Dal KKE: Strategia per la “correzione” o rovesciamento del sistema?

24 febbraio 2011 di
Strategia per la “correzione” o il rovesciamento del sistema?
Articolo del Dipartimento Relazioni Internazionali del CC del KKE
11/02/2011 (traduzione a cura di Resistenze.org)
Come è ben noto, il KKE il 1° dicembre 2010, nella sua lettera ai Partiti Comunisti e Operai d’Europa, ha chiesto di indebolire il Partito della Sinistra Europea [ELP European Left Party - SE] e di abbandonarlo poiché è uno strumento per intrappolare le forze rivoluzionarie all’interno del quadro capitalista, quale “fine” della socialdemocrazia.
Come previsto, questa iniziativa del KKE ha provocato discussioni all’interno dei diversi Partiti, membri o osservatori della Sinistra Europea. Le forze che perseguono l’allontanamento ulteriore del movimento comunista dalle sue tradizioni e principi rivoluzionari, hanno attaccato la nostra iniziativa e mosso contro il nostro Partito una critica del tutto inconsistente e offensiva, ossia che il KKE avrebbe scagliato contro la SE “accuse false e infondate”. Hanno anche rimproverato al KKE l’opinione che “la SE divida la sinistra”. Un lettore attento della lettera del KKE rileva in realtà il riferimento al “ruolo di divisione e logoramento della Sinistra Europea contro il movimento comunista internazionale”. Una dimostrazione simbolica di questo ruolo è stata l’organizzazione del congresso della SE esattamente nelle stesse date dell’Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai in Sudafrica.
Semplice aritmetica o… “algebra politica”?
Chi si impegna nella polemica contro il KKE, per sostenere la sua integrazione nella SE, ricorre all’aritmetica dei partiti partecipanti alla SE, anche di quelli intervenuti come osservatori al suo congresso. Ciò che queste persone non considerano è il contenuto politico, vale a dire la direzione opportunista di cui il Partito della SE è primo estensore e verso cui spinge gli altri partiti. Il problema non è il numero dei partiti partecipanti ma il carattere di ciascun partito. Molti di questi partiti sono forze che in passato erano allineate alla corrente opportunista dell’”eurocomunismo”, Partiti Comunisti e altre forze che hanno rinunciato al socialismo e si sono “socialdemocratizzati” dopo le controrivoluzioni nell’Europa dell’Est e URSS, forze votatesi all’anticomunismo. Non è un caso allora, che questi partiti rivestano un ruolo di primo piano nella SE oggi e si sforzino di raggiungere un obiettivo che non erano in grado di portare a termine: liquidare il movimento comunista e i PC che resistono alla tempesta delle controrivoluzioni. L’obiettivo degli opportunisti rimane lo stesso: evitare che i PC diano corpo a una moderna strategia rivoluzionaria. La questione della Sinistra Europea non è una questione di semplice “aritmetica” (quanti parteciperanno), ma di… “algebra politica” (ossia la “qualità” politica profusa da chi vi partecipa).
La strategia opportunista della Sinistra Europea
Gli argomenti che il KKE pone nella sua lettera del 1° dicembre sono dimostrati nella lettera stessa e nel contenuto dei documenti congressuali e nelle risoluzioni del 3° congresso della Sinistra Europea.
Il luogo comune del “socialismo con democrazia” ha lo scopo di confondere le acque ed è volto a minare le esperienze di socialismo reale sperimentate in URSS e negli altri paesi socialisti, tacciandole di “assenza di democrazia”. La SE in realtà, come risulta dal suo documento congressuale, ha altri obiettivi, riassunti del suo slogan “Non possiamo migliorare il mondo se non lo salviamo, possiamo salvarlo migliorandolo”. La SE così ammette che il suo sforzo è volto a umanizzare, migliorare il capitalismo. In un periodo in cui le contraddizioni del capitalismo si fanno ancora più evidenti ai lavoratori, tanto più che ora possono apprendere dalla loro esperienza diretta che il capitalismo è brutale e aggressivo sia nella fase di crescita come in quella di crisi, la SE assume il compito di abbellire il capitalismo lasciandone intenzionalmente intatto il sistema di sfruttamento e il suo potere.
“Trasformare la missione della Banca centrale europea attraverso la ricostituzione di fondi sulla base di criteri sociali; la BCE dovrebbe estendere bassi tassi di interesse agli Stati membri … Emissione di eurobonds per consentire agli Stati membri di ottenere prestiti a tassi di interesse ragionevoli … Un’altra Europa è possibile … Stiamo lottando per rifondazione democratica dell’Europa e dell’Unione”. Questa posizione della SE dimostra come essa intenda operare nell’ambito del sistema capitalistico, proponendo misure utopistiche per la sua gestione, che pretenderebbero di tornare in una fase pre-monopolistica del capitalismo. In questo modo la SE presume di “umanizzare” il capitalismo, “epurando” la UE dagli speculatori e i fautori del “neo-liberalismo”. L’ansia della Sinistra Europea di “rifondare” l’UE, di “purificarla” e trasformare la BCE in un ente di pubblica utilità al servizio del popolo, indica la lontananza da un approccio di classe e da un’analisi del carattere imperialista della UE. Tuttavia, i comunisti che adottano una lettura marxista-leninista conoscono bene la natura oggettiva della società capitalista, sanno che questo sistema di sfruttamento non può essere migliorato attraverso le riforme, né le sue organizzazioni imperialiste possono essere ri-fondate convertendone le basi in favore del popolo; è un sistema che può solo essere rovesciato.
“Se non l’UE chi è in grado di fermare la speculazione?” domanda la SE. È quindi chiaro che le illusioni e le speranze che emergono dai documenti congressuali della Sinistra Europea superano anche quelle dei documenti della stessa istituzione imperialista europea. La posizione di partito europeista presuppone l’accettazione, quale pre-condizione della sua esistenza, dei principi dell’Unione europea (sanciti nel suo documento fondativo e nel suo statuto), l’eternità di questa unione imperialista, e quindi dello sfruttamento capitalista. In questo modo la SE promuove l’illusione che esistano capitalisti che non cercano il profitto.
Quando la SE si dice favorevole a un “nuovo processo democratico basato sulla partecipazione attiva delle persone, sui parlamenti nazionali ed europeo…” di nuovo si adopera per abbellire i parlamenti borghesi, tentando di imbrigliare i movimenti popolare e per il lavoro nella logica fallimentare dell’eurocomunismo.
Quando la SE scrive che “vogliamo creare un fronte politico e sociale contro il neoliberismo a livello nazionale e a livello europeo”, provoca danni al movimento popolare, perché diffonde la falsa speranza che il capitalismo possa risolvere i problemi attuali dei popoli, senza intaccare le relazioni economiche del sistema capitalista e la sua sovrastruttura politica. Ciò che propone con questo pericoloso e disorientante “fronte anti-neoliberista” è la fallimentare “soluzione” delle riforme borghesi, lasciando la porta aperta alla socialdemocrazia.
In un momento in cui i socialdemocratici costituiscono la “forza d’urto” del capitale, operante per far accettare la barbarie contro i lavoratori e la massiccia espansione della povertà in Europa (ad esempio in Grecia, Spagna, Portogallo), la SE condanna ipocritamente la “gestione neo-liberale”, arrivando perfino ad attribuirle la crisi capitalistica. E così pretende di non accorgersi del carattere connaturato della crisi al sistema capitalista stesso, quale crisi di sovra-accumulazione di capitale, radicata nella contraddizione fondamentale tra capitale e lavoro, come i PC hanno concluso nel loro Incontro Internazionale in Sudafrica. Al contrario, le forze della Sinistra Europea lasciano intatte le vere cause della crisi globale del capitalismo.
Con questa linea riducono lo sviluppo delle lotte operaie alla condanna “della cattiva destra” (Sarkozy ad esempio in Francia), lavorando in sostanza per il ritorno al potere della socialdemocrazia, la quale ha provato di saper proseguire e approfondire in modo ancora più brutale il progetto antipopolare dal punto in cui i governi liberali l’hanno lasciato. I PC alleati alla socialdemocrazia al governo promuovono la stessa linea opportunista, portando avanti politiche anti-operaie. Come sapete, questa linea ha portato nel recente passato al disarmo ideologico e politico i PC in Europa nel recente passato e alla perdita del loro radicamento nella classe operaia e tra le masse popolari.
La strategia rivoluzionaria del KKE
Nel movimento comunista le forze compromissorie promuovono quale linea ideale quella in cui i PC svolgano un ruolo “complementare” alla socialdemocrazia, per creare la cosiddetta “maggioranza sociale per il consenso”. In questo quadro è promosso, sia in Grecia che più in generale, il modello dell’”unità a sinistra”.
In relazione alla questione delle alleanze, il KKE non cede alle pressioni esercitate in Grecia sull’argomento della “unità a sinistra”. Tale argomentazione nel nostro paese è sostenuta da SYN aderente alla Sinistra Europea (SYN-Sinaspismos è un coacervo di forze opportuniste, alcune delle quali fuoriuscite dal KKE nel 1968 sotto la bandiera dell’eurocomunismo e nel 1991 sotto il vessillo del “Gorbaciovismo”).
Respingere il vicolo cieco della cosiddetta “unità a sinistra” comporta per il KKE mantenere una politica di alleanze rispondente agli interessi della classe operaia, degli strati popolari e alle necessità della lotta di classe. Concentriamo la nostra attenzione sull’alleanza socio-politica, che trova fondamento sull’azione comune, gli interessi comuni, la linea comune della lotta della classe operaia e dei lavoratori autonomi urbani e contadini. Un’alleanza che entrerà in conflitto con i monopoli, l’imperialismo e che lotta anche per un altro percorso di sviluppo per il nostro paese, ossia quello del potere e dell’economia popolare in cui i mezzi di produzione saranno socializzati, con la pianificazione centrale dell’economia e il controllo dei lavoratori. Per i comunisti non può esistere un “potere intermedio” o un “sistema intermedio” tra capitalismo e socialismo. Per i comunisti il potere e l’economia popolare implica una società socialista.
Il KKE ritiene che non può esservi peggior situazione per il movimento operaio oggi che quella in cui gli alleati della Sinistra Europea e i burocrati gialli della Confederazione Sindacale Internazionale (CSI/ITUC) siano dominanti e, dall’altra, coesistano alleanze politiche radicali.
Oggi i PC hanno accumulato una esperienza significativa e possono liberarsi dalla prospettiva che un’alleanza politica significhi mettere insieme forze che hanno abbandonato il movimento comunista. Da queste defezioni devono essere tratte le necessarie conclusioni. Questo perché non uscirono dalle fila dei PC e crearono partiti e gruppi opportunisti perché si trovavano in semplice dissenso su alcuni dettagli, ma con la sostanza, e si sottomisero al capitalismo e alla perpetuazione del suo sistema di sfruttamento. La loro risposta alla domanda cruciale “con il popolo o con i monopoli” è sia in teoria che in pratica per questi ultimi. E mentre invocano le loro radici comuniste, ingaggiano un attacco sistematico anticomunista e antisocialista contro il marxismo-leninismo, operano per la corruzione e il disarmo ideologico e politico dei PC, per la loro dissoluzione, la loro integrazione in formazioni opportuniste che veicolano la socialdemocrazia. Pertanto queste non sono forze che “dicono quasi le stesse cose dei comunisti” ma forze ostili.
Al posto dell’alleanza con le formazioni opportuniste e i partiti socialdemocratici in nome della “unità a sinistra”, da cui il movimento comunista ha subito molto, oggi il compito principale per i PC è la liberazione della classe operaia e delle forze popolari dall’influenza dei partiti borghesi, sia socialdemocratici che liberali. Su questa base verranno create le precondizioni per la formazione di un’alleanza sociale in Grecia attraverso la mobilitazione attorno un fronte comune di attività delle forze del Fronte Militante di Tutti i Lavoratori (PAME), del Movimento dei contadini (PASY), del Movimento dei lavoratori autonomi e i piccoli commercianti contro i monopoli (PASEVE), della Federazione delle donne greche (OGE) e del Fronte militante studentesco (MAS). E’ questa attività comune che determinerà la rapidità con cui formeremo una piena alleanza socio-politica di forze antimperialiste e antimonopoliste. Solo questo lavoro può creare legami tra la classe operaia e le masse popolari. In ogni caso i comunisti non possono costruire nulla senza un lavoro sistematico tra le masse, sempre guidati dall’obiettivo strategico del socialismo che questa alleanza consentirà di raggiungere, rafforzando il partito che è la guida insostituibile della classe operaia.
Questa è la linea politica che il KKE ha seguito dalla fuoriuscita delle forze opportunista nel 1990, che ha dimostrato che il KKE non solo non è stato “isolato dalle masse”, come alcuni avevano sperato, ma ha rafforzato i suoi legami con la classe operaia e le masse popolari. Questo emerge dalle mobilitazioni di massa e dagli scioperi, in cui i comunisti sono all’avanguardia. E’ anche evidente dai risultati elettorali, anche se non sono l’indicatore più importante per i comunisti. Nelle prime elezioni dopo la scissione con gli opportunisti (1993), il KKE ha ottenuto il 4,5% dei suffragi (circa 300.000 voti), nel 2010 ha ottenuto quasi l’11% e 600.000 voti.
L’obiettivo di abbattere l’imperialismo, piuttosto che umanizzarlo è quanto mai rilevante per il KKE. Per il KKE il fronte stabile contro l’opportunismo è connaturato alla nostra identità comunista e marxista-leninista. Questa identità e la sua difesa comporta la negazione della SE, il suo abbandono da parte dei PC che ne sono membri o osservatori. Questa scelta non dipende dalle peculiarità di ciascun paese. Al contrario è parte del patrimonio collettivo delle esperienze del movimento comunista. Questi sono principi basilari e necessari prerequisiti in qualsiasi periodo e validi per ogni PC per affrontare la sfida della lotta di classe più dura, il rovesciamento del potere dei capitalisti e la costruzione del socialismo-comunismo.
La posizione assunta in materia di anticomunismo è un criterio fondamentale
Venti anni dopo il rovesciamento del socialismo in URSS e nell’Europa centrale e dell’Est, nella situazione di crisi globale del capitalismo, i regimi borghesi e i loro meccanismi ideologici intensificano l’assalto contro il movimento comunista e continuano a diffamare l’URSS e le altre Democrazie Popolari. Abbiamo assistito recentemente a un esempio di questo in Germania.
La cosiddetta “locomotiva” dell’Europa deve essere “messa a punto” perché possa “trainare” la redditività del capitale. Tutte le “principali” forze politiche di “sinistra” o di “destra” sono chiamate a portare il proprio contribuito in questo sforzo.
In Germania sono in vigore da decenni restrizioni che vietano ai comunisti il lavoro in vari ambiti del settore pubblico. Il pretesto per una nuova epidemia anticomunista è stata l’intenzione di Gesine Loetsch, presidente del Partito della Sinistra (Die Linke), di parlare a un incontro su un tema che conteneva la parola “comunismo”. Questo evento ha provocato “dure” riflessioni dei partiti borghesi tedeschi e dei mezzi di comunicazione, che hanno accusato la Linke e il suo Presidente di …. scivolare nel “comunismo”.
Borghesia tedesca… “Democrazia”
“Chiunque abbia come obiettivo il comunismo, attacca l’ordine democratico liberale della nostra costituzione”, asserisce il Partito cristiano-democratico di governo (CDU). Mentre il Partito socialdemocratico (SPD), nella dichiarazione del Segretario del suo gruppo parlamentare, Tomas Oberman, si concentra sul dissenso interno provocato dalla presenza del presidente della Linke a tale riunione, concludendo che la “sinistra ha spaccato in due la sua leadership”. Il Segretario generale della Unione cristiano sociale (CSU), Alexander Dobrindt, ha chiesto che “la Linke sia monitorata a livello nazionale dai servizi di intelligence”.
Questa è la tanto decantata “democrazia borghese” dei modelli europei e i “successi europei” della “locomotiva” d’Europa, che apertamente dichiara il suo anticomunismo e perseguita chi osa porre la questione del rovesciamento del sistema di sfruttamento capitalista e la necessità di costruire una società senza sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
Dichiarazioni di rifiuto del comunismo
Tuttavia, come accade in situazioni simili, vi sono stati alcuni “danni collaterali”. Il presidente della Linke oltre a esser colpita dal fuoco “nemico” è stata bersaglio anche del fuoco “amico” dei quadri del suo Partito, nonostante le numerose dichiarazioni di “rifiuto del comunismo”, riaffermando di essere “socialista e non comunista”, ricordando lo “stalinismo” e condannando i “crimini del comunismo”. Loro maledicono il “socialismo reale” e giurano fedeltà al cosiddetto “socialismo democratico”!
I dirigenti della Linke fanno la fila per dichiarare fedeltà al proprio Partito e lodare la democrazia borghese. Ad esempio, Lothar Bisky, funzionario ed ex presidente del Partito, ha dichiarato pochi giorni fa che “la riunificazione della Germania ha garantito libertà, diritti individuali e ci ha portato una costituzione eccezionale. E – se posso parlare della mia vita privata – i miei studenti e i miei figli possono crescere in un paese in un modo prima inimmaginabile”.
Tuttavia, tutti questi … “esorcismi del comunismo” non sembrano aver aiutato la Linke.
Una posizione estranea ai valori, alla tradizione e alla storia del movimento comunista
L’alleanza ideologica degli opportunisti con l’ideologia borghese è sempre più evidente. Sia la Linke che il cosiddetto “Partito della Sinistra Europea” (SE) sono uniti nella loro opposizione alla lotta di classe e alla costruzione del socialismo. Non è un caso che in base al suo statuto, la SE partecipa attivamente alla volgare campagna anticomunista in Europa, condannando la storia della costruzione del socialismo in URSS.
Dovremmo riflettere per un attimo su cosa c’è in comune tra questo atteggiamento e quello fiero di migliaia di comunisti greci e non solo, che di fronte ai plotoni d’esecuzione, di fronte alla tortura e all’esilio non hanno sottoscritto dichiarazioni di rifiuto del comunismo? La risposta è: niente! La Linke e la SE non hanno nulla in comune con le tradizioni, la storia, i valori e l’esperienza del movimento operaio e comunista.
Le loro affermazioni di lotta per un …. “Socialismo democratico”, in opposizione al “comunismo totalitario”, “dittatoriale” e “arbitrario”, non sono nuove. Sono la continuazione del “socialismo democratico” di Bernstein (formulato più di cento anni fa) e delle argomentazioni della 2° Internazionale sulla conquista pacifica del potere politico attraverso il Parlamento, adottato dall’attuale “eurocomunismo”.
Mentre nel 18° Congresso il KKE valutava: “La propaganda borghese e opportunista, parlando della mancanza di libertà e di regimi antidemocratici, porta i concetti di ‘democrazia’ e ‘libertà’ nel loro contenuto borghese, identificando la democrazia con il parlamentarismo borghese e la libertà con l’individualismo borghese e la proprietà privata capitalista. La vera essenza della libertà e della democrazia sotto il capitalismo è la coercizione economica della schiavitù salariale e la dittatura del capitale, nella società in generale e in particolare all’interno delle aziende capitaliste. Il nostro approccio critico sul controllo dei lavoratori e del popolo e la partecipazione non ha alcuna relazione con le polemiche borghesi e opportuniste in materia di democrazia e ‘diritti’ in URSS”.
Il KKE, che, a differenza della SE, difende le conquiste del socialismo, dopo aver studiato l’esperienza della costruzione del socialismo in URSS è giunta, tra l’altro, alla seguente conclusione: “Per superare i problemi incontrati in economia, sono stati usati modi e mezzi che appartengono al passato: con la promozione delle politiche di “mercato” anziché rafforzare la proprietà sociale e la pianificazione centrale, con l’omogeneizzazione della classe operaia anziché la partecipazione dei lavoratori all’organizzazione del lavoro.
Diversi aspetti del fronte ideologico
In realtà, le affermazioni degli opportunisti in materia di “socialismo democratico” sono la “foglia di fico” con cui gli opportunisti cercano di nascondere il loro rifiuto e l’opposizione alla necessità della lotta rivoluzionaria!
Il cosiddetto “socialismo democratico” è la “foglia di fico” con cui gli opportunisti cercano di nascondere la loro totale conformità al sistema borghese, la loro sottomissione alla “democrazia” borghese, al potere della dittatura del capitale!
Il “socialismo democratico” è il “compito” che le forze opportuniste hanno assunto nella campagna ostile e denigratoria del sistema borghese contro il comunismo scientifico, contro la lotta di classe. Una campagna nel presente e sul passato con una chiara posizione contro l’esperienza della costruzione del socialismo in URSS e negli altri paesi europei! Così le forze politiche borghesi, con gli opportunisti della Linke e della SE con il loro parlare di “democrazia socialista”, criticando in modo antistorico gli eventi della storia, hanno come chiaro obiettivo la negazione del contributo di costruzione del socialismo. A volte attaccano l’intero arco di 70 anni di storia dell’Unione Sovietica, in altre occasioni attaccano il periodo in cui furono poste le basi socialiste sotto la guida di J. Stalin.
In effetti, la leadership di questo particolare partito opportunista della Germania “ha superato se stessa” nel corso degli incontri per l’anniversario dell’assassinio dei dirigenti comunisti tedeschi, Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, ponendo nel cimitero dei militanti socialisti-comunisti una targa commemorativa per le…. “vittime dello stalinismo”. La pervicacia con cui la Linke continua questi atti provocatori si protrae da quattro anni consecutivi, dal momento che la targa, naturalmente, provoca forti reazioni.
Queste azioni evidenziano il “cordone ombelicale” che lega la “democrazia” borghese con l’opportunismo. Come due commedianti si alternano nell’apologia della democrazia borghese e nella condanna del socialismo, dei principi fondamentali della sua edificazione.
E’ uno dei due commedianti che imbonisce i lavoratori lo slogan le “persone prima del profitto”, nel momento stesso in cui la situazione attuale (crisi del capitalismo, disoccupazione, guerre imperialiste, il recente scandalo alimentare riguardante le diossine in Germania…) promuove la necessità dell’abolizione del profitto capitalistico e del sistema di sfruttamento che lo genera.
Qualunque cosa dicano, una cosa è certa: la lotta di classe non è abolita, le rivoluzioni non sono abolite né coloro che le fanno chiedono il permesso alla borghesia. Le esperienze di edificazione del socialismo in URSS e in altri paesi – dove attraverso lotte senza precedenti è stata tentata la costruzione del socialismo – sono per i comunisti un contributo insostituibile per le rivoluzioni del futuro!
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    7 Risposte a “Dal KKE: Strategia per la “correzione” o rovesciamento del sistema?”

    1. Kamo dice:

      Finalmente una posizione internazionale seria. Spero che CSP appoggi questa posizione e la faccia valere anche in Italia dove il PRC è membro effettivo della Sinistra Europea ed il PDCI membro osservatore.

    2. Cominform dice:

      Carissimi compagni, avevo già nel mouse questo link:

      http://www.resistenze.org/sito/te/pe/mc/pemcbb23-008397.htm

      e volevo scrivere un post invitando ad andarlo a leggere come esempio di chiarezza teorica e pratica di un VERO partitto comunista. Volevo anche invitare CSP ad ESSERE come i compagni del KKE. Ma…..vedo che sono stato anticipato dai compagni…

      Bene compagni, che aspettiamo a stringere rapporti sempre più stretti col KKE?

      Il KKE nel panorama europeo ha un vantaggio sugli altri partiti comunisti. Attualmente ha, evidentemente, degli intellettuali e dei potenziali capi, se non dello stesso livello, di un livello molto vicino ai Lenin, agli Stalin e ai Gramsci.

      Peccato. ad esempio, che non vi sia un equivalente Libico o egiziano del KKE… si immagini cosa potrebbe avvenire con una simile congiunzione favorevole di circostanze rivoluzionarie soggettive e oggettive…

    3. robespierre dice:

      giusto Cominform! Ma intanto inizia te ad essere come i compagni del KKE che parlano perchè componenti di un partito e non “pontificano” come fai te “dall’alto” e dispensando saggezza – a parte che ogni tanto- spari proprio delle grandi cazzate (altro che saggezza!)
      Il partito comunista non ha bisogno di intellettuali – sedicenti o autoproclamatisi tali – che ci danno la linea e che, al 99%, non combinano mai nulla.

    4. Cominform dice:

      Domanda a robespierre: quale ‘grande cazzata’ avrei sparato?
      Almeno un esempio.

    5. robespierre dice:

      eccone una frase che un comunista “come quelli del KKE” non avrebbe mai detto:

      “Io spero solo che gli operai la smettano con i gesti disperati e patetici (come: salire sulle torri), a facciano qualcosa di più aggressivo, qualcosa che faccia paura a lorsignori.”

      altri ti hanno già risposto e sottoscrivo.

    6. Cominform dice:

      X robespierre:

      Ecco una frase che un comunista (ad es: un certo Gramsci)
      non avrebbe mai pronunciato:

      ”Il partito comunista non ha bisogno di intellettuali – sedicenti o autoproclamatisi tali – che ci danno la linea e che, al 99%, non combinano mai nulla”

      Come può constatare chiunque abbia una seppur approssimata conoscenza di Gramsci.

      Ne puoi cavartela dicendo: ”io non ho detto che non ha bisogno di intellettuali, ho detto che non ha bisogno di intellettuali AUTOPROCLAMATI e SEDICENTI”

      perchè se è così. allora potrei anche essere d’accordo con te, ma allora non si capirebbe con chi ce l’hai visto che io non mi sono mai autoproclamato intellettuale (ho semplicemente affermato che ci sono intellettuali validi nel KKE…. non che io lo sono).

      Comunque grazie per la risposta puntuale.

      E entrando nel merito della frase: posso capire che la mia frase possa risultare offensiva. E in effetti forse è meglio non ripeterla. Ma PURTROPPO, letteralmente, essa è vera..
      e il problema è che forse non tutti i compagni si rendono conto del livello di bassezza morale della gentaglia contro cui tutti noi vorremmo combattere. Chiamarli ‘nemici di classe’ è persino troppo poco. Questa gentaglia (e mi trattengo dal trovare altri aggettivi) se ne fotte completamente di qualunque atto non leda i suoi interessi, per cui non può che rallegrarsi se gli operai anzichè essere aggressivi nei loro confronti diventano aggressivi verso se stessi.
      Il fatto che io abbia scritto quella frase non significa che io considero ‘patetico’ l’operaio che sale sulla torre, ma che MI IMMEDESIMO nel modo di pensare DEL NEMICO.

    7. Kamo dice:

      scusate compagni posso dare un consiglio ? ma invece di discutere nel merito su un documento di grande qualità come questo, state a disputare tra voi due? Questa non è la bacheca in cui esprimere i propri protagonismi, serve riflessione e modestia da parte di tutti…

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