Lettera aperta ai compagni ed alle compagne della sinistra anticapitalista, a Comunisti Sinistra Popolare ed al suo segretario compagno Marco Rizzo.

26 ottobre 2011 di

Lettera aperta ai compagni ed alle compagne della sinistra anticapitalista, a Comunisti Sinistra Popolare ed al suo segretario compagno Marco Rizzo.

Il nostro Paese ed il mondo intero è attraversato dalla più acuta crisi del capitalismo/imperialismo dopo quella degli anni ’30 del secolo scorso. Ancora una volta crisi di sovraproduzione che nasce dalle dinamiche interne del sistema economico e sociale stesso,richiede,per essere superata,distruzione di forze produttive,risorse umane ed economiche per preservare il privilegio ed il potere della classe capitalista e condanna sempre più vaste masse popolari alla povertà ed alla miseria. Naturalmente,come se ciò non bastasse,l’imperialismo ci riserva una costante prospettiva di guerra,per l’appropriazione delle risorse economiche ed energetiche del pianeta,in un crescendo costante,soprattutto dopo la restaurazione del capitalismo negli ex paesi socialisti,di cui l’aggressione alla Libia,culminata nel barbaro assassinio di Muammar Gheddafi,rappresenta solo l’ultimo episodio in ordine di tempo. L’Italia è un tassello importante di tale crisi essendo collocata nel cuore del sistema economico e produttivo dell’Unione Europea e dell’alleanza politico-militare della Nato. Ma,proprio il nostro Paese,un tempo riconosciuto come terreno di sviluppo di uno dei più forti movimenti operai e popolari d’Europa e caratterizzato dalla presenza di uno dei più grandi Partiti Comunisti del mondo,vive,da oltre vent’anni,una situazione di progressivo declino economico,sociale,politico e culturale conseguente alle sconfitte subite dalle lotte popolari e dalle forze d’ispirazione comunista. Dopo lo scioglimento del PCI e la fine dell’Unione Sovietica non vi è più stato argine a tali sconfitte sia a livello internazionale che nel nostro Paese. Successive guerre di aggressione dell’imperialismo USA ed europeo hanno distrutto la sovranità e l’indipendenza,ed a volte anche l’esistenza,di stati come la Jugoslavia,l’Iraq,l’Afganistan ed oggi la Libia,solo per citare i casi più conosciuti. All’interno dei singoli paesi,sono state messe in discussione e spesso vanificate le più avanzate conquiste economiche e sociali,i diritti civili e politici frutti di dure lotte dei lavoratori nei periodi precedenti. A tutto ciò,non hanno potuto e saputo fare argine i tentativi di “ alleanza democratica “ spesso promossi dalle forze di sinistra ed anche dai comunisti nelle varie realtà nazionali,ma,anzi,come è successo nel nostro Paese con i governi di “ centro-sinistra “, queste esperienze sono diventate,spesso,i veri motori e protagonisti della vanificazione dei diritti economici,sociali e politici dei lavoratori. Da qui dobbiamo partire per valutare il ruolo ed i compiti dei comunisti in presenza della più acuta crisi del capitalismo dal dopo-guerra ad oggi. La prima cosa da dire,a mio parere,è che per contrastare i processi in atto non basta un generico anticapitalismo come canale di sfogo della protesta sociale,bensì occorre un chiaro programma di trasformazione socialista della società che può nascere solo da una rinnovata e moderna identità comunista. Ma,anche l’identità comunista non è sufficiente se non è coniugata con una seria riflessione sulle strategie di alleanze sociali fra la classe operaia,i lavoratori autonomi,i piccoli artigiani,commercianti,contadini,imprenditori e partite IVA al fine di costruire un vero blocco sociale alternativo all’egemonia della borghesia,escludendo,sul piano politico,la ripetizione delle fallimentari esperienze di alleanze con forze borghesi quali quelle compiute negli anni ’90 ed anche più recentemente. Ed è qui che si registrano,attualmente,nel nostro Paese,i più grandi ritardi politici e culturali,se solo pensiamo al dibattito congressuale di partiti come il PRC ed il PDCI,caratterizzato dalla ostinata riproposizione di fallimentari strategie del passato incentrate sulle “alleanze democratiche” con il Partito Democratico. Non basta,secondo me,oggi,definirsi comunisti,ma,occorre impostare una profonda rivisitazione autocritica degli ultimi decenni di storia politica italiana,ricollocando su posizioni profondamente diverse dal passato le coordinate di ricostruzione di un nuovo e moderno Partito Comunista che sia lo strumento,assieme ad un nuovo sindacato di classe,della riconquista della autonomia politica e culturale della classe operaia e di tutti i lavoratori. Perciò,bisogna riconoscere il ruolo dell’imperialismo americano e la necessità di fare uscire l’Italia dalla Nato. Bisogna individuare nell’Unione Europea lo strumento fondamentale di un nuovo imperialismo continentale da cui rivendicare l’autonomia e la fuoriuscita per tutti i paesi che vogliono conquistare una reale indipendenza nella prospettiva della costruzione del socialismo. Bisogna indicare,dall’opposizione di tutti i governi borghesi,una chiara piattaforma programmatica di trasformazione socialista dell’Italia come unica alternativa alla crisi del capitalismo ed alle sue politiche di rapina. Bisogna,infine,escludere dalla nostra prospettiva politica ogni alleanza con forze borghesi che hanno nei loro programmi le stesse soluzioni proposte dalla UE,dall’FMI e dalla Banca Mondiale. Queste scelte strategiche sono utili,anche,per offrire una chiara prospettiva di crescita e di sbocco politico ai movimenti di lotta sociale contro le politiche capitalistiche che vedranno sempre più protagonisti,come in parte sta già avvenendo anche nel nostro Paese,gli operai,i lavoratori dei diversi settori,i giovani,i precari, le donne ed i disoccupati,come testimoniato dalla grande manifestazione nazionale dello scorso 15 ottobre e,purtroppo,dal suo esito finale non positivo. Questi ragionamenti mi spingono a guardare con interesse le scelte,il dibattito e l’iniziativa politica di Comunisti-Sinistra Popolare come formazione politica che sta compiendo,secondo me,in questo periodo,la più profonda ed adeguata riflessione su cosa voglia dire essere comunisti,oggi,in Italia e nel mondo. Dichiaro,quindi,la mia disponibilità ad unirmi alla vostra riflessione ed al vostro lavoro,nella prospettiva di costruire assieme il Partito Comunista.

Torino 26 Ottobre 2011             DARIO ORTOLANO

Dario Ortolano, 59 anni insegnante, è un dirigente comunista e del movimento operaio torinese. Da giovane ha militato nel movimento studentesco, per poi iscriversi al PCI nel 1981. Successivamente è stato tra i fondatori di Rifondazione Comunista (è stato segretario della Federazione di Torino dal 1994 al 1996) e dei Comunisti Italiani. E’ stato deputato nella XIII legislatura ed assessore al Comune di Torino dal 2001 al 2006.

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