento operaio e comunista.

Un secondo boom del debito si è avuto a partire dal 1981 quando fu deciso dai governi DC e PSI di lasciare ai mercati la sorte dei titoli di Stato. Ciò fece lievitare i tassi d’interesse e di conseguenza il debito pubblico.

Tra i maggiori beneficiari degli alti tassi dei titoli di Stato ci fu il monopolio FIAT.

A causa delle crescenti difficoltà economiche, il debito pubblico dal 1998 al 2007 è aumentato di circa il 30%, raggiungendo 1.600 miliardi di euro. Tale dinamica è stata agevolata da tutti i governi borghesi che si sono succeduti al fine di sopperire con l’assistenzialismo alle carenze strutturali dei monopoli italiani e far ingrassare un esercito di parassiti.

E’ da rilevare che all’aumento del debito non è mai corrisposto un aumento delle entrate, stante l’enorme evasione fiscale praticata dalla borghesia nel suo complesso (superiore ai 200 miliardi di euro annui). Inoltre, le politiche neoliberiste hanno determinato una minore pressione fiscale sul capitale. Ciò determina la necessità di un maggiore indebitamento da realizzare sulle spalle dei lavoratori.

Il debito pubblico italiano ha registrato nel luglio 2011 il massimo storico con 1.911 miliardi di euro (quarto debito al mondo dopo Stati Uniti, Giappone e Germania), pari al 120% del PIL (era del 114% nel 2008). Assieme alla crescita del volume dei titoli di Stato si è allungata la loro durata media, oggi di 7 anni. La spesa per gli interessi corrisposti ai detentori di questi titoli nel 2010 è stata di circa 80 miliardi di euro.

Il debito pubblico italiano è composto all’83% (circa 1.580 miliardi di euro) da titoli di Stato. I possessori sono in grande maggioranza (circa l’87%) banche d’affari, assicurazioni, fondi pensioni e d’investimento, imprese capitalistiche. Più della metà del debito è detenuto da grandi investitori finanziari stranieri – francesi, tedeschi, britannici, statunitensi, cinesi, etc. -  che impiegano il capitale eccedente con l’acquisto di titoli di Stato ad alta remunerazione.

Questi pescecani sono gli stessi che effettuano le operazioni di speculative sui mercati per realizzare enormi plusvalenze con il rialzo dello spread (differenziale di rendimento tra i Buoni del Tesoro Poliennali (BTP) italiani e i Bund tedeschi) e l’aumento di valore dei Credit Default Swaps (strumenti finanziari che assicurano anche il valore dei titoli di Stato).

E’ dunque sbagliato parlare di “debito sovrano”; si tratta in realtà di debito privato socializzato, i cui interessi vengono finanziati grazie alla politica di tagli alla spesa pubblica e delle pensioni, di aumenti delle tasse che gravano sui lavoratori. Siamo di fronte a un gigantesco trasferimento di ricchezza dai salari alle rendite a breve termine dei vandali dell’alta finanza, attuato dalle politiche governative e statali.

La classe operaia e le masse lavoratrici sono di fronte ad un circolo vizioso, che nell’attuale situazione bisogna spezzare con una precisa rivendicazione: il rifiuto di pagare gli interessi sul debito posseduto dalle banche e dalle società finanziarie, dai padroni e dai ricchi, dai parassiti.

Si tratta di una proposta politica rivolta alle masse sfruttate e oppresse, alle loro organizzazioni, mirante a unificare e sviluppare la loro lotta contro l’oligarchia finanziaria. Una proposta di rottura che necessita di essere legata alla contestuale uscita dall’UE e dalla BCE , poiché sono queste istituzioni ad imporre lo strozzinaggio richiesto dal sistema imperialista mondiale, perché la crisi economica è legata a doppio filo a quella dell’eurozona.

Nostre proposte

 

Noi comunisti avanziamo questo obiettivo di lotta politica, il cui raggiungimento costituisce un’esigenza immediata e improrogabile per la classe dei salariati ed è in connessione con mete più avanzate. Ciò indipendentemente dalla sua compatibilità con l’economia dell’oligarchia parassitaria, con la sua smania inesauribile di profitti, di rendite, di interessi. La politica rivoluzionaria contrappone le necessità vitali delle masse alle necessità della putrida società imperialista. E’ tramite questa politica che il proletariato – la classe cui spetta il compito storico della liberazione universale  – acquisisce una consapevolezza fondamentale: affinché l’umanità possa vivere come tale il capitalismo deve essere seppellito!

Noi di CSP-PC sosteniamo l’opposizione di classe contro i capitalisti e i loro governi, facciamo appello alla lotta per rifiutare i diktat dell’oligarchia finanziaria e far saltare le manovre  con le quali vogliono scaricare sulle spalle della classe operaia il debito; sosteniamo la lotta per il non pagamento degli interessi, il ripudio del debito e l’uscita dall’UE .

In questa attività ci sforziamo di far comprendere alle masse operaie e popolari che il rifiuto di pagare la crisi e il debito devono avere un contenuto di classe, devono essere inseriti nella battaglia più generale per l’espropriazione degli espropriatori e la costruzione del socialismo.

In altre parole, per noi la questione politica del ripudio del debito è strettamente legata alla questione dei limiti storici del capitalismo e dell’indispensabile rivolgimento economico e sociale che solo l’avanzata rivoluzionaria del proletariato e delle masse popolari può realizzare. L’alternativa dunque non consiste nel tornare al passato, al periodo della lira e delle partecipazioni statali, e nemmeno nell’impossibile riforma del presente (il modo di produzione capitalista-imperialista) per tentare di risolvere la sua profonda crisi, ma nel determinare una profonda e radicale rottura con un sistema che ci riserva solo aumento dello sfruttamento e regressione sociale, impoverimento e guerre banditesche, sviluppando l’organizzazione e il programma di classe, senza lasciarci influenzare e deviare dalle forze riformiste e piccolo borghesi.

Per questo proponiamo:

Di partecipare  attivamente alle mobilitazioni di massa, ieri contro il governo Berlusconi e oggi contro quello Monti, per difendere in modo intransigente gli interessi economici e politici della classe operaia, sulla base della parola d’ordine: “La crisi e il debito devono essere pagati dai colpevoli – i padroni, le banche, i ricchi, i parassiti – e non dalle vittime – i lavoratori e i popoli”;

Di legare sistematicamente la battaglia per la sospensione immediata e unilaterale del pagamento del  debito alla lotta per l’uscita dalle istituzioni sovranazionali imperialiste e le loro politiche antipopolari e guerrafondaie: “Rifiuto del debito e della guerra, fuori dall’UE e dalla NATO”;

Di attuare il fronte unico di lotta del proletariato e realizzando, sulla sua base, un ampio fronte popolare rivoluzionario per respingere l’offensiva reazionaria del capitale e i diktat di UE- BCE- FMI; promuovendo a tali fini la costituzione nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro, nei quartieri, di organismi quale il FUL ( Fronte unitario dei Lavoratori)

 

Affermiamo altresì la necessità non più derogabile e procastinabile della costruzione del Partito Comunista su chiari e solide basi marxiste-leniniste.

Perciò ci rivolgiamo alla parte più avanzata e cosciente della classe operaia affinché rompa nettamente, completamente e definitivamente con l’opportunismo e compia passi avanti nella sua riorganizzazione su basi rivoluzionarie.

Nessuna convivenza, nessuna collaborazione deicomunisti e dei migliori elementi del proletariato con i revisionisti, i socialdemocratici, i riformisti, gli opportunisti, con chi si concilia nei loro confronti.

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