Dichiarazione dell’Ufficio Politico del CC del KKE sulla crisi economica capitalistica e il debito

19 settembre 2011 di

Dichiarazione dell’Ufficio Politico del CC del KKE sulla crisi economica capitalistica e il debito

15/07/2011

1. L’inedita intensificazione dell’offensiva contro redditi e diritti che il popolo sta subendo non è dovuta alla crescita del debito pubblico. La linea politica del “memorandum perpetuo” viene attuata in tutti gli Stati membri dell’UE. Precipita il popolo nella povertà relativa e assoluta, garantisce una forza lavoro a più basso costo, accelera l’accumulazione e la concentrazione del capitale.

 

L’obiettivo più profondo nell’intensificazione dell’offensiva antipopolare è il rafforzamento della competitività dei gruppi monopolistici europei nel mercato capitalista internazionale, dove la competizione interimperialista è evidente. Tutti gli Stati membri della UE integrano il Programma di riforme nazionali e il Patto di stabilità con nuovi e aspri propositi antipopolari, che concretizzano direttamente le indicazioni del Patto europeo.

 

In Francia, Gran Bretagna, Austria l’età pensionabile e i contributi previdenziali dei lavoratori aumentano. In Italia, Spagna, Irlanda viene incrementata significativamente l’iniqua tassazione indiretta. In Austria, Polonia, Romania, Repubblica Ceca, Irlanda, i salari dei lavoratori sono stati notevolmente ridotti e tagliato il numero dei dipendenti del pubblico impiego.

 

2. I lavoratori non sono responsabili e non devono pagare il debito pubblico. La propaganda del potere capitalista cerca di celare le cause reali dell’aumento del debito pubblico, quali:

 

A. La gestione fiscale dei governi di ND [Nuova Democrazia, conservatori, centro destra] e PASOK [socialdemocratici, centro sinistra] a beneficio dei gruppi monopolistici nel periodo post-dittatoriale, le cui caratteristiche comuni sono la riduzione dell’imposizione fiscale per la profittabilità del grande capitale, una estesa evasione fiscale e l’elargizione di ingenti sovvenzioni statali ai gruppi d’affari. Ciò significa che negli anni passati lo Stato si è indebitato per soddisfare le esigenze di profittabilità del capitale e ora presenta il conto ai lavoratori.

 

Il debito pubblico è aumentato enormemente durante il periodo di governo del PASOK: dal 26,9% del PIL nel 1981 al 64,2% del PIL nel 1989. Nel periodo 1981-1985 il governo ha seguito una politica di gestione socialdemocratica con l’obiettivo di cooptare settori di lavoratori attraverso assunzioni clientelari nel pubblico impiego, la nazionalizzazione di aziende private in difficoltà, ecc.

 

In seguito furono varate misure di austerità per i lavoratori, mentre proseguiva lo scandaloso sostegno di Stato ai gruppi affaristici attraverso sussidi statali, l’appalto di opere pubbliche, l’esternalizzazione, la partnership pubblico-privato, con l’esempio lampante del controproducente finanziamento pubblico dei Giochi Olimpici del 2004. Il debito pubblico dal 97,4% del PIL nel 2003 ha raggiunto il 106,8% nel 2006.

 

B) La massiccia spesa in programmi di armamento e missioni (ad esempio in Bosnia, Afghanistan), inutili alla difesa della nazione ma funzionali ai piani della NATO. E’ significativo che nel 2009 la spesa militare della Grecia fosse al 4% del PIL, rispetto al 2,4% della Francia e l’1,4% della Germania.

 

C) Le conseguenze dell’integrazione dell’economia greca nell’UE e nell’UEM [Unione Economico Monetaria]. Per esempio, settori significativi del comparto manifatturiero sono in declino a causa della forte pressione della concorrenza (tessile, abbigliamento, metallurgia, cantieristica e fabbricazione di altri mezzi di trasporto.) L’espansione del deficit commerciale e il rapido aumento delle importazioni dall’Unione europea hanno avuto un impatto sulla crescita del debito pubblico. Il deficit della bilancia commerciale è passato dal 4% del PIL nel periodo 1975-80, al 5% nel 1980-85, al 6% nel 1985-1990, al 7% nel 1990-95, all’8,5% nel 1995-2000, ed è esploso all’11% del PIL nel decennio 2000-2010, con l’adesione del paese alla zona euro. La Politica Agricola Comune ha portato la bilancia dei pagamenti dei prodotti agricoli da un avanzo di 9.000 miliardi di Dracme nel 1980 ad un disavanzo di 3 miliardi di euro nel 2010, trasformando il Paese in un importatore di derrate alimentari. Il peggioramento del deficit commerciale è stato seguito da una bilancia dei pagamenti “esteri” sfavorevole: da un avanzo dell’1,5% nel 1975-80 a un disavanzo dello 0,9% nel 1980-1990. Il disavanzo è cresciuto al 3% del PIL nel 1990-2000 ed è esploso con l’adesione del paese alla zona euro a una media annuale che supera il 13% del PIL nel decennio 2000-2010, ponendo l’aumento dell’indebitamento pubblico al servizio della bilancia dei pagamenti esteri. La profittabilità dei possessori di capitali è continuata indisturbata.

 

La riduzione dei tassi di interesse sui prestiti dopo l’adesione alla UEM ha avuto anche come conseguenza di favorire l’aumento del debito pubblico del governo greco a beneficio del grande capitale.

 

L’elevato tasso di sviluppo, in media del 2,8% nel decennio 2000-10, era l’ipoteca sui redditi della classe operaia e popolare che stiamo pagando oggi. Naturalmente questo processo non riguarda solamente la Grecia. L’aumento del deficit commerciale degli Stati Uniti nel decennio 1997-2007 è collegato all’aumento del deficit pubblico annuale e, naturalmente, al debito pubblico.

 

D) Le condizioni di prestito (tassi di interesse, durata, condizioni di rimborso) hanno comportato l’aumento degli interessi da 9 miliardi di euro l’anno agli inizi del decennio, a 15 miliardi di euro nel 2011. Altre analisi indicano una crescita della spesa complessiva che serve il debito pubblico (interessi e ammortamenti) dal 21,3% del PIL nel 2000 al 40% del PIL nel 2010.

 

E) L’impatto della crisi capitalista sull’economia greca.

 

Lo scoppio della crisi ha contribuito all’aumento del deficit pubblico annuale e all’inflazione del debito pubblico. Da un lato attraverso la riduzione del gettito fiscale legato alla contrazione dell’attività economica (riduzione del turn-over, chiusura di imprese, aumento della disoccupazione, ecc) e dall’altro a causa di nuovi pacchetti di sostegno statale alle banche e ad altri gruppi monopolistici. L’impatto della crisi sull’inflazione del debito pubblico è evidente in tutta l’UE, dove negli ultimi quattro anni il debito complessivo è aumentato del 34%.

 

3. E’ dimostrato che la linea politica antipopolare del potere borghese in Grecia, combinata alla strategia dell’Unione europea, ha tra gli altri effetti, aumentato il peso del debito del paese. E’ anche dimostrato che nessuna variazione della gestione borghese può eliminare il manifestarsi delle crisi di sovraccumulazione di capitale, né creare una favorevole via d’uscita per il popolo. Le false promesse del PASOK si infrangono nella realtà della crisi economica che si sta aggravando.

 

a) Nel primo trimestre del 2011, la riduzione del PIL ha raggiunto il 5,5% rispetto allo stesso periodo del 2010. L’economia greca non tornerà ai livelli pre-crisi nemmeno il prossimo anno nel 2012.

 

b) Dopo l’attuazione del 1° Memorandum, il debito pubblico è già aumentato dal 127,1% del PIL nel 2009 al 142,8% del PIL nel 2010.

 

Il problema del debito pubblico non riguarda solo il suo livello, ma l’aumento delle spese per il suo mantenimento, che in ultima analisi, determina l’incapacità di uno Stato a pagare, cioè il fallimento. Le politiche del governo, come espresse dal 1° Memorandum e il Programma di medio termine incrementano la spesa per gli interessi e gli ammortamenti nell’immediato futuro. Secondo le valutazioni della stessa Commissione europea, la spesa per gli interessi raggiungerà il 9,6% del PIL nel 2015, rispetto al 6,8% odierno. Nel 2009 la spesa per interessi e ammortamenti è stata rispettivamente di 12 miliardi e 29 miliardi di euro, nel 2010 di 13 miliardi e 20 miliardi di euro, ed è previsto un incremento spaventoso nel prossimo periodo: 16 e 36 miliardi di euro nel 2011, 17 e 33 miliardi di euro nel 2012, 20 e 37 miliardi di euro nel 2013, 22 e 48 miliardi di euro nel 2014, e 23,4 e 33 miliardi di euro nel 2015.

 

Anche gli economisti borghesi ammettono (lo fa per esempio il responsabile dell’Istituto di macroeconomia IMK in Germania) che il piano per ridurre il debito attraverso il Memorandum e le misure asfissianti di austerità inducono un circolo vizioso di aumento del debito pubblico e recessione.

 

Come è stato riconosciuto ufficialmente dal Presidente del Consiglio europeo Van Rompuy, l’ansia per la gestione del debito pubblico degli Stati dell’UE indebitati è correlata al rafforzamento dell’euro come valuta internazionale di riserva e al futuro della zona euro nel suo complesso, per via dell’alto livello di interdipendenza delle economie. La salvaguardia della zona euro e dei maggiori gruppi finanziari è la ragione, nonostante le significative contraddizioni intra-borghesi, alla base dell’accordo sul Meccanismo europeo di Stabilità e per il pagamento delle rate dei prestiti ai paesi indebitati.

 

Ciò che preoccupa i centri imperialisti non è tanto la dimensione del debito greco, ma la difficoltà di gestire la reazione a catena in paesi come Spagna e Italia, sempre con l’obiettivo di salvare il sistema finanziario, che è un meccanismo fondamentale per l’accumulazione capitalistica.

 

4. Mentre i lavoratori sono già sulla via della bancarotta, in termini di povertà relativa e assoluta, gli stati membri della UE e i gruppi potenti del settore finanziario stanno negoziando per un percorso di bancarotta controllata per l’economia greca. La contesa riguarda la ripartizione delle perdite e del necessario deprezzamento del capitale, mentre sono tutti d’accordo nell’intensificare l’offensiva antipopolare.

 

Il piano di ristrutturazione del debito che viene proposto dall’Unione delle Banche francese (FBF) prevede la trasformazione del 50% del debito obbligazionario attuale con nuovi titoli a 30 anni, con tassi di interesse esorbitanti che vanno dal 5,5% nel periodo di crisi all’8% in una fase di ripresa dello sviluppo capitalistico.

 

Diverse varianti di piani di recupero (ad esempio quello tedesco) propongono che i proprietari di titoli di Stato (banche, investitori istituzioni, ecc.) accettino una dilazione del rimborso di una parte dei titoli di stato greci, in cambio di un rialzo significativo del tasso di interesse e con la motivazione di evitare le perdite correlate a una immediata bancarotta dello Stato greco. I governi tedesco e francese cercano di ridurre al minimo la loro partecipazione statale nel meccanismo di sostegno degli stati indebitati e di trasferire una parte degli oneri di ristrutturazione sui gruppi bancari creditori.

 

La BCE e i gruppi bancari europei fanno pressione perché la parziale cancellazione del debito non si verifichi a loro spese. Non sono soddisfatti dell’offerta di un tasso d’interesse elevato, poiché ritengono il rimborso del debito improbabile, mettendo in dubbio il successo dei piani proposti.

 

La ristrutturazione del debito viene promossa dai circoli statunitensi, che intervengono nella competizione euro-dollaro, come valuta internazionale di riserva. Ora, per cominciare, è in atto una gara tra le banche francesi e tedesche per sbarazzarsi dei titoli di stato greci e caricarli sulla Banca centrale europea. La Germania sta utilizzando i negoziati per porre l’alternativa tra “una più severa armonizzazione della politica economica in tutta la zona euro o una zona euro più ristretta e compatta”.

 

5. In ogni caso, gli operai non possono aspettarsi nulla di buono dal risultato di questa contesa. Qualunque sia l’esito dello scontro tra le varie sezioni del capitale e tra gli stati imperialisti, l’offensiva della classe dominante continuerà e aumenterà per assicurarsi una forza lavoro più a basso costo, l’accelerazione delle ristrutturazioni e privatizzazioni, la svendita del patrimonio pubblico ai gruppi monopolisti.

 

In particolare riguardo il rimborso del debito pubblico le varie proposte borghesi si differenziano solo per quando e come gli operai devono pagare il conto. Per esempio con l’estensione dei termini per il rimborso delle obbligazioni, i lavoratori pagheranno di più per un più lungo periodo di tempo (sia se il tasso d’interesse rimane stabile e a maggior ragione a seguito di aumenti dei tassi d’interesse).

 

Ma anche venisse ridotto immediatamente l’alto livello di indebitamento dello Stato greco, ciò condurrebbe semplicemente a nuove esenzioni fiscali e sostegni statali al grande capitale, e non a idonee misure per soddisfare i bisogni delle persone. Si porrebbe nuovamente il processo di aumento del debito. Il dilemma dell’indebitamento è un falso problema per le forze popolari. Inoltre, le entrate statali sono sufficienti per pagare gli stipendi e le pensioni. Non lo sono per i creditori. Le entrate del bilancio ordinario sono state di 48,5 miliardi di euro nel 2009 e 51,1 miliardi di euro nel 2010 mentre la spesa per stipendi, pensioni, fondi per la sicurezza sociale ammontavano a 42,3 miliardi di euro nel 2009 e 37,9 miliardi di euro nel 2010. I pagamenti sui soli interessi erano di 12,3 miliardi nel 2009 e 13,2 miliardi nel 2010.

 

Oggi, mentre il governo evoca il pericolo del fallimento, continua a stanziare pacchetti di sostegno alle banche e nell’esorbitante spesa militare per la NATO, riduce la tassazione sugli utili non distribuiti, ecc.. Le coperture date dal settore pubblico greco alle banche durante la crisi hanno raggiunto 108 miliardi di euro. Nel 2010, la Grecia ha acquistato sei navi da guerra dalla Francia (2,5 miliardi di euro) e sei sottomarini dalla Germania (5 miliardi di euro).

 

I lavoratori non devono aspettarsi alcuna favorevole via d’uscita dai processi legati alla formazione di una nuova e più efficace formula di gestione e il raggiungimento di un nuovo temporaneo compromesso tra le sezioni della classe borghese e all’interno delle alleanze imperialiste. Tutti hanno sottoscritto il Patto per l’euro (il Patto di competitività) e le indicazioni strategiche di “Europa 2020″ che mirano a garantire una forza lavoro più economica nell’Unione europea, per rafforzare i monopoli nella competizione sul mercato internazionale.

 

Tutti promuovono la “liberalizzazione” dei settori di importanza strategica (energia, telecomunicazioni, ecc) e le ristrutturazioni, in cerca di uno sbocco che garantisca un profitto soddisfacente per il capitale sovraccumulato, oggi stagnante nella UE.

 

Per questo motivo, “Nuova Democrazia” [ND, conservatori] ha votato a favore di 38 decreti governativi e LAOS [estrema destra] ha votato il Memorandum. Per questo motivo, ND e PASOK possono ragionare su governi di ampie alleanze, poichè hanno la medesima base programmatica, quella del “Memorandum perpetuo” la cui ricetta si applicherà a tutti gli stati membri dell’UE. Per questo motivo i loro partiti corrispettivi sostengono congiuntamente l’offensiva antipopolare in Portogallo e Irlanda.

 

Per questo motivo, ND chiede l’accelerazione nella realizzazione degli obiettivi principali del Programma di medio termine e ha votato per la maggior parte delle disposizioni in materia di privatizzazioni, vendita di beni pubblici, revoca delle restrizioni sugli investimenti privati in tutela dell’ambiente, la riduzione dei salari nel settore pubblico che contribuirà alla decrescita nel settore privato.

 

La “rinegoziazione”, chiesta da ND, contiene ulteriori misure per rafforzare il grande capitale, come la nuova riduzione dell’aliquota impositiva sugli utili non distribuiti, quando PASOK l’ha già ridotta al 20% e in Germania è al 30%. Contiene inoltre un nuovo pacchetto di sostegni pubblici per l’esenzione alle imprese dei contributi per i fondi di previdenza sociale, creando un’emorragia ai redditi popolari.

 

Le posizioni di Synaspismos – Partito della Sinistra europea che vorrebbe distinguere nel debito pubblico gli oneri legali da quelli illegali, oppure che vorrebbe trasformare l’UE in un’istituzione favorevole ai popoli, sono profondamente sbagliate. Queste posizioni lasciano gravare sul popolo il costo della crisi e la maggior parte del debito pubblico “legale” di cui non ha alcuna responsabilità. La presunta trasformazione dell’UE in una federazione europea tra popoli nasconde il contenuto di classe che l’alleanza imperialista ha oggettivamente. Indipendentemente dalla forma che l’UE assumerà, non cambierà la sua strategia reazionaria contro i lavoratori e il suo coinvolgimento negli interventi e nelle guerre imperialiste.

 

Varie componenti della corrente opportunista cercano di ingannare il popolo sostenendo che presumibilmente esistono soluzioni indolore, senza conflittualità o rotture con il potere dei monopoli. Varie componenti di SYRIZA e ANTARSYA (coalizioni opportuniste) come soluzione popolare e parola d’ordine per l’unione delle forze anticapitaliste promuovono l’uscita dalla zona euro e la cancellazione del debito ma senza intaccare il potere del capitale. Inoltre, alcune forze “nazional-patriottiche” parlano di lasciare la zona euro, rimanendo all’interno dell’Unione europea, presentando erroneamente il debito pubblico e l’adesione alla zona euro come le cause principali dell’offensiva contro il popolo. Ma la demolizione dei diritti dei lavoratori, sia negli Stati al di fuori della zona euro, come la Svezia e la Gran Bretagna, che in Germania, non fortemente indebitata, dimostra che il colpevole principale è il percorso di sviluppo capitalistico nel suo complesso. La linea di lotta che la corrente opportunista promuove è in realtà una forma alternativa di gestione nel quadro del sistema capitalista che, nel migliore dei casi, può contribuire ad un recupero temporaneo della redditività capitalista. In ogni modo, anche se fosse ripristinato un più alto tasso di sviluppo capitalistico, non andrebbe di pari passo con la prosperità del popolo, ma al contrario. Gli esempi di Argentina ed Ecuador dimostrano che la cessazione di pagamenti e la svalutazione della moneta sono stati seguiti da nuovi sacrifici per i lavoratori al fine di rafforzare la competitività dell’economia e aumentare le esportazioni.

 

La soluzione per i lavoratori non è quella di un ritorno al passato, al protezionismo dell’economia capitalista a livello nazionale, ma andare verso il potere popolare, il socialismo.

 

Le proposte opportuniste sono rese più appetibili dal fuorviante appello al popolo di cacciare gli occupanti del FMI e della troika. In questo modo si nasconde il ruolo attivo della classe dominante greca nell’offensiva contro i diritti e il reddito delle persone. Si occulta l’intreccio tra capitale nazionale e internazionale.

 

I lavoratori devono lottare contro il dominio economico dei monopoli, lo stato capitalista e le alleanze imperialiste, come l’UE. Non devono farsi intrappolare nei vicoli ciechi e nei dilemmi del potere capitalista.

 

Il popolo deve organizzare il suo contrattacco per respingere il peggio. La sua attività coordinata deve diffondersi ovunque e rifiutare qualsiasi forma di gestione borghese. Deve esigere che sia il grande capitale a pagare e non le famiglie. Deve entrare in conflitto con la linea politica che demolisce i diritti del lavoro e della previdenza, riduce i salari e consente lo sfruttamento diretto dei beni pubblici da parte dei gruppi monopolistici.

 

Il popolo deve agire per mutare ovunque i rapporti di forza, lottare con il KKE nei sindacati, nel movimento sindacale organizzato contro le istituzioni capitalistiche che lo opprimono e lo sfruttano. Solo in questo modo può indebolirsi il governo capitalista, di qualsiasi maggioranza parlamentare.

 

È giunto il momento per la classe capitalista e il suo personale politico, che utilizzano lo spauracchio del fallimento, di avere paura. Se il governo è ricorso all’indebitamento perché non può pagare gli stipendi e le pensioni, il rovesciamento del potere dei monopoli deve essere accelerato. Il percorso di sviluppo dell’economia popolare, il socialismo può pagare gli stipendi e le pensioni utilizzando le ricche risorse interne naturali, cancellando il debito e stabilendo accordi internazionali di reciproco vantaggio con il disimpegno dalla UE e dalla NATO.

 

Quindi c’è una soluzione: “disimpegno dall’Unione europea e cancellazione del debito con il potere popolare”.

 

E’ tempo per il movimento operaio di unirsi con il movimento radicale dei lavoratori autonomi e gli agricoltori con una linea di lotta che abbia come esito finale l’eliminazione del sistema marcio e fallimentare dello sfruttamento.

 

Atene 15/07/2011

Ufficio Politico del CC del KKE

 

da Partito Comunista di Grecia – http://inter.kke.gr/News/news2011/2011-09-06-pb-crisis/

Traduzione dall’inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

 

 

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    2 Risposte a “Dichiarazione dell’Ufficio Politico del CC del KKE sulla crisi economica capitalistica e il debito”

    1. Giovanni Urracci dice:

      la direzione della politica nostrana
      Ieri si è votato nella regione di Berlino, una delle più importanti in Germania. I risultati li abbiamo letti, ma a noi interessa adesso un altro aspetto: si riesce ad immaginare il partito di governo di Angela Merkel propagandare e minacciare la secessione magari per staccarsi dagli odiati e pigri tedeschi del sud che abitano in Baviera? Lo dicesse, verrebbe travolto dalle risate e molte teste salterebbero.
      Eppure da noi, in quel di Venezia, succede e pochi reagiscono con fermezza. Maroni, Bossi e Calderoli, ministri del governo, che hanno giurato di servire la Repubblica italiana, specialmente il primo che detiene il ministero-chiave dell’Interno, hanno esplicitato che sono in attesa che la Padania (cos’è?), tramite un referendum (anticostituzionale), si stacchi dal resto dell’Italia. Non si ha nemmeno la forza di ridere davanti all’ennesima pagliacciata: nell’attesa, aspettiamo che l’Arizona e la Bretagna chiedano di diventare indipendenti dagli Stati Uniti e dalla Francia.
      Non possiamo invece prendercela con i simpatici indipendentisti sardi per un solo motivo: siccome sono intelligenti, sanno bene che quanto propinano è solo uno scherzo, un modo innocuo di comparire nei giornali. Giorni orsono, ci siamo permessi di chiedere agli 80 consiglieri regionali della Sardegna un loro intervento scritto, uno per ogni partito, che giustificasse gli abnormi compensi che percepiscono, oltre allo scandaloso vitalizio dopo alcuni anni di legislatura. Noi non siamo né ingenui né fessi: sapevamo già dall’inizio che nessuno avrebbe risposto ad uno sconosciuto qualunque. Essi sanno bene che ci vorrebbe una campagna mediatica che veramente abbia a cuore questo scandalo, per esempio delle direzioni dei quotidiani e televisioni locali dell’Isola. Forse (chissà!) allora si degnerebbero di replicare. Ma questi grandi mezzi di comunicazione lo ritengono importante?
      Osservando la disputa politica della Sardegna non si sa da dove cominciare. C’è il sindaco di un Comune del cagliaritano, devotissimo di tante madonnine, che non pensa ad altro che spedire crocifissi al collega della capitale. Risolveremo i problemi che attanagliano la Sardegna col soprannaturale?
      Curiosa la disputa fra il deputato Nizzi e il governatore Cappellacci. Proporrei di fermare i primi cento elettori del Pdl e chiedere se ne hanno capite le motivazioni. Ho l’impressione (fondata) che risponderebbero con un sorriso di compatimento.
      E ancora: cosa significa esattamente che Cappellacci si è autosospeso dal partito di appartenenza? Cosa deve succedere affinché avvenga il rientro? Ma sopratutto: chi crede che potrebbe lasciare il Pdl di Berlusconi, ovvero la persona che lo ha “inventato”? Questi giochetti servono a qualcosa o sono solamente specchietti per le allodole? Un qualcosa di analogo avviene anche all’interno del partito democratico isolano: qui però la confusione è addirittura più pronunciata e la pochezza dei protagonisti è tale che non è idoneo perdere tempo a decifrare la posta in gioco.
      Ho l’impressione che oggi che tutti i politici sardi abbiano perso la bussola

      della realtà italiana, ormai rappresentata nel mondo da una persona inqualificabile in fatto di moralità e cattivo esempio di rettitudine. ognuno è libero di giudicare queste parole. Ma chi risiede all’estero, ed è in continuo contatto col giudizio più che negativo che la popolazione riserva verso il nostro premier, non può non essere d’accordo con quanto qui affermo.

    2. Cominform dice:

      È giunto il momento per la classe capitalista e il suo personale politico, che utilizzano lo spauracchio del fallimento, di avere paura. Se il governo è ricorso all’indebitamento perché non può pagare gli stipendi e le pensioni, il rovesciamento del potere dei monopoli deve essere accelerato. Il percorso di sviluppo dell’economia popolare, il socialismo può pagare gli stipendi e le pensioni utilizzando le ricche risorse interne naturali, cancellando il debito e stabilendo accordi internazionali di reciproco vantaggio con il disimpegno dalla UE e dalla NATO.

      L’ultima parte del comunicato del KKE è semplicemente stupendo:

      ”Quindi c’è una soluzione: “disimpegno dall’Unione europea e cancellazione del debito con il potere popolare”.
      E’ tempo per il movimento operaio di unirsi con il movimento radicale dei lavoratori autonomi e gli agricoltori con una linea di lotta che abbia come esito finale l’eliminazione del sistema marcio e fallimentare dello sfruttamento.”

      Risponderà il popolo all’appello del KKE?
      Oppure continuerà, in maggioranza, ad essere perversamente attaccato ai propri carcerieri?
      Il problema è sempre quello: il presente fa schifo ma è sicuro, il futuro è un salto nel vuoto…
      A questo serve un Partito Comunista, a creare SICUREZZA nell’animo di chi deve compiere il grande passo..

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