NON TOCCATE CHE GUEVARA

20 febbraio 2011 di

In questo momento storico, in cui la sedicente sinistra italiana in Parlamento si affanna a rinnegare le sue radici in nome di un indefinibile “nuovismo”, non sorprende che la destra si possa appropriare dei simboli di un passato tanto bistrattato.

La trovata dei giovani leghisti liguri, che in questi giorni hanno tappezzato i muri della città con un manifesto sul quale – sotto lo slogan “A Genova la rivoluzione ha cambiato colore” – campeggia in bella evidenza l’immagine di Che Guevara, suscita in noi comunisti una certa frustrazione e un moto di fastidio.

E subito dopo il fastidio ci assale un forte sconforto, che deriva dalla percezione della pochezza culturale e intellettuale di questi politici padani in erba: ben lontani dal sorprendere (e tantomeno dal convincere) i cittadini,  dimostrano invece il loro disprezzo per le capacità critiche dell’elettorato italiano, compreso il proprio. 

Certo, la maldestra iniziativa vorrebbe attaccare una giunta comunale che noi comunisti non amiamo e rispetto alla quale ci poniamo come alternativi, ma a tutto c’è un limite.

Che senso ha, per un leghista, appropriarsi di un simbolo, il Che, che ha fatto della sua vita e della sua morte il manifesto della lotta contro l’arroganza fascista, razzista e xenofoba propria di forze politiche come la Lega?

Com’è possibile che i giovani padani non sappiano nulla delle battaglie che il comandante Che Guevara ha combattuto, in nome dell’emancipazione del sud del mondo? Com’è possibile che non conoscano le sue lotte contro la prepotenza di un nord arrogante e ricco, incurante dei diritti umani e criminale nei confronti dei migranti?

Spiace dirlo, ma pare che alcuni esponenti della Lega Nord raggiungano livelli di conoscenza storico/politici talmente bassi, da non rendersi conto che un manifesto come quello da loro proposto non potrà mai convincere nessun essere pensante.

Forse sarebbe meglio che questi leghisti studiassero la vita del Che, le sue imprese in Africa a favore di quei neri che questi padani disprezzano, in difesa di quei sudamericani che questi piccoli razzisti sopportano a fatica.

Dopo uno studio attento, forse, capiranno di aver preso un grosso abbaglio e si renderanno conto dell’enorme portata della loro inconsapevolezza: con un po’ di fortuna potrebbero pure ravvedersi e, magari, pensare di abbandonare idee e forze politiche tanto contrarie al pensiero di un uomo della cui immagine si sono indebitamente appropriati, ostentandola sui loro manifesti.

Povero Che! Se fosse qui, avrebbe certamente qualcosa da dire…

Al suo posto parliamo noi, Comunisti di Sinistra Popolare, razza partigiana, geneticamente antifascista e antirazzista. E difendiamo a gran voce la figura luminosa di un uomo, di un compagno divenuto simbolo della lotta contro l’oppressione. Un simbolo che ci appartiene, che è stato, è e sarà sempre presente sulle bandiere ross

                                                                                        Marco Traverso

                                                                                    segretario provinciale CSP

                                                                                   Andrea Viola

                                                              responsabile organizzazione CSP

Genova, 16 febbraio 2011

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    Una Risposta a “NON TOCCATE CHE GUEVARA”

    1. Cominform dice:

      Si potrebbe dire che il prossimo passo è vedere Berlusconi seduto davanti ad un quadro di Marx…

      Ma la cosa non deve stupire più di tanto: è caratteristica di tutti i fascismi appropriarsi di idee e simboli del movimento socialista e comunista.

      Il Fascismo storico ad esempio, il progenitore di tutte le varianti ‘alla tedesca’ alla ‘spagnola’ e recentemente ‘alla padana’,
      intendo dire il Fascismo italiano, già nel NOME si appropria di un simbolo socialista. Infatti il nome fu scelto allo scopo di riecheggiare i fasci siciliani, che nel 22 erano ancora vivi nella memoria. Non c’entrava assolutamente nulla, come che Guevara coi legaioli… cosa poteva avere in comune un movimento di contadini con un gruppo di ex-caporali esaltati e traumatizzati dalla guerra e finanziati dai proprietari terrieri del nord italia (della ‘padania’…guarda un pò che caso) ?
      Nulla evidentemente, eppure a quei tempi la rivoluzione era molto popolare quindi..

      Occorre sempre ricordare che il Fascismo è una forma di reazione estrema: si impone nei momenti in cui la soluzione rivoluzionaria appare non più evitabile: allora il Fascismo conquista il potere con un misto di violenza e di (vuoti) atteggiamenti ‘popolari’, che mirano ad allargare (illusoriamente) la base di consenso nella fase ‘legale’ della conquista del potere.

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