SICILIA: BENE LA RIVOLTA, MEGLIO LA RIVOLUZIONE!! (Risoluzione del Comitato Regionale Siciliano di Comunisti Sinistra Popolare)

19 gennaio 2012 di

SICILIA: BENE LA RIVOLTA, MEGLIO LA RIVOLUZIONE!! (Risoluzione del Comitato Regionale Siciliano di Comunisti Sinistra Popolare)

Il movimento siciliano che unisce gli autotrasportatori, gli agricoltori ed i lavoratori marittimi, a differenza dei finti movimenti come il “popolo viola”, ha una base popolare. Esso nasce dall’esplosione delle contraddizioni del sistema capitalistico dominato dall’oligarchia finanziaria e dai monopoli euro-atlantici, che schiaccia i piccoli produttori, i piccoli distributori, l’agricoltura locale, causa l’aumento dei costi e dei prezzi, ed il peggioramento delle condizioni di lavoro e l’esistenza di molti settori.

Ciò approfondisce la tendenza alla “proletarizzazione” dei ceti medi, già in atto da tempo, e che ha altri riscontri, per esempio nelle pseudo-liberalizzazioni che stanno rovinando i taxisti, i benzinai ed i piccoli commercianti e d artigiani.

Comincia a delinearsi una protesta diffusa di tutti; una rivolta contro lo sfruttamento; contro un infame trattamento per il Sud e la Sicilia, quest’ultima tagliata fuori dal sistema ferroviario nazionale ed europeo ed ora oppressa da un prezzo enorme, patologico dei carburanti; contro lo Stato esattore della povera gente, costretta, assieme alle piccole imprese – quindi ciò che regge l’economia di intere regioni – al fallimento.

Reazioni spontanee positive, ma che non hanno prospettive, che si muovono sui canali del populismo, dell’anticasta, e che sono facilmente controllabili dopo l’iniziale “sfogo”. Infatti, le rivendicazioni, che partono dal lavoro e dalle necessità concrete espresse dal movimento dei Forconi, non hanno un carattere anticapitalista, ma si muovono su richieste di ripristino dello status quo, quali abbattimento dei costi e sovvenzioni. E il nemico individuato è sempre il lacchè di turno più vicino (Lombardo in Sicilia) o più lontano (Monti a Roma) mentre non si arriva ad identificare il vero colpevole nel sistema monopolistico internazionale.

Questo accade anche a causa del fatto che la cosiddetta sinistra in questo Paese è stata affaccendata a guardare il proprio ombelico (se non spesso ad esser connivente coi progetti del grande capitale), anziché i problemi reali. Risultato: le lotte degli operai meridionali si sono trovate sole, il grande movimento contro la privatizzazione dell’acqua si è trovato separato, le forme spontanee di creare un mercato più vicino al produttore e una produzione di maggiore qualità sono state realizzate in modo spontaneo e non coordinato, non sono perseguite possibili soluzioni per dare a questi movimenti un carattere collettivo e non corporativo.

Come meravigliarsi quindi che spuntano come funghi organizzazioni quali il “Partito degli autotrasportatori”, che si schierò nelle file della destra, o oggi infiltrazioni di varia natura, sul cui carattere andrebbe fatta chiarezza (vedi Forza Nuova a cui oggettivamente richiama il comitato “forza d’urto” dei camionisti, o le azioni del patron del Palermo calcio Zamparini, proprietario tra l’altro di uno dei maggiori centri commerciali dell’Isola, fondato sulla filiera lunga della grande distribuzione che è proprio ciò che sta rovinosamente schiavizzando l’agricoltura e il trasporto locale).

Tuttavia occorre ricordare che attualmente – anche se in modo qualunquistico – una delle rivendicazioni principali di questo movimento è di essere antipartitico e antipolitico. Ciò può sembrare negativo, è invece il sintomo del fatto che sono consci di essere stati presi in giro da ciò che hanno sempre percepito come “politica”, cioè quei personaggi che si fanno vedere solo alla vigilia delle scadenze elettorali e poi non ti rappresentano più.

Comunisti-sinistra popolare fa tesoro delle lotte che da anni si svolgono in Grecia, dove il fronte unito dei lavoratori, il Pame, unisce le istanze degli agricoltori e dei piccoli produttori con la classe operaia, proprio perché fa un tipo d’analisi contemporanea della crisi e anticapitalista.

Le nostre parole d’ordine “ritornare tra la gente” e “Uniti contro il Capitale” significano che intendiamo davvero schierarci a fianco di chi lotta non contro la crisi, ma contro le cause della crisi – che per noi è il sistema monopolistico internazionale – non per metterci il “cappello” politico sopra, come vorrebbero fare in tanti, soprattutto in questo momento pre-elettorale, ma per avanzare proposte di lotta concrete:

  1. Protezione dell’agricoltura e dell’economia locale, sostenendone le specificità e il valore culturale e sociale, garantito dalla Costituzione e negato dai Trattati europei;
  2. Sostenere e incentivare l’associazione dei piccoli produttori e distributori in cooperative, che li proteggano dai monopoli e diano loro la massa critica per ridurre i costi di produzione favorendo la filiera corta della distribuzione a scapito di quella lunga della grande distribuzione (centri commerciali, ecc.);
  3. Mettere a disposizione tutte le risorse umane, culturali, scientifiche dell’Isola per elevare e valorizzare la qualità del prodotto locale, che altrimenti viene spazzato via dalla globalizzazione;
  4. Unire tutte le lotte e le rivendicazioni antimonopoliste e anticapitaliste, l’acqua bene comune, gli operai in lotta per difendere il posto di lavoro, gli studenti per il diritto allo studio e contro la mercificazione dei saperi, i giovani precari contro lo sfruttamento e per il diritto ad aver un futuro, i cittadini per uno sviluppo sostenibile e contro la devastazione dei territori e la loro militarizzazione (movimento No TAV, No Ponte, No MUOS, ecc.), le famiglie per il diritto alla casa, i disabili per il diritto ad una vita dignitosa e ad un’assistenza adeguata, i migranti per il diritto di esistere e contro lo schiavismo diffuso nelle campagne e non, i pensionati per il diritto a pensioni dignitose e a non fare la fame, i cittadini strozzati dai debiti che hanno fatto per necessità, ma anche da quelli che non hanno fatto loro, come il debito pubblico nazionale.
  5. Basta coi superprofitti delle banche, con le spese militari pazze, con le grandi opere inutili e dannose, coi privilegi insopportabili dei politici e della Chiesa! I soldi ci sono, basta andarli a cercare non nelle tasche dei lavoratori, ma in quelle dei ricchi! Soprattutto basta con il ricatto del debito pubblico che ormai assorbe quote sempre maggiori del prodotto dei lavoratori. Questo è un ricatto orchestrato dai grandi speculatori internazionali che vogliono spolpare i popoli d’Europa della loro ricchezza e ridurre i lavoratori alla fame. È possibile e doveroso opporsi a questo ricatto. È possibile e doveroso uscire dalla morsa dell’euro e dell’Europa unita dei capitali. Occorre ritornare a controllare l’intero sistema finanziario nazionale  che consentirebbe all’Italia un ripristino della lira indolore, il controllo del debito pubblico ed una nuova politica del credito, votata allo sviluppo e non al profitto, per rilanciare l’economia del Paese finanziando la proprietà collettiva (cooperative, associazioni produttive di piccoli e medi agricoltori, ecc.), il mondo dell’artigianato e delle piccole imprese. Ecco perchè la nostra proposta comprende, nell’ordine, la nazionalizzazione del sistema bancario e assicurativo, l’uscita dall’euro e la cancellazione del debito.

Non vogliamo assistenzialismo, che ha ridotto la Sicilia al vassallaggio politico ed economico che vediamo da decenni. Vogliamo il nostro lavoro e i nostri diritti. Non vogliamo che questa rimanga una semplice rivolta che a qualche contentino si spenga, non vogliamo nemmeno che si trasformi nelle rivolte che si sono viste in Egitto e in Tunisia che senza una chiara prospettiva politica rivoluzionaria di cambiamento sono finite per consegnare il potere a oligarchie militari e reazionarie che perpetuano il sistema di repressione e sfruttamento.

Queste sono le parole d’ordine che Comunisti-sinistra popolare propone a tutti i cittadini e lavoratori dell’Isola.

Bene la rivolta, adesso occorre la rivoluzione! Si crei un grande fronte popolare di lotta contro i monopoli internazionali e i suoi servi che ci hanno imposto e che sta strangolando la nostra già dissestata economia.

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