ALTRO CHE LOTTA DI CLASSE E RICOSTRUIRE IL PARTITO COMUNISTA, QUESTI CI VOGLIONO PORTARE DI NUOVO IN BRACCIO AL PD…

21 maggio 2011 di

All’inizio non si riusciva a capire come mai la FdS “taroccava” i dati delle elezioni, parlando di un 4% alle provinciali (peraltro col 4% si supererebbe lo sbarramento da soli-sic!) ed omettendo che a Torino e Bologna superava di poco l’1% o a Milano passava dal 6% al 3% e a Napoli dal 9% a poco più del 3% nonostante l’enorme traino mediatico di Pisapia e De Magistris, oppure non dicendo che appunto alle provinciali (escludendo Gorizia e Trieste dove non si possono fare paragoni col passato) in 9 delle 11 province più che dimezzava i voti e passava (aspettando il ballottaggio di Reggio Calabria) da 22  a 3 consiglieri, scomparendo in ben 7 province. Ma da qulache ora l’arcano è svelato: Ferrero oggi  a pag.9 di Repubblica “adesso un patto col PD” e su Il Fatto a pag.7 “Niki smettila di ignorarmi” e ancora Diliberto ad una agenzia “il centrosinistra vince se è unito” ci aiutano a capire. Il cercare di presentare i voti delle amministrative con improbabili confronti con altre elezioni serve a “pietire” di nuovo un accordo (per qualche strapuntino) cool PD. Altro giro, altra corsa, si sono di già dimenticati dei disastri della partecipazione all’ultimo Governo Prodi, dalla truffa del TFR al protocollo su welfare e pensioni, passando per i voti favorevoli alla guerra in Afghanistan. “Questa volta l’accordo sarà solo tecnico” vi diranno, già ma se si tratterà di votare ad esempio la guerra alla Siria, la privatizzazione delle acque, o la possibilità di licenziare i lavoratori Fiat se la sentiranno  di votare contro e di  far cadere il governo di centrosinistra? Le compagne ed i compagni a questo punto non si fidano più. Altro che lotta di classe, altro che ricostruire il Partito Comunista, la questione è di nuovo, e sempre, di qualche posticino per i vertici. Potevate dircelo prima…

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    7 Risposte a “ALTRO CHE LOTTA DI CLASSE E RICOSTRUIRE IL PARTITO COMUNISTA, QUESTI CI VOGLIONO PORTARE DI NUOVO IN BRACCIO AL PD…”

    1. Cominform dice:

      Ho letto qualche giorno fa dal sito del ‘Fatto Quotidiano’ la notizia del pre-declassamento dei titoli di stato da parte di Standard and Poors. Nella nota S&P afferma che ‘l’instabilità politica’ potrebbe ‘rallentare le necessarie riforme’ ….

      Risponde Bersani:

      ”Non c’è bisogno delle agenzie di rating per sapere che il Paese deve liberarsi urgentemente dalle divagazioni
      e dalle cialtronesche vanaglorie personali di cui è vittima e deve assolutamente concentrarsi su una diversa
      politica uteconomica e su un programma stingente di riforme”,

      ‘Necessarie riforme’, ‘programma STRINGENTE (? cioè che fa particolarmente male?) di RIFORME’..
      Oramai l’hanno capito anche i più tardi di comprendonio:
      le ‘riforme’ altro non sono che altro sangue da sottrarre ai già esangui lavoratori,
      per rallentare la caduta del saggio di profitto che prosegue implacabile, e non più ‘tendenziale’, dato che i capitalisti non riescono ancora ad escogitare altre bolle speculative.

      Oramai tuttavia, persino Tremonti, Bersani o Vendola,devono essersi resi conto di non avere in realtà la
      minima idea di cosa fare una volta vinte le elezioni e conquistato il governo del Paese.
      Non possono essere stupidi fino a tal punto..
      Cioè intendo dire: non hanno la minima idea di cosa fare e che sia diverso dalla semplice
      esecuzione dei diktat delle centrali dell’imperialismo (le ‘necessarie riforme’.),
      cioè dopo il protocollo sul Welfare e pensioni, ricordato nel post, la truffa del TFR etc..
      fare ulteriori ”RIFORME’ per impoverire ulteriormente i già poveri lavoratori italiani.

      In questo scenario è sorprendente come tutti questi peracottari di ‘sinistra’ , da Bersani a Vendola,
      da Ferrero a Diliberto, non pensino ad altro che a ‘vincere’ per andare al governo..
      E per fare cosa poi? Che farà Vendola? Quando S&P gli chiederà le ‘necessarie riforme’,
      altrimenti farà aumentare i tassi di interesse. CHE FARA?

      I Bolscevichi, a S&P gli farebbero una bella pernacchia, ma dato che Vendola considera la storia del
      comunismo come un ‘orrore’, e Diliberto considera Stalin una ‘vergogna per i comunisti’,
      mi pare evidente che questi emeriti peracottari di ‘sinistra’, non volendo ripetere gli ‘orrori’
      del comunismo storico, non potranno fare altro che chinare, come hanno sempre fatto, la testa ai
      diktat di S&P, e ….fare le ‘necessarie riforme’, magari ..’stringenti’, come dice Bersani.

      Altrimenti che faranno? Faranno cadere il governo?
      Dopo aver fatto tanto per farsi accettare in coalizione?

      La verità è che costoro vivacchiano…’come è bella giovinezza che sen fugge, tuttavia…’ questi
      grandi statisti della sinistra italiana, non hanno un orizzonte superiore all’anno…
      L’importante è farsi eleggere…, per un mese, un anno. Di ciò che avverra dopo non hanno la minima idea.

    2. Luca Micaloni dice:

      Mai sentito parlare di crescita e welfare?
      Tutto il progetto socialdemocratico si basa sull’attenuazione del conflitto di classe attraverso la riduzione delle diseguaglianze economiche.
      L’altra strategia è espropriare i produttori e socializzare l’economia, in barba alle agenzie di rating, a Fmi, Bce e tutto il cucuzzaro.
      Ma poi non si finirebbe in un isolamento nazionale, in un’autarchia asfissiante?
      Dovremmo sperare di dare l’esempio, e che altri paesi seguissero.
      Non credi che far scappare i capitalisti darebbe luogo a un sistema infinitamente più giusto, ma infinitamente più povero?
      Ammettiamo di avere imprese socializzate, funzionari e manager con salario medio da operaio, tipo Comune di Parigi.
      Non avremmo risolto i problemi di competitività, Fincantieri sarebbe comunque in crisi.
      Mi dirai che un sistema giusto avrebbe forme di salario garantito a prescindere.
      Ma sul piano strettamente economico e produttivo, staremmo come ora. E a lungo andare, senza crescita, anche il sistema giusto avrebbe le casse vuote e non potrebbe tutelare i più svantaggiati, non per inadeguatezza sovrastrutturale o strutturale, ma per semplice indigenza materiale…

    3. Cominform dice:

      Ma, caro Micaloni, non sono d’accordo praticamente con una sola delle parole che hai scritto…

      Essenzialmente, alla base, c’è il fatto che tu non sei marxista.
      e probabilmente ignori completamente Marx. Quindi su che base discutiamo? I capitalisti ce li dobbiamo tenere buoni, se no scappano? Sono i capitalisti che generano la ricchezza?

      Be allora che devo dirti? Appenditi un quadro di Marchionne e di Berlusconi a casa. e quando costoro ti bloccano lo stipendio, o ti tolgono la pensione, accendigli un cero, e fai come Fantozzi..’come è buono lei… troppo poco! Mi tagli la pensione ancora di più!’ E che ti devo rispondere caro Micaloni?..

      Sul fatto dell”autarchia’, è chiaro che una nuova rivoluzione
      socialista non potrebbe avvenire solo in Italia..
      Comunque non c’è problema, l’ Italia non ‘rischia’ di fare la rivoluzione da sola..
      La rivoluzione del 17 avvenne nell’impero Russo, un territorio sterminato con tutte le risorse, con un livello di sviluppo, arretrato rispetto alla Germania o agli USA, ma comunque non nullo (la Russia zarista era comunque una delle potenze imperialiste del mondo). Aveva inoltre una popolazione non piccola (200. Mln). Insomma il socialismo solo nell’URSS non era una cosa impossibile (e infatti non lo fu..). Certo l’Italia non è nelle stesse condizioni.

      La socialdemocrazia? E cos’è? Dov’è? Perchè è crollata assieme al muro di Berlino? Non doveva al contrario essere proprio quello il momento in cui avrebbe dovuto trionfare sul marxismo e sul comunismo?
      E perchè questo non è successo? Te lo sei mai chiesto?
      Non so quanti anni hai, o se sei informato sulla storia recente, anche solo d’Italia. Lo sai a cosa assomiglia, dal punto di vista ideologico, il PD di oggi? Lo chiedo anche agli altri compagni: a me sembra praticamente uguale al PLI degli anni 70…(e infatti Zanone, ex segnetario PLI, è oggi del PD…). Lo sai a cosa assomiglia ideologicamente, cioè come idee sull’economia, la FdS? Al partito Repubblicano di Ugo La Malfa… Io mi ricordo quando c’era scritto nello statuto del PRI: ‘il PRI è per una economia MISTA, dove stato e mercato convivono, e con lo Stato avente la funzione di correzione delle DISTORSIONI DEL MERCATO..
      (ma come? Ti chiederai: Il mercato ha forse ‘distorsioni’?).
      Cioè praticamente quello che dice Diliberto…..

      Dunque: ti sei mai chiesto PERCHE, questo spostamento a destra generalizzato? E perchè al contrario tutti erano più a sinistra prima della caduta del ‘muro’? (anticomunisti si, ma TUTTI più a sinistra……. ti si accende una lampadina?)
      Insomma perchè partiti oggi di estrema destra economica, trenta anni fa erano addirittura per ‘l’economia mista’…. ?

      Perchè… dovrebbe essere chiaro, perchè la socialdemocrazia, il ‘riformismo’, non è NULLA fuorchè OPPORTUNISMO…
      La socialdemocrazia consiste nel ‘tosare la pecora’ (capitalista, lo dicono loro, i socialdemocratici, non io)

      Bene, allora tosatela la pecora…
      Marchionne non si fa tosare? Anzi è lui che tosa i lavoratori? Ma guarda un pò… che cattivone. E alllora la teoria della ‘tosatura’? Non è che è una cazzata?

      Non è una cazzata, E solo miserabile opportunismo:
      è chiaro che una volta (prima della caduta del ‘Muro’) i Padroni avevano nell’europa orientale l’esempio concreto
      di una espropriazione che avrebbe potuto colpirli anche in occidente.. IN QUELLE CONDIZIONI allora si accettavano di farsi tosare… ti si è accesa la lampadina?

    4. Luca Micaloni dice:

      Di anni ne ho 24. Non ignoro Marx, ma non sono marxista. Cerco di non essere mai -ista, in generale.
      La socialdemocrazia, intesa bene, altro non è che un’espropriazione parziale, una socializzazione incompiuta, ma meglio di niente.
      Lo spostamento a destra sul piano politico non sono in grado di spiegarlo.
      So che dopo una ventina d’anni di pressione organizzata del proletariato è cominciata una regressione, e sul piano politico (interventi legislativi a sfavore della forza lavoro), e sul piano economico (intensificazione dello sfruttamento come risposta alle crisi).
      Per me l’urgenza non è tanto trovare la migliore teoria politica, quanto la risposta a un che fare immediato. Anche perché la mia generazione ha e avrà veramente le pezze al culo…

    5. Luca Micaloni dice:

      La ricchezza è creata dal sistema d’impresa. Ciò non implica che sia un’impresa capitalistica, può esserci impresa a proprietà collettiva, impresa con socializzazione degli utili (alienazione e riappropriazione del plusvalore).
      Il succo è che serve un sistema d’impresa ben funzionante, soprattutto finché una parte abbastanza grande di mondo non passa al socialismo, ovvero finché, accanto alla pianificazione interna, continua a porsi l’esigenza di confrontarsi sul mercato con altre economie.
      Per come la vedo io, la socialdemocrazia fallisce perché è troppo democrazia e poco sociale, tende a rimuovere prematuramente dal suo orizzonte il conflitto sociale, opta per una prospettiva interclassista che è fuori dalla realtà, e con ciò si preclude la possibilità di “tosare la pecora” effettivamente andando oltre il vuoto proclama ideologico.
      Dall’altra parte l’impostazione marxista-leninista, che poi è l’unica veramente marxista, rifiuta di concepire il regime parlamentare democratico come luogo in cui il conflitto di classe può essere agito a livello istituzionale.
      Un socialismo basato sulla conquista della maggioranza parlamentare, che abbia per strumento la legge, che mantenga la forma democratica “borghese”, sarebbe esposto a reazioni, all’opposizione sanguinaria di oligarchie plutocratiche, poteri di fatto, clero, americani, circolo Bilderberg, mass media, tanto da richiedere alla fine una difesa armata e una dittatura del proletariato?
      Comunque il problema primario, anche se cronologicamente secondario, non è come conquistare il potere, bensì che fare una volta che si ha il potere in mano…
      A mio avviso in Russia non è andata poi così bene. Si può anche dire: niente male come primo tentativo. Ma forse abbiamo il compito storico di andare oltre, nella teoria e nella prassi.
      Altrimenti c’è da una parte lo spostamento a destra che mantiene in vita la classe politica ex comunista in un delirio di autoreferenzialità parlamentare, e dall’altra c’è il clamoroso arretramento sociale del proletariato, o come lo si vuol chiamare.

    6. Cominform dice:

      X Luca Micaloni:
      c’è un altro problema, per quanto riguarda la ‘pecora’ da tosare.
      A parte l’atteggiamento opportunistico e servilistico, di per se inaccettabile che consiste nell’attaccare sempre ‘il Padrone’ salvo poi riconoscergli una utilità e funzione sociale indispensabile (cioè non saper fare a meno del Padrone che si attacca.) ebbene c’è un’altra questione, propriamente marxista:

      Ciò che della pecora si ‘tosa’, altro non è che una metafora del Profitto. Proprio qui stà l’errore di fondo dei socialdemocratici, credere che il capitalismo produca SEMPRE profitto, che sia una specie di ciclo RINNOVABILE.
      Marx invece scopre che il Profitto tende sempre a decrescere. Anche solo se si è interessati a stabilire scientificamente la verità, il marxismo spiega l’evoluzione dell’economia capitialistica meglio di qualunque altra teoria.
      Il capitalismo è una successione di ‘crisi’, che sono crisi di sovrapproduzione (cioè in ultima analisi di profitto). I socialdemocratici (che comunque nemmeno esistono più politicamente, se non nella FDS, ma esistono solo nella prassi sindacale di CGIL CISL e UIL) credono di poter usare il marxismo a fini opportunistici, e dicono che per uscire dalla crisi occorrerebbe aumentare gli stipendi, in modo tale da aumentare i consumi etc etc. (questa cioè sarebbe una soluzione alla ‘sovrapproduzione’…).
      Ma naturalmente non è affatto vero (infatti nessuno mai ha seguito le ‘ricette’ dei sindacati per uscire dalla ‘crisi’).
      Aumentare gli stipendi significherebbe ridurre ancora di più i profitti, cioè approfondire ancora di più la crisi.
      Dalla crisi si esce (sempre provvisoriamente, perche il calo del Profitto continua sempre) solo ripristinando il livello di Profitto considerato accettabile dai capitalisti, il che può avvenire 1) con la creazione di bolle speculative 2) in maniera più stabile con la sottrazione di SALARIO (individuale o sociale) alla classe lavoratrice. Punto.
      NON ESISTE soluzione al problema che sia, interna al sistema capitalista e allo stesso tempo accettabile dalla classe lavoratrice.

      Visto che hai 24 anni un’altra cosa devi sapere, e che forse non sai dato che sei ancora socialdemocratico.
      La tua generazione ha e avrà le pezze al culo (a meno, ovviamente, che non faccia la rivoluzione). La vecchiaia sarà
      triste, e senza pensione dovrete far ricorso alla caritas.
      Naturalmente ogniuno di voi potrà cercare di evitarlo giocando al superenalotto, solo che a quel punto vincere al superenalotto diventerà una necessità… se non vincete, …. il pranzo è alla Caritas.(ammesso che ci sia ancora).

      Questo avverrà precisamente allo scopo di salvaguardare il Profitto, ma sai con la complicità di chi? Di CGIL CISL e UIL..
      I sindacati concertativi (socialdemocratici).
      Visto che hai 24 anni, avevi meno di 10 anni quando la CGIL (gli altri due è persino inutile citarli) approvò la serie di provvedimenti con i quali alla tua generazione (ma anche a quelli più grandi di te) è stata praticamente tolta la pensione.
      La CGIL approvo l’abolizione del sistema retributivo, l’unico che garantiva una pensione dignitosa, passando al sistema contributivo. Al di la dei tecnicismi questo è stato il metodo usato per ridurre con le pezze al culo i pensionati di domani. La CGIL si preoccupò unicamente di salvaguardare gli interessi dei suoi iscritti (più anziani)
      di quel periodo, cioè esattamente ‘chi ha più di 18 anni di contributi nel 1996′. Tu ovviamente non eri iscritto alla CGIL e soprattutto avevi nove anni, e quindi incapace di protestare e persino di sapere quello che i ‘grandi’ ti stavano facendo.
      Adesso però sei grande e quindi capisci: questi socialdemocratici della CGIL andavano a dire, a chi aveva meno di 18 anni di contributi, balle, cioè che col sistema contributivo ci avrebbero addirittura guadagnato.
      Alla mia domanda, ma allora perchè i più anziani si danno tanto da fare per farsi prepensionare, o vi tempestano di telefonate per non far passare la legge? Perchè hanno smesso di protestare solo dopo essere stati loro esentati dalla legge? COl cazzo che ci stanno, loro, al sistema contributivo…
      Ovviamente seguì nessuna risposta..
      Solo quando gli dissi: ‘state facendo una porcata inenarrabile, scaricando i problemi sulle generazioni future. Solo perchè adesso succhiano ancora il latte..
      Spero che quando saranno più grandi ve la faranno pagare cara’.
      Bè solo allora ho visto un bagliore di terrore brillare nei loro, occhi.

      HAI CAPITO cosa fanno i socialdemocratici (la CGIL) qual’è il loro modo di agire ?

    7. Luca Micaloni dice:

      Identificare le possibilità della socialdemocrazia con le opzioni politiche della CGIL significa ridurre una teoria politica a una sua (presunta) manifestazione storica concreta.

      Per quanto riguarda la caduta tendenziale del saggio di profitto, ne so troppo poco per esprimere un parere. Tuttavia il profitto può essere rivitalizzato anche in altri modi che non siano bolle speculative o compressione dei salari, per esempio se un imprenditore fosse in grado di teletrasportare le merci aumenterebbe i profitti di un bel po’ (ci sono anche esempi meno assurdi, comunque la cifra riassuntiva è quella dell’innovazione).

      Ma la mia questione è più banale e può essere discussa anche dando per buona la tendenza del profitto a decrescere, e suona più o meno: riusciamo a immaginare un superamento del capitalismo, un’agenda? Se non è questo l’ordine del giorno di un partito comunista, non so qual è. Bisogna indicare i punti, i passaggi, i processi possibili, non solo di evoluzione della crisi (lì si utilizza Marx) ma di azione politica nella crisi. E questo manca da anni, o forse è sempre mancato. Dopotutto, il PCI è quello del compromesso storico. Se ce la prendiamo con la svolta della Bolognina, con le derive centriste, etc…prendiamocela pure con Berlinguer.

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