L’Unione europea dei monopoli intensifica l’anticomunismo

17 settembre 2011 di

L’Unione europea dei monopoli intensifica l’anticomunismo

L’UE intensifica la campagna anticomunista mirando più energicamente al movimento popolare organizzato e alla sua avanguardia politica, il Partito Comunista. Nelle condizioni di aggravamento della crisi e approfondimento delle contraddizione della società capitalista, la borghesia cerca di confondere le persone sulla reale via d’uscita attraverso la riscrittura della Storia, l’inaccettabile e anti-storica equiparazione del comunismo al nazismo e la diffamazione del socialismo così come lo abbiamo conosciuto.

In questo quadro la presidenza polacca dell’UE organizza a Varsavia la prima conferenza per la “celebrazione” del 23 agosto che l’UE sfacciatamente e in modo provocatorio ha proclamato come “giorno per il ricordo delle vittime dei regimi totalitari” equiparando il fascismo al comunismo.

Nella sua dichiarazione il gruppo parlamentare dell’Unione europea del KKE ha denunciato che “l’UE sta creando concretamente i presupposti e le condizioni politiche corrispondenti perché i governi borghesi scatenino divieti, persecuzioni e misure repressive contro l’ideologia comunista, i Partiti marxisti-leninisti che conservano il loro carattere rivoluzionario, come già accade in alcuni stati membri dell’UE con una nitidezza e intensità ancora maggiore. Questi sono i valori dell’Unione europea e della democrazia borghese, dittatura dei monopoli”.


Traduzione dall’inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

 

 


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    9 Risposte a “L’Unione europea dei monopoli intensifica l’anticomunismo”

    1. Cominform dice:

      La borghesia europea, che oramai sostiene i propri profitti unicamente depredando la classe lavorarice dei propri paesi,
      ha evidentemente paura che questi lavoratori comincino a mettersi in testa ‘strane idee’, come ad esempio quella di fare a meno di loro, cosa la cui possibilità sarebbe plaealmente mostrata dal fatto che sono effettivamente esistiti, durando anche piuttosto a lungo, dei paesi Socialisti.

      L’equazione comunismo=nazismo giocherebbe effettivamente a loro favore, pur essendo in se stessa nient’altro che un giochetto linguistico gratuito del tipo di quello che fanno i bambini quando dicono ‘il topo mangia il gatto’, o ‘il cane fa miao e il gatto fa bau bau’ etc.

      Da questo punto di vista, la borghesia, e i suoi servi del parlamento europeo, possono anche ostentare tutto l’antizazismo che vogliono, resta sempre il fatto che sono dei perfetti nazisti nel comportamento, seguendo sempre
      alla lettera l’insegnamento goebbelsiano : ‘calunniate, quacosa resterà’.

      Più difficile sarà convincere delle proprie menzogne chi non si fa infinocchiare dalla semplice ripetizione della menzogna. Per fare questo occorrerebbe, innanzitutto, cominciare con dei programmi di ‘approfondimento storico’, che affrontino il tema del Socialismo Reale. Ma a quel punto il gioco di parole non si sostiene più: occorrono documenti, immagini, fatti, che provino la propria tesi. E quando la tesi è una menzogna comincia a essere difficile..

      Il problema principale è che non si tratta di una menzogna semplice, qualcosa di semplicemente non vero,
      questa è una menzogna multipla: non è che comunismo e nazismo sono semplicemente ‘diversi’ sono proprio OPPOSITIVI. Impossibile mostrare documenti storici senza mostrare il fatto che comunisti e nazisti si sono combattuti ferocemente, e che alla fine i nazisti furono schiacciati dai comunisti in tutto il mondo..
      Questo oltretutto mostrerebbe il ruolo del tutto marginale avuto dagli USA nella sconfitta del nazismo (che intervengono solo nel giugno 44, Stalin nel dicembre 43 aveva affermato ‘oramai la questione del secondo fronte è inessenziale, abbiamo forze sufficienti per arrivare a Berlino da soli’). E be.. certo che a parlare della storia dei comunisti è pericoloso (per la Borghesia). Ad esempio rischia di saltar fuori questa frase di Stalin, che suggerirebbe pericolosamente che gli USA sono intervenuti per ‘salvare’ l’europa dai comunisti, non certo dai nazisti..
      E se poi venisse fuori il fatto che quasi tutti i peggiori nazisti, furono immediatamente riciclati dei servizi segreti della Germania federale..Insomma questo rovinerebbe molto l’immagine ‘nazista’ della STASI della DDR, immagine faticosamente costruita in occidente.. alla fine guarda un pò si scoprirebbe che i nazisti erano al contrario i nemici degli agenti della STASI..

      Insomma meglio lasciar perdere..
      E infatti suggerisco di fare questo esperimento: esistono oramai vari canali televisivi interamente dedicati alla Storia.
      Prendete ad esempio RAI-Storia. Guardatela per un po di mesi. Vi accorgerete di questo: il 50% del tempo è dedicato alla II guerra mondiale, e il 90% di questo tempo è dedicato a: Mussolini Hitler e il loro entourage. Il restante 10% allo sbarco in normandia..
      Nessuna trasmissione viene mai dedicata ai paesi Socialisti, alla loro storia: qualche servizio è stato dedicato alla storia sportiva dei paesi socialisti, ma complessivamente il tempo dedicato a questo tema è insufficiente persino a mostrare tutti i servizi prodotti in Italia durante la guerra fredda (quindi già di per se in gran parte calunniosi). Cioè non vengono mostrati NEMMENO quelli calunniosi, facilmente recuperabili nelle teche RAI…

      Perchè è ovvio: non conta la calunnia, meglio non parlarne proprio…
      La tattica non potrà che essere questa : la banale calunnia, iterata centomila volte, per creare il ‘senso comune’. Il silenzio assoluto, per non essere smascherati da chi non si fa ingannare dalla semplice ripetizione della menzogna.

    2. Gracco dice:

      Per smascherare l’anticomunismo ci vorrebbero i comunisti: ce ne sono rimasti pochi in Europa, con rappresentanze parlamentari: il KKE, il PCP, l’Akel di Cipro…Più deboli sono i comunisti, più forti e maramaldi sono gli anticomunisti, è naturale che sia così. Quindi bisognerebbe ricostituire, in Italia e in Europa, la forza comunista. Ma questo non potrà avvenire, a mio avviso, seguendo un percorso intellettualistico o sindacal-rivendicativo, di mera denuncia dei mali del capitalismo, restando tuttavia prigionieri della logica politica del capitalismo. Questa logica è quella della democrazia liberale basata sull’alternanza fra “destra” e “sinistra” che recitano la sceneggiata delle “libere elezioni” fingendosi alternative fra loro, ma quand’anche una sinistra non farlocca come quella che abbiamo oggi in Italia riuscisse ad affermarsi con i suoi onesti principi anticapitalistici, il muro del denaro si ergerebbe contro di lei e la farebbe fuori in men che non si dica.
      Che la “democrazia” sia un sistema logoro e che la “sinistra” sia un significato altrettanto logoro credo sia ormai opinione abbastanza diffusa fra la gente, non per nulla il 40 % degli elettori non va a votare. Non parliamo poi della perdita di credibilità dell’Unione europea che ancora 10 anni fa era considerata da molti come il toccasana per le disgrazie italiche. Ma allora è proprio su questo terreno politico- istituzionale ormai rdotto a palude melmosa che bisognerebbe lanciare l’offensiva con parole d’ordine sovvertitrici e concrete, positive e non negative, capaci di lasciare un segno profondo nell’animo delle masse sfiduciate e arrabbiate. Bisognerebbe avere il coraggio di mandare al diavolo l’Europa, e alla sbornia di democrazia liberale borghese si dovrebbe opporre la rivendicazione di una “dittatura popolare” contro la tirannide del capitalismo finanziario. Il “popolo” (non il proletariato in senso stretto!) da decenni dissolto come soggetto politico a seguito della atomizzazione sociale imposta dalle riforme liberali potrebbe essere in via di ricostituzione, grazie alla follia vampiresca delle oligarchie finanziarie che cominciano ormai a mordere ai polpacci i cedi medi.
      In questo contesto non bisogna avere paura della demagogia o restare prigionieri nella gabbia del “politicamente coretto”, occorre sparigliare il gioco politico tra destra e sinistra. Solo così si potrà coagulare un fronte di lotta politica e rinnovare gli ideali che sono stati traditi. Uscire dal recinto dell’economicismo rivendicativo e ricollegarsi alla storia di cui siamo figli, difendendone la memoria: l’importante è ricostituire il “nocciolo duro” che, anche se di dimensioni ridotte, sarà in grado di crescere e di condurre lotte di lunga durata senza farsi schiacciare o dissolvere.

    3. ta mok dice:

      collocare sul medesimo piano morale il comunismo russo e il nazifascismo, in quanto entrambi risulterebbero totalitari, nel migliore dei casi è superficialità, nel peggiore è fascismo. Chi insiste su questa equiparazione può ben ritenersi un democratico, in verità e nel fondo del cuore è in realtà già fascista, e di certo solo in modo apparente e insincero combatterà il fascismo, mentre riserverà tutto il suo odio al comunismo.

      Thomas MANN

    4. Luca Micaloni dice:

      @Gracco

      La tua proposta leninista cozza con l’orientamento apertamente costituzionale di CSP. Ci vorrebbe un chiarimento da parte della direzione politica…

    5. Gracco dice:

      @ Luca Micaloni

      Potrei a mia volta scomodare la “direzione politica” per chiedere un chiarimento sul carattere leninista di CSP. Se, come auspico, tale carattere fosse ribadito, la mia “proposta leninista” non dovrebbe fare scandalo né tanto meno cozzare con l’orientamento generale di CSP. Ma siamo al solito gioco puerile e stantio di appiccicare etichette a questo e a quello per configurare contraddizioni aprioristiche e irriducibili, senza entrare nel merito delle opinioni espresse. E’ evidente l’intento di creare imbarazzo contrapponendo “leninista” a “costituzionale”, lo facevano un tempo con encomiabile ostinazione i Saragat, i La Malfa, ecc. nel vano tentativo di “stanare” quella vecchia volpe di Togliatti.
      Venendo al merito, io non ho proposto un piano per assaltare i palazzi governativi, ho rivendicato l’opportunità di invocare una “dittatura popolare” contro la dittatura dei mercati finanziari, la quale dittatura (come definirla altrimenti?) preme su tutti noi, i banchieri liberali non sono stati eletti da nessuno eppure dettano legge ai singoli governi (oltre a riscrivere la Storia falsificandola a proprio uso e consumo). In pratica: a mali estremi, estremi rimedi e soprattutto rimedi comprensibili alle masse, per farle uscire dalla passività a cui sono condannate dai regimi di centrodestra o di centrosinistra e per instillare in esse una soggettività politica antagonistica.
      Prendiamo esempio – formalmente! – da Bossi: da vent’anni ormai evoca la Padania, il che non è certo dentro la Costituzione, eppure la fa (e nessuno gli dice nulla) perché così ottiene consensi (vituperevoli, certo, ma pur sempre consensi e il voto popolare, come il denaro, “non olet”) . I comunisti invece devono lottare con un braccio legato… Ma perché? Per essere politicamente corretti e accettati nei salotti buoni?

    6. Luca Micaloni dice:

      Non è questione di lottare con un braccio legato, molto dipende dal valore del termine dittatura: quello canonicamente marxista, riferito al carattere di classe dello Stato (di ogni Stato), in base al quale quindi lo Stato proletario sarebbe “dittatura” del proletariato; oppure quello leninista, riferito alle tipologie di governo, per cui la dittatura va intesa in senso stretto come dominio illimitato di una classe o anche di singoli individui, come Lenin più volte ripete.
      Il primo senso è compatibile con il rispetto della costituzione di questo Stato, il secondo no.
      Quello che richiedi contro la dittatura del capitale finanziario e degli organismi sovranazionali, comunque, è un incremento di democrazia.

    7. Cominform dice:

      Caro Compagno Gracco: ci mancherebbe altro che in CSP non si possa invocare la dittatura popolare..

      Le angoscie per via della dittatura popolare le lasciamo volentieri ai membri dell’associazione ‘Marx XXI’, o alla Federazione della Sinistra, la cui direzione dovrà riunirsi presto per mettere al bando i libri di Marx, visto che notoriamente contengono ben più di una di simili invocazioni ‘anticostituzionali’.

    8. Gracco dice:

      Il fatto è che l’incremento di democrazia talvolta, anzi spesso, lo si può ottenere e consolidare solo con la dittatura: sembra una contraddizione ma non lo è. Il problema principale infatti non è la rivoluzione o qualcosa che le assomigli (“incremento di democrazia”), ma è la CONTRORIVOLUZIONE. E qui è solo la storia novecentesca che ci può illuminare, più che i testi di Marx o le classificazioni aristoteliche sulle forme di governo.. Marx non ebbe esperienza di rivoluzione né di controrivoluzione (a parte il breve episodio della Comune di Parigi), Lenin ne ebbe esperienza (anche fisicamente: una militante socialdemocratica tentò di assassinarlo nel 1920) e Stalin ancora di più, per non parlare delle rivoluzioni e delle controrivoluzioni che sono seguite dopo, fino all’ultima controrivoluzione – forse la più oscena e terribile – quella attuale contro Gheddafi.
      La controrivoluzione (fase acuta ed estrema della reazione borghese contro le classi popolari) è un fenomeno, ahimè ineluttabile, su scala planetaria: chi non vuole o non è in grado di attrezzarsi per fronteggiarla e vincerla è meglio che non si occupi di politica, né sul versante rivoluzionario, né sul versante legalitario.
      La dittatura popolare può essere storicamente o anche attualmente uno strumento valido per fronteggiare la controrivoluzione, ce ne possono essere altri, ma non si può arricciare il naso dicendo: ah, no, quella no, perché è contro i miei principi! Quali principi? Non esistono principi assoluti. E non è interessante distinguere la dittatura come l’intendeva Marx da come l’intendeva Lenin: queste classificazioni spasmodiche fanno assomigliare i marxisti ai seguaci di S.Tommaso (“distinguo frequenter”, dicevano, mentre appiccicavano etichette immutabili a tutti gli oggetti del creato) . E’ la contingenza storica che determina le forme di resistenza alla controrivoluzione.
      Infine, chi auspica il “ritorno a Marx” cancellando implicitamente la portata di tutto ciò che, come pensiero e come azione, è venuto dopo Marx, si pone semplicemente fuori dalla storia di questo mondo, anche lui è bene che abbandoni la politica, se vuole restare puro. I socialdemocratici tedeschi, eredi legittimi e fieri sostenitori del “marxismo puro” contro il marxismo “bastardo” di Lenin come sono finiti? Si “demarxistizzarono” (parole loro!) nel congresso di Bad Godesberg del 1959 e oggi non si percepisce nemmeno che esistono.
      Un saluto a Cominform e un grazie per il suo sostegno.

    9. Cominform dice:

      Gracco: Sono completamente d’accordo con te. Aggiungo però che Marx una controrivoluzione l’ha vista: quella contro la Comune di Parigi, che non fu cosa da nulla e sicuramente peggio della vicenda libica attuale (40.000 operai fucilati da Thiers). I comunisti del Novecento, da Lenin a Stalin, furono sempre ossessionati dalla tragedia della Comune di Parigi, come si vede bene nei loro scritti.

      Un’altra controrivoluzione hai dimenticato: quella fatta dai Socialdemocratici che prendono il potere in Germania nel 1919 dopo la fuga del Kaiser. Chissà perchè i socialdemocratici nostrani non sono per nulla turbati dal loro compagno (ideale) di partito Noske, ministro degli interni tedesco nel 19 che fa sparare un colpo in testa (senza processo) a Rosa Luxembourg e Karl Liebekenecht…

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