Fronte contro le guerre e gli interventi imperialisti.Intervista a Elisseos Vagenas, membro del CC e responsabile della Sezione Relazioni Internazionali del CC del KKE, sugli sviluppi in Siria e nella regione.

21 maggio 2011 di

Fronte contro le guerre e gli interventi imperialisti

Intervista a Elisseos Vagenas, membro del CC e responsabile della Sezione Relazioni Internazionali del CC del KKE, sugli sviluppi in Siria e nella regione

da Partito Comunista di Grecia –  http://inter.kke.gr/News/news2011/2011-05-04-eliseo-artho

Traduzione dall’inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

 04/05/2011

Abbiamo discusso con Elisseos Vagenas, membro del CC del KKE e responsabile della sezione Relazioni Internazionali a proposito delle valutazioni del Partito sui rapidi sviluppi in Siria e in tutta la regione.

D.: Il 20 marzo il CC del KKE ha pubblicato la sua Risoluzione riguardante gli sviluppi nella nostra regione. Ma gli eventi sono in rapido sviluppo. Cosa è cambiato nelle ultime settimane?

R.: E’ vero, gli eventi sono in pieno svolgimento, tuttavia le principali conclusioni a cui è giunto il CC del KKE sono valide. Nella nostra regione (Balcani, Mediterraneo orientale, Medio Oriente, Nord Africa, Caucaso) sono in atto sviluppi gravi e pericolosi, caratterizzati dall’intensità delle contraddizioni tra le potenze imperialiste, in una regione ricca di risorse energetiche e “crocevia del trasporto” delle materie prime provenienti da Asia centrale, Mar Caspio, Medio Oriente, verso l’Occidente e verso le potenze emergenti dell’Asia (Cina, India ecc).

I monopoli più forti, le unioni e le potenze imperialiste sono impigliate in una ragnatela di contraddizioni e di lotta. Nel quadro del sistema imperialista, le classi borghesi della regione cercano “assi” di alleanza, siglano accordi e compromessi per avvantaggiarsi nella lotta per l’accaparramento di risorse naturali e quote di mercato.

Nel contempo, vediamo che l’ONU, la NATO, le forze di polizia e militari dell’Unione europea, le basi militari, le flotte navali con qualsiasi pretesto sono utilizzate in questa lotta.

Dalla pubblicazione della Risoluzione del Partito, abbiamo assistito a diversi sviluppi, il più importante dei quali è l’aperto intervento imperialista in Libia con la decisione del Consiglio di sicurezza dell’ONU, lo scoperto intervento militare delle Nazioni Unite e delle forze francesi in Costa d’Avorio, oltre gli sviluppi sanguinosi in Yemen e in Siria. Gli eventi si susseguono in diversi ambiti, in molti paesi e regioni, ponendo sistematicamente e in modo ancora più persistente la questione del rapporto capitalismo-crisi-guerra. I recenti sviluppi confermano ciò che teoria ed esperienza storica ci insegnano.

Le manifestazioni che si svolgono in Siria trovano le loro radici nel paese stesso. Nei problemi economici, sociali e politici che la classe operaia e gli altri strati popolari stanno vivendo. Tuttavia è evidente che essi vengono strumentalizzati dalle forze borghesi e dai centri imperialisti.

D.: I media greci ed internazionali presentano gli avvenimenti in Siria come un’altra “sollevazione” popolare basata su rivendicazioni democratiche, repressa nel sangue dalle autorità. Qual è la posizione del KKE rispetto queste mobilitazioni, tenendo conto in particolare della solidarietà espressa per le mobilitazioni in Egitto e in Tunisia?

R.: Monitoriamo molto attentamente gli sviluppi nella regione, attingendo da più fonti. Il KKE è uso ad assumere posizioni pubbliche in modo responsabile e a informare puntualmente i lavoratori del paese sugli accadimenti sia a livello nazionale che internazionale.

Esaminiamo le mobilitazioni a cui partecipano le forze popolari, guardando agli obiettivi espressi dalle forze sociali e politiche attive all’interno di un paese e a quelli delle potenze straniere coinvolte. Non è detto che siano evidenti nelle parole d’ordine utilizzate. Vorrei ricordare che in un passato relativamente recente, in nome della “democrazia” e della “libertà” abbiamo assistito a mobilitazioni popolari e operaie in senso reazionario e controrivoluzionario, come per esempio in Polonia nel periodo di “Solidarnosc”.

Ciò è tanto più vero oggi, poiché molti fatti dimostrano la distorsione su vasta scala degli eventi da parte dei media borghesi internazionali, orchestrata dal noto canale Al Jazeera, che ha sede in Qatar, promosso come “cavallo di Troia” elettronico della classe borghese della regione per la modernizzazione borghese a livello politico ed economico nei paesi del Nord Africa e del Medio Oriente e in funzione del piano imperialistico per il “Grande Medio Oriente”.

D.: Che cosa è questo piano? Quali obiettivi serve?

R.: I principali obiettivi degli imperialisti e non i pretesti (di “democrazia” e “non proliferazione delle armi nucleari”), promossi attraverso questi piani sono:

- La modernizzazione dei regimi borghesi nella regione, sia a livello economico, sia a livello della sovrastruttura giuridico-politica al fine di salvaguardare, per quanto possibile, una base stabile per l’espansione dei gruppi di monopoli nei mercati regionali e il rafforzamento del loro ruolo sul piano internazionale;

- La salvaguardia dell’accesso alle risorse energetiche della regione e ai nuovi depositi nel Mediterraneo orientale;

- Il controllo di una vasta area, “crocevia” per il commercio e il trasporto.

Naturalmente ogni potenza imperialista ha i propri obiettivi individuali. Così, gli sforzi degli Stati Uniti indubbiamente si contrappongono e continueranno a contrapporsi alle potenze rivali (soprattutto i paesi leader in Europa, Cina e Russia), poiché mettono in pericolo i loro piani di penetrare nella regione e ai loro monopoli di trarre benefici nella regione. E’ nell’ambito di questa competizione che deve comprendersi lo smembramento del Sudan, come l’intervento straniero in Costa d’Avorio, l’intervento militare imperialista in Libia e il piano per un suo possibile smembramento.

Questi sviluppi possono anche condurre a uno scenario generalizzato di destabilizzazione di una regione di grandi dimensioni, che creerà problemi per l’approvvigionamento energetico della UE, rivale USA, e per la penetrazione di capitali cinesi e merci verso l’UE e l’Africa.

L’imperialismo, come fase suprema del capitalismo, diventa più aggressivo in condizioni di crisi. Inoltre, utilizza la situazione per smorzare le conseguenze della crisi globale del capitalismo e dirottare i capitali nelle guerre della regione.

Gli sviluppi in Siria non sono affatto estranei a tali piani. Ciò si evince dalle dichiarazioni e posizione ufficiali delle potenze imperialiste degli USA e dell’UE, nonché il coinvolgimento di potenze regionali, come la Turchia e l’Iran.

D.: Intende dire che gli avvenimenti in Siria sono fabbricati al di fuori del paese? Sono uno “strumento” per rovesciare il governo e il presidente Assad?

R.: Certo gli accadimenti in Siria hanno radici all’interno del paese stesso. Nei problemi economici, sociali e politici che la classe operaia e gli altri strati popolari stanno vivendo. Questi sono problemi che negli ultimi anni sono andati acuendosi a causa delle politiche di privatizzazione, della riduzione dei diritti e del reddito della classe operaia e degli strati popolari promosse negli interessi della classe borghese nazionale. Il KKE sostiene le mobilitazioni popolari che lottano per la soluzione dei problemi popolari e sostiene il diritto del popolo a combattere, come dimostra la lunga storia del nostro Partito. Il nostro Partito cerca di studiare con attenzione gli sviluppi che hanno luogo, nella loro complessità.

E così, dobbiamo rilevare che oggi abbiamo prove evidenti che dimostrano il tentativo di intervento imperialista nella situazione interna della Siria, così come è evidente la manipolazione dei lavoratori degli altri paesi con prove false riguardanti gli sviluppi in Siria. Ad esempio gran parte dei cosiddetti “video documentali” che ci mostrano, sono stati girati in altri paesi o in altre situazioni. Questa linea di manipolazione dell’opinione pubblica ha portato in questi ultimi giorni alle dimissioni di alcuni giornalisti di Al Jazeera.

Ogni giorno emergono le prove che svelano gli interventi dei paesi confinanti (Arabia Saudita, Turchia). Prove che rivelano i tentativi di esasperare e sfruttare le contraddizioni religiose, che attestano l’armamento di gruppi e l’addestramento di forze all’estero. Dobbiamo prendere tutto questo in considerazione.

E’ evidente che gli Stati Uniti, l’Unione europea e Israele sono interessati alla destabilizzazione e all’indebolimento di un regime borghese che ha punti di riferimento antimperialisti ed è un alleato delle forze antimperialiste in Palestina, Libano, ecc. Non dobbiamo dimenticare che il territorio siriano è oggi sotto occupazione straniera (israeliana). L’indebolimento di questo regime o anche la sua caduta potrebbe accrescere l’appetito dei piani imperialisti di attaccare l’Iran, con il pretesto del suo programma nucleare. Potrebbe anche portare a un nuovo smembramento di Stati della regione e a un effetto domino di sanguinosa destabilizzazione, che condurrebbe a nuove guerre e interventi imperialisti.

D.: In passato l’Unione Sovietica aveva rapporti stretti con la Siria e il partito Baath al governo. Come giudica questa posizione e in quale modo questo fatto influenza la posizione del KKE sulla Siria oggi?

R.: Dopo la seconda guerra mondiale, grazie all’influenza dell’URSS, conseguente al suo contributo nella vittoria antifascista, alla superiorità del socialismo nella ricostruzione del paese, alla creazione di democrazie popolari nell’Europa orientale e al crollo del colonialismo, ci sono stati sviluppi positivi che hanno contribuito al cambiamento nei rapporti di forza mondiali. Naturalmente, il sistema imperialista internazionale rimase potente, nonostante l’indubbio rafforzamento delle forze del socialismo. Immediatamente dopo la fine della guerra, l’imperialismo sotto l’egemonia degli Stati Uniti ha iniziato la guerra fredda e ha elaborato una strategia per minare il sistema socialista e ricompattare le sue forze. La rivalità tra i due sistemi si sviluppò a livello mondiale.

Nello stesso periodo, in una serie di paesi, come la Siria, la questione dell’indipendenza nazionale e la mobilitazione attorno a questo obiettivo diventò la questione centrale. Indubbiamente, l’acquisizione dell’indipendenza nazionale dalle colonie costituiva un presupposto primario e fondamentale per recuperare il ritardo di sviluppo che permeava ogni settore della vita sociale. L’URSS e gli altri stati socialisti diedero vita a una politica economica di cooperazione e di sostegno ai nuovi regimi, tra cui la Siria, con l’obiettivo di evitarne l’integrazione nel mercato capitalista internazionale e nelle unioni imperialiste, e anche per rafforzare le forze, all’interno dei fronti di governo, favorevoli all’orientamento socialista.

Questo sforzo dell’Unione Sovietica per sviluppare relazioni economiche, e anche alleanze, con alcuni stati capitalisti contro le potenze imperialiste più forti, era auspicabile e comprensibile, in quanto indeboliva il fronte unito degli imperialisti, privato, anche se solo temporaneamente, di alcune forze e sfruttava le contraddizioni nel campo imperialista. Il problema era che questa politica contingente (di fase) dell’Unione Sovietica, che si esprimeva in alcuni paesi a vari livelli (economico, diplomatico, ecc,) fu elevata a principio e trasformata in una teoria: si parlò del cosiddetto “percorso non capitalista di sviluppo”. Ciò creò confusione nel movimento rivoluzionario internazionale. Come è stato dimostrato in pratica, una “terza via al socialismo” non esiste.

Naturalmente il nostro Partito cerca di trarre insegnamenti dalla storia del movimento comunista internazionale. Pertanto l’attuale posizione del KKE per esempio contro la guerra imperialista in Libia, non costituisce affatto l’approvazione del regime di Gheddafi, con il quale peraltro non ci sono mai stati rapporti. Né, ovviamente, la nostra opposizione all’incombente intervento imperialista in Siria o il possibile attacco imperialista contro l’Iran, implica che il nostro Partito rinunci alla sua posizione critica sui regime borghesi di questi paesi.

Questo orientamento, consente ai comunisti di concentrare l’attenzione sul fattore cruciale: la guerra imperialista e interventi analoghi nella regione, con la partecipazione del nostro paese.

D.: In quale misura la partecipazione del Partito comunista siriano nel “Fronte patriottico” del partito Baath al governo influenza l’atteggiamento del KKE?

R.: Il KKE tiene in considerazione le posizioni e le valutazioni dei partiti comunisti di altri paesi. Apprezziamo la posizione coerente antimperialista dei comunisti in Siria, nonché il loro contributo allo sforzo di ricostruire il movimento comunista internazionale. Di recente, poco prima dello scoppio dei recenti episodi, Ammar Bagdash, Segretario Generale del CC del Partito comunista siriano, aveva visitato il nostro paese su invito del KKE. Così, abbiamo avuto l’opportunità di scambiare opinioni sugli sviluppi nella nostra regione. Siamo consapevoli e apprezziamo l’attività dei comunisti in Siria contro il degrado dei rapporti di lavoro, contro la “liberalizzazione” dei licenziamenti, per l’istituzione del diritto di sciopero, contro i piani di privatizzazione della terra e contro la legge sulla privatizzazione dei servizi pubblici e in generale contro l’integrazione della Siria nelle organizzazioni imperialiste. Certo teniamo in considerazione le loro posizioni. Tuttavia, il KKE cerca sempre di formare la propria opinione sugli sviluppi tenendo anche conto delle sue proprie esperienze e valutazioni.

L’esperienza storica del nostro partito e del movimento comunista internazionale, ad esempio, ci ha fatto maturare il giudizio che è un errore separare la borghesia “compradora” da quella “patriottica” e perseguire alleanze con quest’ultima. Abbiamo messo in chiaro che il potere è nelle mani della classe borghese o nelle mani della classe operaia. Non può esistere alcuna forma di potere intermedio!

In tal senso noi guardiamo al regime borghese del Baath in Siria (Partito Socialista Arabo) – che per motivi propri, è impegnato in un lungo e duro conflitto armato con lo Stato imperialista di Israele e di conseguenza con gli Stati Uniti e gli altri disegni imperialisti nella regione – sulla base delle analisi di classe e senza idealizzazioni.

Sosteniamo la richiesta di ritiro immediato di Israele dai territori siriani e da tutti i territori arabi occupati dall’esercito israeliano con l’appoggio degli Stati Uniti e delle altre forze imperialiste. Sosteniamo pienamente il diritto di ogni popolo, compreso il popolo siriano naturalmente, a decidere del proprio futuro, senza interventi imperialisti stranieri sia militari che economici, che a carattere manipolativo ideologico-politico.

D.: Cosa suggerisce il KKE al popolo greco e ai popoli della regione?

R.: Il KKE si rivolge alla classe lavoratrice e ai popoli della regione e sottolinea che i loro interessi si identificano con la lotta unitaria antimperialista e antimonopolista, per il disimpegno dalle organizzazioni imperialiste, per l’eliminazione delle basi militari straniere e delle armi nucleari, per il ritiro delle forze militari dalle missioni imperialiste e per la coniugazione di questa lotta con la lotta per il potere.

Su questa base le persone possono vivere pacificamente e utilizzare in modo creativo le risorse naturali che appartengono al popolo, a proprio vantaggio, per la soddisfazione dei propri bisogni.

Noi condanniamo le inique guerre imperialiste e lottiamo per il disimpegno del nostro paese! Tuttavia, sappiamo che le guerre sono la continuazione della politica con mezzi violenti, sono inevitabili finché la società è divisa in classi, finché vi sia lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, fino quando l’imperialismo prevale.

La sostituzione della guerra con la pace nell’interesse del popolo non può essere realizzata senza la sostituzione del capitalismo con il socialismo, perché la pace imperialista prepara nuove guerre imperialiste.

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