Sui fatti di Grecia…Risoluzione CSP

30 giugno 2011 di

Risoluzione della Direzione Nazionale di Comunisti Sinistra Popolare- Commissione Internazionale, sui fatti di Grecia

STATEMENT OF THE NATIONAL DIRECTING COMMITTEE OF THE PARTY “COMMUNISTS PEOPLE’S LEFT”

ROME, JUNE 28 2011

MILITANT SOLIDARITY WITH GREEK WORKERS AND ITS VANGUARD, THE KKE

Gli artigli rapaci del capitalismo europeo, dei suoi monopoli e delle sue banche, stanno stringendo la gola dei lavoratori greci, cercando di imporre una manovra economica insostenibile e di per sé fallimentare, che avrebbe come solo risultato la rapina e la depredazione delle risorse produttive della Grecia, la sua spoliazione da parte delle maggiori potenze imperialiste europee ed internazionali, l’immiserimento di vaste masse di popolo e un ulteriore sprofondamento nella spirale della crisi.

L’Unione Europea e la Banca Centrale Europea non hanno alcun piano di salvataggio dei paesi in crisi, ma solo un insieme di strumenti di ricatto e rapina imperialista.

L’erogazione dei prestiti per evitare il default è infatti subordinata alla selvaggia privatizzazione di tutto ciò che può essere depredato ed è congegnata in modo da tutelare non il popolo greco, ma le grandi banche internazionali che detengono il debito greco.

La concessione di prestiti implica che questi vengano restituiti con gli interessi e questo aggrava il carico debitorio della Grecia, ponendola in una situazione di sempre maggiore dipendenza.

La politica di rigore, tagli e compressione salariale che UE e BCE esigono come condizione per l’erogazione del prestito deprimono ulteriormente la domanda interna, colpendo variabili come l’investimento pubblico, il consumo e il risparmio con effetti depressivi.

Con questa politica di riduzione del rapporto deficit/PIL, la ricerca scientifica, l’innovazione tecnologica, l’infrastrutturazione, il livello di qualificazione del lavoro e tutto ciò di cui un paese avrebbe bisogno per crescere economicamente, con un insostituibile ruolo dell’investimento pubblico, deve essere tagliato in nome del pareggio dei conti, ma questo contribuisce a rendere il paese meno “competitivo” anche da un punto di vista strettamente capitalista, a deprimere ancora la domanda e, nel migliore dei casi, a tenere fermo il PIL. Anche sotto questo aspetto, il risultato è fallimentare.

La depressione, d’altra parte, provoca minori introiti fiscali, il che contribuisce a peggiorare i conti pubblici.

Una valuta forte come l’euro, sottratta alla sovranità degli stati nazionali, contribuisce a deprimere le esportazioni (domanda estera) con conseguente peggioramento del saldo della bilancia dei pagamenti.

La politica di contenimento dell’inflazione attraverso l’aumento del costo del denaro ha effetti depressivi sul piano della crescita economica, peggiorativi per la posizione degli stati più indebitati, sperequativi in termini di acutizzazione delle contraddizioni interimperialiste all’interno della stessa UE (tra paesi a diverso grado di sviluppo economico).

Pertanto, le politiche messe in atto da UE e BCE si rivelano fallimentari e bancarottiere anche rispetto alle finalità che si propongono. Emerge chiaramente l’incapacità del capitalismo a gestire e risolvere la sua stessa crisi, se non tentando di farla pagare ai lavoratori e ai popoli.

Abbiamo coscienza del fatto che la rapina selvaggia, dopo la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo, la Spagna, si abbatterà anche sull’Italia: noi saremo i prossimi. Per questo ci prepariamo e lanciamo la parola d’ordine:

FUORI DALL’UNIONE EUROPEA! FUORI DALL’EURO!

I POPOLI RIFIUTINO DI PAGARE UN DEBITO CHE NON E’ LORO!

Per evitare la bancarotta, provocata della UE e della BCE e l’avvitamento nella spirale del debito c’è un sola via: non pagarlo, onorando solo quella sua parte che è detenuta dal piccolo risparmio e dai fondi previdenziali e pensionistici.

La nazionalizzazione delle banche e dei monopoli, delle grandi imprese, la loro gestione pianificata, con la partecipazione e il  controllo da parte dei lavoratori, la conquista del potere politico da parte della classe operaia e dei suoi alleati sono l’unica alternativa alla miseria e all’imbarbarimento!

I comunisti e i lavoratori d’Italia sono al fianco dei fratelli greci in questa battaglia di classe e di civiltà e a loro si stringono in un militante abbraccio internazionalista.

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    8 Risposte a “Sui fatti di Grecia…Risoluzione CSP”

    1. Viviana dice:

      Sono pienamente d’accordo con tutto quanto detto.

    2. granmalvagio dice:

      Ma come si fa a farlo capire alla Gente?

    3. KAMO dice:

      è per la direzione del Partito Comunista greco mi par di capire

    4. Cominform dice:

      Finalmente i comunisti parlano chiaro..

      Un unico appunto: ho qualche perplessità sulla frase ‘il debito sarà onorato solo coi piccoli risparmiatori e con i fondi pensione”.

      La perplessità deriva dal fatto che, se questa è intesa come un elemento del programma dei comunisti, essa è superflua:
      voglio sperare che, qualora conquistassimo il potere, il sistema pensionistico sarebbe completamente rivoluzionato, e non dipenderebbe più da prodotti finanziari come i ‘fondi pensione’…

      Se invece si intende come una proposta NON del programma dei comunisti, ma come una proposta che i comunisti fanno ad altre forze politiche, allora può anche andar bene.

      Non so se una maggiore chiarezza su questo punto sarebbe stata opportuna,

      Per il resto: OTTIMO.

    5. mj23 dice:

      ECCELENTE risoluzione, CSP dimostra ancora una volta di essere l’unico movimento realmente comunista presente oggi in Italia.

      Per il compagno Cominform: la tua precisazione è puntuale e coerente, ma penso che quella frase del comunicato di CSP si riferisca soltanto a ciò che deve essere fatto nella fase transitoria che precede la costruzione effettiva della società socialista.

    6. mj23 dice:

      Ovviamente volevo dire… ECCELLENTE… con due “L”… :-)

    7. KAMO dice:

      è chiaro che si tratta di un punto di “transizione” altrimenti intruppiamo i piccoli risparmiatori ed i pensionati nell’area della reazione

    8. Cominform dice:

      X Kamo e Mj23: è una questione di ‘conti’, innanzitutto.
      A quanto ammonta il debito posseduto da ‘piccoli risparmiatori’, e ‘forndi pensione’? Sospetto che sia una quota non piccola.
      in secondo luogo si tratta di cittadini non greci, il debito greco è posseduto da banche tedesche e francesi, soprattutto. I ‘piccoli risparmiatori’ sono i piccoli risparmiatori tedeschi,
      Saranno pure piccoli, ma tutti assieme sono perfettamente in grado di strozzare i lavoratori greci.
      I lavoratori greci, qualora riescano a liberarsi dei capitalisti, dovrebbero invece accettare di farsi strozzare dai piccoli risparmiatori tedeschi, solo perchè sono ‘piccoli’ ?
      Non è che, fatti i conti, con questa filosofia i comunisti si vedrebbero costretti a fare la stessa manovra di papandreu?

      Questo è solo UNO di un elenco enorme di problemi che potrebbero sorgere qualora un partito rivoluzionario decidesse di fare le cose a metà.

      Sulla ‘transizione’. Bisogna intendersi sul significato di questa parola.
      La ‘transizione’ qui, secondo me, non c’entra molto.
      Io parlo di transizione, come fase ‘post rivoluzionaria’, ad esempio la situazione della russia negli anni 20.
      La situazione di cui stiamo parlanto è però diversa dalla NEP di Lenin: in quel caso era più semplice, i contadini non accettavano una forma diversa dalla piccola proprietà, e quindi l’unica cosa che si potè fare fu dividere i latifondi in piccoli lotti (sapendo, e Lenin lo sapeva benissimche la collettivizzazione era in quel modo solo rinviata, e che prima o poi sarebbe stata necessaria).
      Tuttavia la posta in gioco era la terra, cioè una risorsa produttiva, qui invece parliamo di … fondi pensione, BOT e CCT..

      La terra continua ad essere produttiva, purchè ci sia qualcuno che la lavori, anche se non c’è più il capitalismo.
      Ma i fondi pensione i bot e i cct sono oggetti intrinsecamente capitalistici, senza capitalismo non possono esistere. Il loro valore NON ESISTE se essi non sono scambiati in qualche mercato borsistico.
      Se fossero esistiti come mezzo di pagamento da dare anche ai lavoratori, ai tempi di Lenin, (esistevano, ma erano esclusivamente riservati alla ristrettissima classe Borghese dell’epoca) dopo la rivoluzione (e la guerra) il loro valore sarebbe precipitato a zero. Cosi come il valore stesso della moneta precipitò a zero, anche in Germania (è noto il caso dell’iperinflazione del 22).
      Insomma sarebbe come se Lenin si preoccupasse nel 1922, del marco tedesco che precipita a zero e dei piccoli risparmiatori tedeschi che si riducono sul lastrico…
      Bè al più Lenin avrebbe detto: male avete fatto a fidarvi dei capitalisti… ma potete rimediare facendo la rivoluzione (e in pratica disse proprio così..)

      In ogni caso, la materia è estremamente complessa, e soprattutto IMPREVEDIBILE. Nessuno può sapere quanto varrebbe uno di questi prodotti finanziari dopo una rivoluzione. Anzi nessuno può saperlo in generale: nessuno può sapere quanto varranno fra qualche anno, anche SENZA la rivoluzione..
      E’ il capitalismo stesso che li fa fuori..

      Per cui l’appunto che faccio, non è tanto nel merito della questione, ciò che dico io è 1) se vi riferite ad una proposta da fare ADESSO ai partiti di ADESSO, allora posso anche essere d’accordo (ma temo sia impraticabile perchè i fondi pensione e il ‘piccolo risparmio’ credo ammonti ad una grossa percentuale di tutto il credito )

      2) se viceversa vi riferite ad un fase post-rivoluzionaria,
      (e la ‘transizione’ rientra in questa)
      allora credo che una maggiore cautela su cose del tutto imprevedibili sia opportuna.

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