Ciò che non fecero i barbari faranno i Barberini? Considerazioni sulla riforma elettorale.

20 febbraio 2012 di

Ciò che non fecero i barbari faranno i Barberini?

L’accordo su una nuova legge elettorale che si sta delineando, per superare la vergogna di quella attuale, mi fa pensare che, i “tecnici” (Barberini) stanno togliendo le castagne dal fuoco ai due poli di un fallimentare bipolarismo all’italiana (barbari), anche con una bella riforma della legge elettorale. La nuova legge che si accingono a varare barbari e Barberini, non si chiamerà più “porcellum”, ma probabilmente consoliderà il sistema più maggioritario ed il relativo bipolarismo.

Del resto, quale sistema elettorale può meglio consentire l’alternanza di due proposte politiche praticamente analoghe ed un premio di maggioranza che garantisca l’impotenza dell’opposizione, se non questo scellerato sistema?

Inoltre, il maggioritario è il sistema perfetto anche per depotenziare la funzione di controllo del Parlamento, dove non solo non è più rappresentato il singolo cittadino, ma viene meno la stessa possibilità di dare voce al dissenso. In tale sistema, la tendenza in atto al bipartitismo è degenerata nel monopartitismo, rappresentato dall’anomalo schieramento che sostiene il governo “tecnico”.

Ciò detto, rinviando ad un esame più approfondito dei danni e delle storture che tale sistema produce alla democrazia parlamentare voluta dalla Costituzione — preminenza del potere esecutivo (governo) sia su quello legislativo (Parlamento = controllo politico sul governo), sia su quello giudiziario (magistratura = controllo di legalità), presidenzialismo senza contrappesi, etc — resta evidente come tutto ciò si traduce nell’affievolimento della stessa pratica parlamentare.

Si potrebbe, viceversa, proprio in questa fase, provocare una più seria riflessione sul sistema elettorale più adeguato alla complessità del nostro paese,rappresentativo delle effettive istanze popolari, realmente democratico e partecipato: il sistema proporzionale puro e senza sbarramenti.

Una nuova legge elettorale proporzionale ridarebbe equilibrio al rapporto tra forma di governo e rappresentanza, ricollocando il suffragio universale nella sua reale dimensione.

Il proporzionale ridarebbe centralità al parlamento, contro il presidenzialismo e darebbe concreta espressione all’universalità dell’esercizio del diritto di voto; il diritto, cioè, di ogni singolo cittadino di determinare le scelte di governo e le decisioni che riguardano la cosa pubblica: è il concetto di “una testa un voto”.

In una reale democrazia non si può prescindere dall’effettivo coinvolgimento della volontà sovrana del popolo, nell’affrontare qualsiasi ipotesi di modifica del quadro istituzionale.

La nuova legge che invece vorrebbero varare barbari e Barberini potrebbe introdurre un più deciso modello maggioritario (magari con il doppio turno e l’eliminazione della quota proporzionale) per l’elezione diretta del Premier oggi e, magari, domani del Capo dello Stato, contro ogni cultura della rappresentanza e della partecipazione.

Questo è l’orientamento che ha assunto da circa 20 anni anche la sinistra, mentre, viceversa, va recuperata la partecipazione del popolo, ridando vigore alla funzione costituzionale dei partiti e rimettere così le sorti del paese nelle mani della Politica (con la P maiuscola) e togliere il nostro futuro dalle mani di quegli stessi gruppi economico-finanziari che a questo ci hanno portato.

Quando in un paese vengono ridotti i margini di partecipazione, anche la libertà è a rischio. Con l’inasprirsi del dissenso che non ha voce, il conflitto sociale diventa un alibi per ulteriori restringimenti della democrazia e non più una risorsa per il progresso del paese.

D’altra parte, l’espandersi dell’egoismo, delle corporazioni e degli interessidei poteri forti, spingono alla personalizzazione della politica ed alle suggestioni presidenzialiste, innescando una miscela che è arrivata a compromettere perfino l’unità del paese ed i suoi storici vincoli di solidarietà.

Noi comunisti che, viceversa, vogliamo una reale alternativa a questo stato di cose che vede il paese subalterno alle esigenze del governo mondiale ed europeo del capitalismo e delle banche, riteniamo necessario il ritorno al proporzionale, con una sola Camera di non più di 400 deputati evitando sbarramenti innaturali.

Tale sistema rilancerebbe la tenuta del voto popolare e la partecipazione di massa, contro l’attuale astensionismo, che ha portato al governo oligarchie e ceti sempre più corporativi e ristretti.

Il proporzionale, in sostanza, ridà un senso al suffragio universale ed al potere di decidere del singolo individuo sottratto dal maggioritario, rendendo efficace la partecipazione alla vita politica, sociale ed economica del paese e consentendo di esprimere in modo più aderente alla realtà la volontà del corpo elettorale.

Ma il corso degli eventi probabilmente sarà diverso, d’altronde, ricordando la tragica fine di Allende, “la democrazia esiste solo se vincono loro”.

Walter Tucci (Resp. Democrazia e riforme istituzionali)

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