Pisapia: Al peggio non c’è mai fine

12 novembre 2011 di

Pisapia: Al peggio non c’è mai fine

di Tiziano Tussi

 

08/11/2011

 

All’approssimarsi dei ballottaggi delle scorse elezioni amministrative scrissi un intervento L’analisi politica che proponevo era di votare comunque chi era arrivato alla corsa finale contro il centro destra, sapendo benissimo chi si sarebbe votato. E questo anche per una repulsione lombrosiana verso i rappresentanti del centro destra. E in special modo a Milano a favore di Giuliano Pisapia.

 

Sapevo cosa dicevo ma al peggio non c’è mai fine ed allora il solito ribrezzo lombrosiano per il centro destra non basta più. Né ora né mai. Il buon Giuliano sta riuscendo a costruire a Milano una rete di antipatia sociale ancora più solida che non la precedente situazione dando in cambio un’immagine di buonista prodiano che è vicino alle frattaglie dei problemi della cittadinanza non centrando le questioni di fondo.

 

Infatti quando non si vuole risolvere i problemi di struttura – lavoro, mezzi di trasporto, territorio e simili – si rincorrono pregnanze tangenziali – piste ciclabili, vuoti discorsi ecologici, partecipazione a funerali o matrimoni, meglio se omosessuali. Questo scambio però in periodi di vera e profonda crisi capitalistica non servono a molto. Piccole pezze.

 

Vorrei soffermarmi su alcuni aspetti che la città di Milano vive ora, epoca Pisapia, tralasciando di appuntare l’attenzione su fatti pesanti, ad esempio l’Expo e la cementificazione della città, che tanto sta andando avanti come la giunta Moratti aveva previsto e iniziato.

 

Prendiamo alcuni punti di normale vista giornaliera di questa città:

 

a) Stato e mantenimento delle strade cittadine: i buchi nelle strade che erano macroscopici prima ci sono ancora oppure sono stati coperti provocando dossi al posto di buche. Non pare questa un grande cambiamento in meglio. Basti circolare in bicicletta, intanto che arrivano le piste ciclabili, oppure in motorino. Lo stato delle strade milanese è rimasto più o meno quello di prima, a groviera.

 

Una piccola parentesi sulle biciclette. In città vi é anche un gruppo che fa del cavallo di ferro un’ideologia. Sembra che i problemi di una città come Milano, otto volte la città di Parma o venti volte Cremona, città nelle quali la bicicletta la fa da padrona, siano risolvibili pedalando. Per cui una volta la settimana qualche decina di ciclisti sfilano, scortati dalla polizia, in zone centrali dimostrando…solo la loro stupidaggine. Sarebbe carino lo facessero sulle tangenziali usate ogni giorno da migliaia di lavoratori che arrivano a Milano per lavorare. Transeat.

 

b) Parcheggi a pagamento: le strisce che delimitano i parcheggi a pagamento nelle strade sono arrivate anche nelle periferie più lontane dal centro. Precedentemente Milano era divisa in venti zone, ridotte da qualche anno, amministrazione di centro destra, a nove. Per i parcheggi però sono state istituite ulteriori divisioni, si chiamano sottoambiti, che fanno sì che ogni zona sia divisa ulteriormente in tre o quattro mini zone di parcheggio. Il che vuole dire che se per ogni pratica amministrativa locale mi rivolgo alla mia vasta zona, solo per parcheggiare non posso farlo in tutta la zona, se residente, ma solo nella sottozona. Ogni residente ha diritto a parcheggiare nel suo sottoambito zonale e non in tutta la sua zona di residenza. Già perché non bastano tasse e balzelli, ma io che ho comprato un’automobile devo pagare per parcheggiare dopo che ho già pagato il pagabile allo stato ecc. ecc. La città non è più mia ma devo pagare per poterla usare, e devo pagare anche se sono residente in zona. La sottozona è una fregatura, Ma perché allora non fare posteggi gratis di caseggiato? Si incasserebbero più multe? Ancora un po’ di pazienza o lettore, c’é altro! Legato alle strisce blu a pagamento vi è pure un altro peggioramento rispetto alla passata amministrazione. Prima le strisce erano gialle, per residenti a titolo gratuito, e blu, a pagamento. I residenti potevano anche posteggiare ovunque. Ora tutto è blu. Perciò se i paganti posteggiano prima dei residenti nessuna precedenza viene assicurata a questi ultimi, abitanti del mini quartiere. Perciò, altre multe in vista. Grande! Basta un cambio di colore.

 

c) A quanto sopra detto è legato il problema dell’accesso in automobile in centro città. Tra qualche tempo, a gennaio, entrerà in funzione un nuovo modello di pagamento per potere accedere al centro della città. Ora c’è l’ecopass, che di ecologico ha nulla, dato che l’inquinamento a Milano, prima come adesso, aumenta continuamente. Aumentano anche le multe ed il Comune fa cassa. Dal prossimo anno tutti dovranno pagare, nessuna esenzione. Ogni automobile, anche le nuovissime con filtro antiparticolato, dispositivo ecologico creato appositamente, che ora possono girare in tutta la città senza pagare. Più d’uno avrà sicuramente acquistato nuove vetture proprio per poterle usare in questo modo. Ma via un po’ più di democrazia! Tutti debbono pagare! Quindi dal SUV alla Panda, cinque euro per entrare in centro e pagheranno anche coloro che debbono spostarsi per lavoro in quella zona. E pagheranno pure i residenti per andare a casa loro, dopo avere consumato un piccolo quantitativo di pass gratuiti, quaranta in un anno. Largo alla nuova amministrazione, che ha fatto cambiare il vento politico. Altro non viene in mente: continuare a fare pagare ai cittadini. Inutile sottolineare che la differenza tra chi possiede automobili gigantesche e chi invece ha redditi più bassi con auto piccole: la tassa uguale per tutti incide differentissimamente. Ma questo abc del socialismo al buon Giuliano pare non essere noto.

 

d) Un settore al quale l’avvocato Pisapia dovrebbe essere attento è la cultura. Nei giorni scorsi la stampa nazionale e locale ha scritto della nuova destinazione delle lettere private di Antonio Banfi, comunista eterodosso, fondatore, a cavallo della seconda guerra mondiale, della cosiddetta scuola di Milano. Carteggio corposo, più di cinquemila lettere indirizzate ai maggiori intellettuali e politici dell’epoca, un quadro della società milanese e nazionale che si stava defascistizzando. Alla sua scuola hanno prosperato intellettuali che hanno formato l‘ossatura delle istituzioni universitarie negli anni Sessanta e Settanta. Bene, queste lettere sono state fatte proprie da un centro di studi di … Varese. Lo stesso centro studi – intestato a Carlo Cattaneo e a Luigi Preti – aveva già acquisito fra le sue carte molti documenti che riguardano Cattaneo, altro grande milanese. Si deve perciò capire da questi segnali come a Milano non vi siano istituzioni locali, prima ed ora, attente alla cultura, addirittura al suo patrimonio storico.

 

Ma la nuova giunta quale vento ha mai riacceso? Per fare veramente cambiare il vento politico vi è bisogno di ben altro che petizioni d’intenti mai praticate e non è certo il Tabacci di turno, un democristiano per tutte le stagioni, assessore al Bilancio, il Tremonti della città, che può portare aria fresca a Milano. Assessore fortemente voluto proprio da Pisapia. Ma perché?

 

Sarà il caso di meditare bene alle prossime elezioni politiche. E sarà bene iniziare a pensare che i tempi sono troppo impegnativi per gli incantatori di serpenti, non importa quale sia la loro faccia.

 

I’ve had enough of watching scenes

Of schizophrenic, ego-centric, paranoiac, prima-donnas

All I want is the truth now

Just gimme some truth

(John Lennon, Give Me Some Truth, Album Imagine, 1971)

 

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